B12 NonSoloVegan

A Cura Del Dottor. Gianluca Rizzo - Nutrizionista


Uno degli aspetti più discussi e ormai più comunemente accettati, in ambito di alimentazione vegetariana, è la necessità di integrazione di vitamina b12 e i suoi potenziali rischi in stati carenziali.

Perché è necessario integrare la B12?

Struttura Vitamina B12 CobalaminaLa cobalamina, nome per esteso di tale vitamina, sembra essere sintetizzata esclusivamente da organismi unicellulari e proprio per questo motivo la sua versione sottoforma di integratore viene chiamata cianocobalamina (a indicazione inequivocabile dell'origine batterica e non animale), mentre le forme naturali sono l'adenosilcobalamina e la metilcobalamina. Le funzioni molecolari sono: trasferimento di un atomo di idrogeno tra due carboni adiacenti, riduzione dei ribonucleotidi in desossiribonucleotidi, trasferimento intramolecolare di un gruppo metilico; nei mammiferi tali reazioni avvengono durante la sintesi di metionina da omocisteina e nella isomerizzazione di metilmalonilCoA in SuccinilCoA (con danno tissutale neurologico in caso di accumulo di intermedi). La cosa interessante sta nel fatto che tale vitamina è necessaria per diversi processi metabolici nel regno protista e nel regno animale (in quest'ultimo di grande importanza nei distretti nervosi e nei globuli rossi), ma la sua sintesi è ristretta ai soli microrganismi e questo implica che non può essere riscontrabile nei tessuti vegetali, ne tanto meno nei funghi e lieviti, poiché non la sintetizzano, non l'assorbono dall'esterno e non la utilizzano. Sembra, comunque, che grandi scimmie vegetariane, come i gorilla, non risentano dell'assenza di tale fattore vitaminico, pur non essendo in grado di sintetizzarlo autonomamente. La spiegazione più accreditata di tale fenomeno riguarda l'utilizzo di frutta con il suo naturale biofilm batterico e quindi con una fonte "invisibile" di cobalamina. Questo ha portato alcuni vegetariani a pensare che possa essere ottenuta la giusta razione giornaliera di B12 limitandosi a non lavare la frutta e a mangiarla con la buccia (possibilmente prodotti biologici e quindi più sicuri dal punto di vista della potenziale presenza di composti azotati e diserbanti dell'agricoltura convenzionale). Purtroppo questo non è realizzabile perché bisogna tenere in considerazione che le grandi scimmie frugivore riescono a mangiare una elevatissima dose di frutta che gli permette l'accumulo della relativa cobalamina batterica. Inoltre, possiedono un sistema immunitario molto più efficiente del nostro che consente di far fronte alla potenziale carica di microrganismi patogeni che possono essere ritrovati sulla frutta. Un microbiota batterico potrebbe popolare distretti gastrici di questi primati, rappresentando un'ulteriore fonte di cobalamina. Non dimentichiamo che le norme igieniche hanno permesso all'uomo, dopo il medioevo, di ridurre drasticamente gli indici di mortalità e che tutt'oggi nei paesi meno agiati, le principali cause di morte sono proprio quelle infettive. Noi, come tanti altri animali, abbiamo nostro malgrado bisogno di un organismo "serbatoio" che accumuli la B12 per permetterci di assumerla alle concentrazioni necessarie per la nostra salute. Gli organi più ricchi di cobalamina saranno quindi rappresentati da fegato, reni e milza, distretti in cui c'è una fisiologica tendenza ad accumulare fattori vitaminici, anche se la cottura ne distruggerà la maggior parte.
Un'altra teoria spesso proposta ipotizza che, essendoci effettivamente una cospicua produzione di B12 all'interno del nostro intestino ad opera del microbiota intestinale, la nostra esigenza nutrizionale sia pressoché nulla. Anche questa purtroppo risulta essere erronea e la dimostrazione è insita nel meccanismo di assorbimento della stessa vitamina. La B12 prima di essere assorbita viene legata dal polipeptide salivare R grazie al pH acido dello stomaco, in seguito cede la vitamina al fattore intrinseco di Castle che ne medierà l'assorbimento intestinale a livello del tenue. Questo implica che la cobalamina prodotta nell'intestino crasso non abbia speranze di poter essere assorbita poiché non vi è disponibilità locale dei relativi fattori di trasporto. Molti animali hanno lo strano comportamento di cibarsi di feci, che spiegherebbe una strategia di recupero di minerali e vitamine sintetizzate nei tratti terminali dell'intestino.
Altra teoria che deve essere sfatata è la presenza di cianobatteri associata ad alghe marine che, ingerite dall'essere umano, possano essere una fonte alimentare di B12. Anche in questo caso vale la regola del serbatoio perché solo i pesci possono assorbire una quota sufficiente di vitamina attiva attraverso alimenti marini (corrinoidi), mentre gli alimenti a base di alghe non hanno una quota sufficientemente alta da essere fonte di B12 per l'essere umano oppure possono contenere analoghi non attivi. La presenza di analoghi vegetali della cobalamina sembra avere un effetto potenzialmente nocivo perché provoca la disattivazione della B12 attiva, diminuendone la biodisponibilità, come accade per gli analoghi di molte alghe (P.E. la spirulina).
Tutto questo non vuole assolutamente scoraggiare la scelta vegetariana ma, al contrario, stimolare l'attenzione verso la necessità di una corretta integrazione. Esistono ormai in commercio integratori di cianocobalamina derivati da biotecnologie batteriche che consentono un corretto programma di integrazione e un'efficace prevenzione di possibili carenze.

Fabbisogno quotidiano di Vitamina B12

Integratore Vitamina B12

Il fabbisogno quotidiano è di 2-2,5 µg al giorno ma per l'integrazione si consiglia generalmente una dose di 10 µg da integratori o 2 µg totali al giorno da cibi fortificati. Dosi troppo elevate possono ridurre sensibilmente la biodisponibilità per assenza di fattore intrinseco. In ogni caso, la vitamina è fortemente termolabile quindi anche gli onnivori non dovrebbero sottovalutarlo in casi di potenziale carenza. L'integrazione è fondamentale in varie fasi della vita e non dovrebbe mai essere sottovalutata. In età pediatrica c'è una forte necessità di questa vitamina al fine di permettere una corretta espansione cellulare in fase di crescita. Dobbiamo tenere presente che anche in gestazione e allattamento, un corretto bilancio di B12 nella madre permette al feto o al neonato di averne un apporto regolare, non avendo in queste fasi altra fonte vitaminica al di fuori di quella materna.
In età adulta la B12 partecipa alla rimozione dell'omocisteina, una molecola potenzialmente dannosa per il sistema cardio-vascolare e per il distretto cerebrale.
Anche in terza età, ma non solo per i vegetariani, la cobalamina diventa un fattore importantissimo per una corretta omeostasi poiché in questa fase della vita è facile che si manifestino carenze latenti o dipendenti dalla comune malnutrizione senile, e si instaurino patologie strettamente associate anche alla stessa omocisteina, come recentemente scoperto per il Parkinson. Sembra che tale molecola possa perturbare il fitness microvenoso cerebrale mentre l'ipometilazione del DNA per carenza di B12 possa favorire alterazioni a livello dei sistemi di comunicazione intersinaptica dei neurotrasmettitori. In terza età la carenza subclinica può agire in modo subdolo a causa di insufficiente apporto, alterazioni dell'assorbimento, acloridria o alterazioni della produzione di fattore intrinseco.
Ovviamente più la dieta vegetariana sarà restrittiva e maggiore dovrà essere l'attenzione da porre nei confronti di tale eventuale carenza; questo perché gli ovo-latto vegani, avendo accesso ad alimenti mediamente ricchi di B12, possono non necessitare di integrazione, mentre i vegani, non avendo fonti di origine animale, dovranno necessariamente utilizzare integratori. Questo significa che, se da un lato le pubblicazioni internazionali hanno messo in luce i vantaggi di una dieta vegetariana per il fitness cardiovascolare, l'ombra dell'iperomocisteinemia per carenza di B12 potrebbe vanificarli, aumentando il rischio di malattia coronarica.

Carenza di Vitamina B12: Diagnosi ed analisi del sangue

Un altro aspetto che può essere utile approfondire è rappresentato dai sistemi diagnostici disponibili per rilevare le possibili carenze di cobalamina. Il metodo più comunemente usato è il dosaggio della cobalamina totale ma, ormai da tempo, la comunità scientifica ha evidenziato come questo possa essere un indice poco sensibile alla reale condizione carenziale. A questo si aggiunge il fatto che il fabbisogno di B12 nell'uomo è molto basso e il nostro organismo è in grado di risparmiare efficacemente l'importante vitamina in modo da non necessitare ingenti quantità con la dieta. Questo implica allo stesso tempo che lo stato di carenza sia subdolo e con un'azione lenta che può manifestarsi con gravi conseguenze in modo inaspettato e irreversibile anche dopo 5 - 10 anni di carenza dietetica. Infatti, la mancanza di vitamina B12 è la prima causa dell'anemia megaloblastica detta anche perniciosa per le sue caratteristiche, oltre ad altri effetti importanti sulla demielinizzazione neuronale a livello centrale e periferico che può portare a potenziali disordini neuropsichiatrici.
Target diagnostici molto più sensibili sono rappresentati dal dosaggio della olotranscobalamina II, l'acido metilmalonico e l'omocisteina.
L'olotranscobalamina II rappresenta la frazione di cobalamina attiva, legata al fattore di trasporto transcobalamina II che ha lo scopo di distribuire la vitamina ai vari distretti. Essa ha una breve emivita (6' contro 6 giorni della B12 totale), rappresenta non più del 30% di tutta la cobalamina ed è stato sperimentalmente dimostrato che i recettori cellulari di membrana per l'incorporazione del complesso siano ubiquitari. La maggior parte della cobalamina assorbita viene legata all'aptocorrina, una proteina di trasporto che non sembra avere la funzione di distribuire la vitamina a vari distretti ma di mediare una funzione di scavenger tramite un teoretico trasporto retrogrado verso il fegato, forse di analoghi nocivi, essendo gli epatociti le uniche cellule che presentano il relativo recettore di membrana per l'internalizzazione del complesso B12-aptocorrina. La rilevazione dell'olotranscobalamina II (holoTCII), si correla in modo molto più efficace con la carenza vitaminica rispetto alla B12 totale.
Metabolismo B12 OmocisteinaL'omocisteina (HCY) rappresenta un intermedio metabolico della via di sintesi della metionina. Per questa conversione è indispensabile la partecipazione di fattori vitaminici come acido folico (B9), piridossina (B6) e cobalamina (B12). In assenza di tali vitamine, la via biochimica porta ad accumulo di HCY che è stato definito come indice di rischio indipendente delle malattie cardiovascolari e coronariche. I livelli di omocisteina possono aumentare sia per predisposizione genetica che per carenza vitaminica dei suddetti fattori ed anche in caso di danno renale o abitudini non salutari e utilizzo di farmaci, ma il monitoraggio nel tempo può escludere l'origine genetica. Per quanto riguarda gli onnivori, alti livelli di HCY possono verosimilmente dipendere da carenze di B6, B9 e B12 mentre nei vegetariani, la cui alimentazione è molto ricca di folati e piridossina, i livelli di HCY si correlano molto meglio ai livelli di B12 (correlazione inversa). Di contro, la forte disponibilità di B9 tra i vegetariani prende parte al fenomeno definito Trappola dei Folati in cui la via metabolica viene spinta dalla bassa disponibilità di B12 diminuendo i livelli di HCY attraverso la conversione in cisteina. La grande disponibilità di folato funge da accettore di gruppi metilici venendo trasformato in metiltetraidrofolato (5-MTHF) che, non può essere più riconvertito per l'assenza di cobalamina, accumulandosi in questa forma. L'accumolo di MTHF inibisce la transmetilazione dell' S-adenosilmetionina (SAM) che spinge ulteriormente verso la sintesi di cisteina. Nei vegetariani possono coesistere alti livelli di omocisteina in concomitanza con alti livelli di folati che non indicano necessariamente adeguati livelli subcellulari di b9 a causa del sopracitato meccanismo, ma possono in parte compensare l'iperomocisteinemia. Nel caso di danno renale i livelli di omocisteina possono essere aumentati indipendentemente da carenze vitaminiche ed è stata rilevata una condizione di iperomocisteinemia tra i fumatori, a causa dei nitriti e cianati derivati dal fumo di sigaretta che inattivano la B12 sierica.

Acido metilmalonicoL'acido metilmalonico (MMA), rappresenta un sottoprodotto derivato dall'incompleta degradazione degli acidi grassi a carboni dispari. Questa via è molto importante poiché la β-ossidazione, via del catabolismo degli acidi grassi, riesce ad utilizzare soltanto molecole a due atomi di carbonio. Per degradare completamente gli acidi grassi a catena dispari, si deve necessariamente seguire la via alternativa che porta alla formazione di succinil-CoA da proprionil-CoA attraverso tre passaggi il cui ultimo prevede la cianocobalamina come cofattore dell'enzima metilmalonil-CoA mutasi. In assenza di B12 la via si blocca e l'intermedio MMA si accumula. Purtroppo la rilevazione di acido metilmalonico non può essere effettuata tramite sistemi diagnostici economici e rapidi ma tramite complessi sistemi di spettrometria di massa che lo rendono inutilizzabile come sistema diagnostico d'elezione nella routine. Inoltre, livelli elevati possono dipendere da eventuale danno renale e overgrowth batterico intestinale che può essere causa di aumentati livelli di MMA, come appurato in studi su individui indiani del continente asiatico con elevati livelli di MMA e livelli normali di cobalamina e holoTCII.
Da questi dati si evince facilmente che la diagnosi deve sempre essere fatta da personale medico informato che sia in grado di interpretare il quadro descritto dai risultati, di concerto alle informazioni anamnestiche come le abitudini alimentari, la funzionalità renale tramite creatinina, la corretta funzionalità intestinale e il rischio cardiovascolare complessivo.
Gli stadi carenziali da B12 sono stati suddivisi in 4 gradi. I primi due sono caratterizzati da lieve carenza plasmatica e da riserve cellulari diminuite, ma con livelli di B12 totale nel range fisiologico, mentre può essere riscontrabile dai livelli di holoTCII. Nel terzo stadio si può rilevare già una carenza funzionale con un innalzamento di MMA e HCY. Nel quarto stadio un abbassamento dei livelli di cobalamina al di sotto del range fisiologico è già riscontrabile ma con possibile instaurarsi di condizioni irreversibili a carico del tessuto nervoso e dei globuli rossi, con abbassamento dei livelli di emoglobina e alterazione del volume eritrocitario. Si capisce quindi l'importanza di un sistema diagnostico che permetta di rilevare la condizione di carenza prima che si crei una situazione difficilmente recuperabile. Si può così dedurre facilmente che bassi livelli di holoTCII da soli non permettono di distinguere tra i 4 stadi, mentre livelli normali di MMA e HCY non escludono la possibilità di I o II stadio; questo indica chiaramente che nessun indice preso singolarmente può avere il valore prognostico del quadro completo dei livelli relativi.
Negli studi sulla correlazione tra alimentazione e depositi di B12, si è notata una graduale carenza che aumenta dagli onnivori verso gli ovo latto vegani fino ai vegani e crudisti. Per esempio, in uno studio si sono rilevati livelli di B12 dell' 1%, 26% e 52% al di sotto dei valori fisiologici rispettivamente in onnivori, ovo latto vegani e vegani, con livelli di holoTCII di 11%, 73% e 90% al di sotto dei valori fisiologici, e livelli di MMA aumentati del 5%, 61% e 86%. La correlazione tra la B12 totale e holoTCII è maggiore a valori più alti mentre a valori più bassi perde significatività; questo implica che nell'individuo vegetariano una carenza funzionale può essere presente già a livelli medio bassi di cobalamina totale e per questo alcuni ricercatori propongono di restringere il range fisiologico per i vegetariani al di sopra di 360 pmol/L di B12. In base a curve di correlazione simili, livelli di holoTCII al di sopra delle 50 pmol/L possono essere un buon indice di riserve vitaminiche mentre al di sotto di tale livello nei vegetariani, pur se nel range fisiologico, sarebbe comunque consigliato il confronto con altri indici.
Il controllo degli indici precoci di carenza di cobalamina è fondamentale per tutti i soggetti asintomatici e con livelli di B12 nella norma ma appartenenti a categorie a rischio. Tali categorie non riguardano solo individui vegani ma anche anziani e fumatori (come si è accennato), oltre che obesi (alterato assorbimento vitaminico), donne in terapia estroprogestinica (alterazione ormonale), sportivi (aumentato metabolismo), individui con resezione gastrica (acloridria e malassorbimento), celiaci, soggetti affetti da IBD e malattie a carico dell'apparato gastro-intestinale, alcolisti e tossicodipendenti o semplicemente in terapia farmacologica continuativa (malassorbimento).

Range fisiologici - Analisi del sangue

  • B12: >135 pmol/L
  • holoTCII: >35pmol/L
  • MMA: <271nmol/L
  • HCY: < 13 umo/L

Bibliografia essenziale

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