L'acido L-ascorbico è presente in natura come vitamina C; ne contengono in misura rilevante gli agrumi, i kiwi, le more, i peperoni, i broccoli e la rucola. In queste fonti vegetali il contenuto in vitamina C si aggira intorno ai 100 mg per porzione. Un quantitativo importante, dal momento che il fabbisogno quotidiano di acido L-ascorbico per un adulto si aggira intorno ai 60 mg. Nonostante la relativa facilità con cui è possibile coprire abbondantemente tali fabbisogni con la semplice alimentazione, le proprietà antiossidanti della vitamina C hanno contribuito a renderla uno degli integratori più diffusi e ricercati. Secondo i suoi sostenitori, infatti, l'apporto alimentare non è sufficiente per godere a pieno delle preziose virtù di questa vitamina; la questione è stata analizzata nell'articolo: integratori di vitamina C.
L'acido L-ascorbico contenuto nei farmaci, negli integratori o aggiunto come additivo a vari prodotti alimentari, non viene estratto direttamente da fonti naturali, ma sintetizzato in laboratorio. I primi a produrre Vitamina C "artificiale" furono i chimici inglesi Sir Walter Norman Haworth e Sir Edmund Hirst, tra il 1933 ed il 1934, anni in cui anche il chimico polacco Tadeus Reichstein raggiunse il medesimo risultato.
Il processo di sintesi parte dal D-glucosio ed affida i vari step di trasformazione a reazioni chimiche e/o a processi fermentativi di natura microbica (batteri).

Grazie a tecniche di ricombinazione genetica, sono stati ottenuti ceppi di Erwiniache esprimono il gene 2,5-DKG-reduttasi; l'enzima codificato da questo gene è in grado di trasformare l'acido 2,5-dicheto-D-gluconico (2,5-DKG) (ottenuto dalla fermentazione batterica del glucosio) in 2-KLG. Di conseguenza, come mostrato in figura, questi ceppi di Erwinia sono in grado di operare direttamente la conversione del glucosio in 2-KLG, eliminando l'originale necessità di vari processi chimici.
Una volta ottenuto, l'acido L-ascorbico può essere salificato o esterificato con acidi grassi. Nel primo caso l'idrofilia della molecola viene mantenuta e se ne riduce l'acidità. Nel secondo, invece, si ottiene una sostanza lipofila e come tale addizionabile ad oli e grassi per prevenirne l'irrancidimento.
I sali dell'acido L-ascorbico sono genericamente chiamati "ascorbati" e prendono il nome del minerale che li caratterizza (ascorbato di potassio, ascorbato di sodio, ascorbato di calcio ecc.).
Non essendoci alcuna differenza strutturale con la controparte alimentare, la vitamina C di sintesi espleta la medesima azione biologica di quella naturale. Ovviamente, però, assumere 100 mg di vitamina C da una compressa di ascorbato di calcio non è come mangiarsi, ad esempio, un kiwi di grosse dimensioni. Nonostante le quantità di vitamina C ingerite siano grossomodo le stesse, il kiwi - ed in generale i vegetali - contengono infatti moltissime altre sostanze ad azione sinergica o in altro modo benefica per l'organismo.
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