Il mannitolo è un carboidrato semplice appartenente alla categoria dei polialcoli esaidrici. Analizzando la sua formula di struttura, notiamo infatti la presenza di sei gruppi idrossilici (OH), distribuiti lungo una catena alifatica composta da altrettanti atomi saturi di carbonio.

Il mannitolo è ampiamente diffuso nel mondo vegetale. Le concentrazioni più significative si rinvengono nella manna del frassino (30-60%), nel tallo delle laminarie e del fucus (alghe marine), nelle foglie e nelle drupe dell'olivo, nel fico, nel sedano ed in funghi eduli come Lactarius spp. e Agaricus spp. A livello industriale il mannitolo viene prodotto a partire dal saccarosio.
Incidendo la corteccia del frassino fuoriesce una linfa densa contenente il 30-60% di mannitolo, che essicca all'aria aperta. Stiamo appunto parlando della manna, un rimedio tutto naturale utilizzato come blando lassativo, specie nell'infanzia. A tale scopo, lo zucchero viene somministrato in ragione di un grammo per ogni anno di età, sciogliendolo nell'acqua o nel latte secondo quanto prescritto dal pediatra. Nell'adulto, la dose indicata a fini lassativi è di 10-20 grammi al giorno.
Se assunto per via orale, il mannitolo si comporta come un lassativo osmotico, richiamando acqua nel lume intestinale ed aumentando volume e morbidezza delle feci. L'aumento del volume fecale rappresenta a sua volta un potente stimolo per la peristalsi intestinale (insieme di contrazioni ritmiche propulsive preposte all'avanzamento delle feci verso l'esterno).
Sempre per via orale, il mannitolo può essere utilizzato come dolcificante alternativo al tradizionale saccarosio. Il suo potere edulcorante è infatti pari a circa il 50% di quello dello zucchero da cucina, con il vantaggio di essere ipocalorico ed acariogeno, e con un metabolismo indipendente dall'insulina (caratteristica particolarmente utile in presenza di diabete); tuttavia, questo suo effetto lassativo ne limita l'impiego in tal senso.
Per via parenterale - tramite infusione endovenosa di una soluzione acquosa al 20%, in ragione di 0,5-1 grammo di mannitolo per kg di peso corporeo, in 15-30 minuti - il mannitolo viene utilizzato come diuretico osmotico, per la dimostrata capacità di richiamare acqua all'interno dei tubuli renali. Ha inoltre la capacità di diminuire la pressione intracranica ed intraoculare, tanto da rappresentare per tradizione il farmaco di scelta per diminuire l'edema cerebrale. Il mannitolo presente nei vasi sanguigni del cervello richiama acqua dagli interstizi cerebrali verso il lume dei vasi stessi, riducendo appunto l'edema; tuttavia, quando se ne somministra troppo o vi sono ampie soluzioni di continuo a livello vascolare, l'effetto osmotico cambia direzione, aggravando l'edema (anche l'emoconcentrazione conseguente ad eccessiva diuresi si rivelerebbe pericolosa in tal senso). Oltre alle sue proprietà osmotiche, il mannitolo può eliminare i radicali liberi coinvolti nello stress ossidativo e migliorare il flusso microvascolare all'interno del cervello leso secondo vari meccanismi.
Durante il trattamento con mannitolo per via endovenosa dev'essere posta particolare attenzione al controllo del bilancio idroelettrolitico dell'organismo. Per queste sue proprietà diuretiche, il mannitolo - anche quando assunto per os - è sconsigliabile ai pazienti ipotesi (pressione bassa), ipovolemici (ad es. disidratati), collassati, con anuria o con insufficienza cardiaca congestizia. A dosi elevate il mannitolo assunto per via orale come lassativo può causare flatulenza, con crampi e dolenzia addominale.
Nella medicina cosiddetta funzionale il mannitolo viene utilizzato per valutare l'integrità della mucosa intestinale preposta all'assorbimento dei nutrienti. A tal proposito questo monosaccaride viene somministrato per via orale in concentrazioni note, insieme a quantità prestabilite di lattulosio (un disaccaride indigeribile). La scelta di questi due zuccheri è significativa: il mannitolo, infatti, viene agevolmente assorbito dalla mucosa intestinale, mentre l'esatto contrario avviene per il lattulosio. Di conseguenza, basse concentrazioni di mannitolo e lattulosio nell'urina sono spia di una ridotta capacità di assorbimento intestinale (malassorbimento), mentre alte concentrazioni urinarie di lattulosio e mannitolo riflettono un'eccessiva permeabilità della mucosa enterica.
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