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Gravidanza
      Ultima modifica: 05/01/2012

Latti speciali

Chiamati anche dietetici, i latti speciali sono alimenti di provenienza vegetale od animale preparati dall'industria per il trattamento e la prevenzione di determinate patologie. Sono prodotti assai diversi tra loro che non rientrano nell'ambito dei normali latti per l'infanzia e che dovrebbero essere impiegati dietro prescrizione medica e solo in determinate situazioni.

I latti speciali non sono equivalenti ai normali latti per lattanti presenti in commercio, ma rappresentano un'alternativa dietetica quando esistono precise malattie od un rischio per la salute del bambino. Vi sono, infatti, specifici problemi che controindicano l'uso del latte di donna (per esempio alcune malattie del metabolismo) ed altri che controindicano non solo quello di donna ma anche il latte artificiale (per esempio nei casi di ridotto assorbimento intestinale dopo gastroenteriti acute o dopo grossi interventi chirurgici addominali, oppure nel caso dell'intolleranza alle proteine del latte vaccino o delle allergie alimentari). Tutte queste situazioni richiedono la somministrazione di latti speciali. Essi sono più costosi dei normali latti del commercio, spesso hanno un sapore poco gradevole e, soprattutto, la loro adeguatezza nutrizionale è ancora oggetto di studio.

Tipi di latti speciali

Sono suddivisi in due grandi gruppi: i latti a base di proteine idrolisate ed i latti di soia.


Latti a base di proteine idrolisate: sono specifici per alimentare bambini con intolleranza alle proteine del latte vaccino (IPLV) ed in quelli con problemi di malassorbimento intestinale. I latti a base di proteine idrolisate possono essere di due tipi: quelli ad idrolisi spinta e quelli ad idrolisi parziale (chiamati anche formule HA).
I latti idrolisati spinti rappresentano una scelta sicura per i bambini con IPLV; derivano dal latte vaccino le cui proteine vengono trattate industrialmente fino ad essere scisse in tanti peptidi (che sono gruppetti di amminoacidi) sufficientemente piccoli da evitare che si generino reazioni negative con il sistema immunitario (poiché sono le proteine le responsabili di allergie ed intolleranze). I loro svantaggi principali sono: il sapore poco gradevole (tanto che a volte sono rifiutati dal bambino), il costo elevato e, per alcuni di essi, le manipolazioni a cui sono state sottoposte non solo le proteine ma anche lipidi e glucidi (zuccheri) in essi contenuti (perciò non sempre completi dal punto di vista nutrizionale).

Nei soggetti con IPLV, in cui sono le proteine del latte vaccino le responsabili della malattia, è pertanto opportuno scegliere quei prodotti che abbiano subito modificazioni industriali a carico della sola componente proteica. Gli idrolisati spinti in cui siano state modificate, oltre alla quota proteica, anche quella di glucidi e lipidi, rappresentano una scelta razionale nella rialimentazione dopo un caso di diarrea cronica o dopo un periodo di alimentazione parenterale totale (cioè con una flebo).
Nei latti ad idrolisi parziale (formule HA) è presente una miscela di proteine di diversa grandezza, alcune di dimensioni tali da poter indurre, in soggetti con IPLV, reazioni allergiche anche gravi. Questi prodotti sono stati concepiti per prevenire o ridurre l'insorgenza di allergia alimentare nei neonati e nei lattanti che presentano familiarità per questa malattia. Hanno quindi scopo esclusivamente profilattico, a differenza dei veri latti ipoallergenici, che sono quelli ad idrolisi spinta, da impiegarsi nei bambini con vera allergia alimentare. I latti ad idrolisi parziale, perciò, non devono mai essere usati nei casi di documentata allergia. Le esperienze finora condotte hanno potuto stabilire che essi consentono un buon accrescimento, non creano problemi alimentari e sono ben accettati dai bambini, in quanto dotati di un buon sapore. Tuttavia, la loro efficacia nel prevenire le allergie è ancora discussa e la loro sicurezza nutrizionale non è ancora stata valutata del tutto.
Latti di soia: sono costituiti da proteine purificate per almeno il 90% che si ricavano da semi di soia di buona qualità, sgusciati e puliti. Vengono abitualmente integrati con metionina, di cui la proteina della soia è carente, e fortificati con vitamine ed oligoelementi. Inoltre, poiché come molti altri legumi, la soia contiene una sostanza, chiamata acido fitico, che riduce l'assorbimento dei minerali come ferro, zinco e rame, questi latti sono integrati anche di questi elementi, e contengono quindi circa 40 volte più ferro del latte materno. La componente lipidica è molto simile a quella usata nei latti formulati mentre tutti i latti di soia sono completamente privi di lattosio. Esso può essere sostituito da glucosio, saccarosio, maltodestrine o sciroppo di mais.
Il latte di soia è stato dimostrato essere adeguato dal punto di vista nutrizionale: l'accrescimento dei lattanti alimentati con esso è analogo a quello dei lattanti alimentati con formule tradizionali. I latti di soia, però, non sono adeguati per l'alimentazione dei neonati pre-termine. I latti di soia sono stati spesso impiegati, senza molta fortuna, per risolvere piccoli problemi come rigurgiti e coliche. Al momento attuale, non vi sono ragioni valide per raccomandarne un uso indiscriminato in casi di questo tipo. Inoltre, il loro uso non è indicato nemmeno per prevenire le allergie alimentari né tantomeno nel caso esse siano presenti, perché una percentuale variabile dall'8% al 50% dei bambini con allergia alle proteine del latte vaccino lo è anche a quelle della soia.
I latti di soia rappresentano invece una scelta corretta quando è necessario impiegare un latte privo di lattosio, e quindi sono indicati in caso di galattosemia e sono stati consigliati anche durante la fase acuta di una diarrea o nella fase di rialimentazione, una volta cessati i sintomi acuti. Nei casi di diarrea cronica, ancora non è stata dimostrata la loro utilità.

 

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