Il latte di donna

Il latte di donna è un prodotto specifico della ghiandola mammaria ed è un liquido complesso che contiene sostanze in soluzione, in emulsione ed in dispersione colloide.
Quelle in soluzione sono rappresentate da:

Le sostanze in emulsione nel latte di donna sono:

i lipidi e le vitamine liposolubili (solubili nei lipidi), che sono A, D, K, E.

Quelle in dispersione colloide sono:

rappresentate da un'altra proteina chiamata caseina.

Nel latte materno, le sieroproteine prevalgono come quantità sulla caseina.
Gli oligosaccaridi sono importanti perché contribuiscono alla crescita della flora batterica intestinale, specificamente residente nel colon, del neonato. Questa flora ha delle caratteristiche particolari: in essa sono presenti lattobacilli e bifidobatteri (gli stessi dello yogurt), che sono batteri anaerobi (crescono bene in ambienti privi di aria). Proprio alla flora intestinale del colon, che impedisce che vi siano fenomeni di putrefazione in questa sede, si devono le caratteristiche delle feci di un bambino allattato al seno, ovvero:

  1. l'odore acidulo: diverso dall'odore fetido di proteine digerite dalla flora batterica intestinale, che caratterizza le feci del bambino allattato con latte artificiale, che somigliano poi a quelle dell'adulto;
  2. l'emissione delle feci con frequenza nettamente maggiore (6-7 scariche al giorno) rispetto al bambino allattato artificialmente;
  3. il colore giallo oro delle feci nel momento dell'emissione, che poi diventano verdognole perché si ossidano all'aria.

Bifidobatteri e lattobacilli provvedono inoltre ad un'azione anti-infiammatoria ed anti-infettiva perché contrastano la crescita di batteri gram-negativi e di clostridi (altri batteri dannosi per l'intestino). Di conseguenza, i bambini allattati al seno hanno il vantaggio di ammalarsi raramente di fenomeni gastrointestinali mentre quelli allattati artificialmente presentano spesso frequenti enteriti. Si è visto infine che bifidobatteri e lattobacilli hanno la funzione di scambiatori di nutrienti: alcune sostanze nutritive che non vengono digerite nelle porzioni alte del tratto gastrointestinale per vari motivi, una volta giunte a livello del colon, vengono metabolizzate da questi batteri, che hanno la proprietà di trasformarle in sostanze che possono venire "scambiate" con altre, , quindi assorbite ugualmente.


La secrezione della mammella, che inizia dopo il parto (ma eccezionalmente già prima), passa attraverso tre fasi e, di conseguenza, anche la distribuzione dei componenti del latte materno cambia durante le fasi dell'allattamento:

nei primi 5 giorni viene prodotto il colostro, dal 5°-6° al 10° giorno il latte di transizione, e dal 10° al 20° giorno il latte maturo.

Il colostro, una volta, veniva chiamato erroneamente "latte della strega" od anche "latte guasto", tanto che per secoli i medici hanno sostenuto, sempre erroneamente, che si dovesse evitare il latte materno per i primi 7 giorni perché non sarebbe stato nutriente. In realtà, il colostro è stato visto essere un elemento fondamentale, perché è un latte di difesa, ricco di elementi immunitari. Esso è una secrezione giallastra, viscosa, e contiene una grande quantità di immunoglobuline, soprattutto di tipo A, che sono dotate di una notevole capacità di proteggere dalle infezioni, in particolare quelle intestinali. Inoltre, il colostro è ricco di albumina, un'altra proteina estremamente utile come trasporto di numerosissime sostanze (farmaci, ormoni, ecc.), sali minerali, globuli bianchi, e povero di lipidi e di lattosio. Il colostro ha delle caratteristiche opposte a quelle del latte maturo, perché quest'ultimo è ricco di zuccheri (lattosio) e povero di proteine (0,9%, contro il 2,8% del colostro). L'importanza del colostro è da tempo nota anche in veterinaria: nell'allevamento degli animali, i vitelli sono alimentati con latte artificiale (per il minore costo), eccezion fatta per i primi 7 giorni, in cui si utilizza il colostro perché ricco di sostanze difensive.
Con il passare dei mesi, il latte continua a mantenere le sue proprietà nutritive, anche se la sua quantità tende a diminuire fisiologicamente; dopo 6 mesi una donna ne produce mediamente 500 cc al giorno, che è una quantità insufficiente a coprire i fabbisogni energetici del bambino. Pertanto, si può continuare a dare il latte anche dopo i 6 mesi, ma non più come elemento esclusivo della dieta, quindi deve venire integrato con altri alimenti.

 

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