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Alimentazione nutrizione
      Ultima modifica: 23/11/2011

Inositolo

L'inositolo è una sostanza essenziale per l'organismo, che è in grado di produrselo in autonomia affiancandolo a quello di origine alimentare. Attualmente è considerato un nutriente vitamino-simile, dal momento che non esistono certezze sull'essenzialità dell'apporto esogeno (peraltro assicurato dall'ampia distribuzione alimentare). A dispetto di questa considerazione, alcuni autori lo segnalano con la sigla vitamina B7.

L'inositolo può trovarsi in diverse forme isomeriche, tra le quali spicca, per il suo ruolo biologico di prim'ordine, il mio-inositolo. Questa isoforma abbonda nei tessuti animali, dove si concentra nei fosfolipidi, ed in quelli vegetali, dove l'inositolo si presenta sotto forma di fitato, un antinutriente che lega il calcio ed il ferro formando complessi insolubili di difficile assorbimento.

Le più generose fonti alimentari sono rappresentate dalla crusca, dai cereali integrali, dal germe di grano, dal lievito di birra, dagli agrumi, dalle carni in genere ed in modo particolare dal fegato. Quest'ultimo rappresenta l'organo chiave per la sua sintesi endogena (un'azione, questa, condivisa con il rene). L'inositolo, che ha formula molecolare identica a quella del glucosio, ma diversa struttura, è sintetizzato a partire dal glucosio 6-fosfato (il primo prodotto della glicolisi); quello in eccesso viene catabolizzato ed eliminato a livello renale. Similmente alle vitamine del gruppo B, l'inositolo è idrosolubile, ragion per cui un'eventuale integrazione è ben tollerata e priva di tossicità.

Una volta prodotto, l'inositolo entra nelle cellule, dov'è in gran parte trasformato in fosfatidilinositolo; le azioni biologiche di questa sostanza sono molteplici e per certi versi ancora da chiarire. Sappiamo, ad esempio, che è attivo nelle membrane plasmatiche, dove partecipa, come precursore di secondi messaggeri, ai sistemi di trasmissione dei segnali che controllano l'attività cellulare.

L'inositolo, che stimola la produzione di lecitina (fosfatidilcolina) nell'organismo, viene pubblicizzato per la presunta capacità di ridurre il tasso di colesterolo nel sangue. L'azione della lecitina, infatti, è bonariamente paragonabile a quella di una scopa, che ripulisce le pareti delle arterie dai depositi lipidici e li veicola al fegato (dove vengono in parte eliminati attraverso la bile). Allo stesso modo, l'inositolo impedisce che questo organo accumuli troppi lipidi ed "ingrassi" (azione epatopotrettiva nei confronti della steatosi).

L'inositolo aiuta anche il cervello nei stati di ansia, depressione e di forte stress psichico (è considerato un blando sedativo).

Dal momento che topolini privati dell'apporto alimentare perdono il pelo, l'inositolo viene pubblicizzato come rimedio efficace nel trattamento dell'alopecia (peccato, o per fortuna, che l'uomo non si muova su quattro zampe e non possieda incisivi altrettanto sviluppati!).

 

La dose di assunzione ottimale non è stata ancora fissata; per questo motivo i dosaggi consigliati variano da uno fino a 12 o più grammi al giorno (ad alti dosi può avere un effetto lassativo).

Ricordando che l'inositolo è ampiamente diffuso negli alimenti e viene sintetizzato dall'organismo, l'utilità di una sua integrazione è dubbia, soprattutto perché esistono, per ogni campo d'azione, alternative più studiate e di provata efficacia (la lecitina di soia od il riso rosso fermentato, ad esempio, per abbassare il colesterolo, il cardo mariano per l'effetto epatoprotettivo e l'iperico per il trattamento degli stati depressivi e dell'ansia). Dal momento che alcuni di questi supplementi possono alterare l'attività di certi farmaci e non devono essere utilizzati da alcuni individui, prima di acquistare ed assumere integratori particolari, compreso l'inositolo, è opportuno affidarsi a i consigli di persone esperte e qualificate.


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