L'indice insulinico esprime l'effetto di un dato alimento sui livelli ematici di insulina (insulinemia). Un alimento, quindi, si definisce ad alto indice insulinico quando aumenta notevolmente la concentrazione di insulina nel sangue. Viceversa, i cibi con basso indice insulinico non influenzano in maniera significativa la secrezione di quest'ormone.
L'indice insulinico rappresenta l'evoluzione del più conosciuto indice glicemico, il quale esprime l'effetto dei vari alimenti sui livelli ematici di glucosio (glicemia). Non necessariamente, infatti, un cibo a basso indice glicemico presenta un indice insulinico altrettanto basso. Sebbene non venga dato sufficiente spazio a questo concetto, infatti, le proteine - ed in particolare gli aminoacidi di cui sono composte - rappresentano un discreto stimolo per la secrezione di insulina.
Dai pochi studi sperimentali fin qui condotti è emerso che per la maggior parte degli alimenti esiste un'elevata correlazione tra indice insulinico ed indice glicemico (se uno è alto lo è anche l'altro e viceversa). Sfuggono a questa regola i cibi ricchi di proteine (carne, pesce e formaggi magri) ed i prodotti di pasticceria (ricchi di grassi e carboidrati raffinati), che inducono una risposta insulinica superiore a quanto atteso.
Sulla base di queste prime evidenze, l'indice insulinico sembrerebbe un parametro migliore dell'indice glicemico nel trattamento dietetico del diabete di tipo II e dell'iperlipidemia. In linea teorica un'aumentata secrezione di insulina senza un rialzo dei livelli glicemici può essere positiva o negativa a seconda di come la si interpreta. Un cibo a basso indice glicemico e a medio indice insulinico come la carne, infatti, contribuisce a diminuire i livelli di glucosio nel sangue; ciò potrebbe quindi aiutare nel trattamento del diabete di tipo II. Dall'altra parte, quando la malattia non è ancora conclamata, l'aumentata domanda di insulina potrebbe contribuire al progressivo esaurimento funzionale delle cellule beta del pancreas.
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