Sotto il termine farinacei si è soliti raggruppare semi, frutti e tuberi ricchi di amido, dai quali - in seguito a molitura o ad altri processi produttivi - si ottiene una farina secca. Più in generale, il termine viene esteso a tutti gli alimenti ed ai prodotti alimentari ricchi di amido, inserendo nella categoria anche cibi come pane, pasta, prodotti da forno (biscotti, torte), polenta e via discorrendo.
A livello globale, i farinacei rappresentano ormai da millenni l'alimento base della specie umana. Ovviamente, le condizioni ambientali e le tradizioni popolari influenzano la scelta dei farinacei consumati; così, ad esempio, il frumento è tipico delle popolazioni mediterranee, l'avena dei paesi Nord-Europei, la manioca dei Paesi aridi in via di sviluppo e via discorrendo.
Data l'estrema variabilità degli alimenti da cui si ottengono farine ricche di amido, è difficile delineare le caratteristiche nutritive generali dei farinacei, così come troppo generica e semplicistica appare la diffusa raccomandazione di moderarne il consumo. Infatti, alla categoria dei farinacei appartengono, ad esempio, anche i legumi, le cui caratteristiche nutritive sono ben diverse da quelle delle patate o dei derivati del frumento. Anche all'interno della famiglia dei cereali esistono differenze nutrizionali significative; ad esempio l'avena ha un indice glicemico inferiore rispetto a riso e frumento. Va detto, comunque, che nel linguaggio comune gli Italiani utilizzano il termine farinacei riferendosi soprattutto ai cereali ed ai loro derivati. Non a caso, spesso si discute sull'utilità di moderare i farinacei ed aumentare il consumo di legumi, di fatto un controsenso se si considera la ricchezza in amido di farinacei come fagioli, fave e lenticchie, da cui si possono ottenere farine ad elevato contenuto proteico e a basso indice glicemico.
La raccomandazione di ridurre, o comunque moderare, il consumo di farinacei viene solitamente rivolta alle persone diabetiche o in sovrappeso.
Se l'obiettivo è quello di dimagrire, bisogna porre particolare attenzione a non consumare i farinacei in un pasto molto ricco di lipidi. Infatti, in simili circostanze l'elevato apporto glucidico dei farinacei stimola la secrezione di insulina, che a sua volta favorisce lo stoccaggio dei lipidi nel tessuto adiposo.
Se l'obiettivo è quello di tenere sotto controllo la glicemia, in genere si consiglia di consumare farinacei integrali. In alternativa, o in aggiunta, questi andrebbero abbinati ad alimenti ricchi di fibre solubili, come i legumi, la mela e la sua buccia o le arance con l'albedo (pellicina bianca), in modo da ridurre il picco glicemico post-prandiale . La parsimonia nel consumo di farinacei dovrebbe essere tanto più rigorosa quanto maggiore è il loro grado di raffinazione e cottura; il riso bianco (brillato) stracotto, per esempio, aumenta la glicemia in misura nettamente maggiore rispetto ad un'analoga quantità di riso integrale al dente. La quantità di carboidrati, o più in generale di farinacei assunti - tradotta nel concetto di carico glicemico - è un fattore importantissimo quando si parla di dieta e diabete; infatti, giusto per citare un esempio, 30 grammi di pasta determinano un picco glicemico superiore rispetto a 10 grammi di glucosio, nonostante l'indice glicemico della pasta sia nettamente inferiore (60 contro il 100 del glucosio).
FRUTTA SECCA: svelato l arcano! Allora nel mio lume intestinale i batteri si fan la chetogenica! Ecco! Non capivo l odore......
Grazie doc!
Dietista, Personal Trainer: DR.Riccardo BorgacciFRUTTA SECCA: Si capisce dal fatto che cominci a s....giare e non finisci più, con una puzza di cadavere insopportabile! Questo avviene quando le dosi delle proteine in polvere sono superiori alla capacità di digestione, pertanto quello che rimane nel lume intestinale se lo pappano i batteri con le conseguenze di...
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