Il fabbisogno energetico relativo, considerato per Kg di peso corporeo, è massimo nel primo mese di vita, dove raggiunge valori tre volte superiori rispetto a quelli di un adulto.
Sulle richieste
energetiche del giovane organismo pesano diversi fattori: l'impressionante velocità di accrescimento corporeo innanzitutto, ma anche il più elevato metabolismo basale e la scarsa efficienza di assorbimento a livello intestinale.
Dopo le prime settimane di vita le richiesta caloriche tendono a diminuire; tuttavia, aumentando di pari passo il proprio peso corporeo, il neonato necessita di un apporto energetico più elevato in termini assoluti. Per questo motivo se durante i primi sei mesi è sufficiente la copertura calorica data dal latte materno, dopo questo periodo si può e si deve iniziare il divezzamento. L'organizzazione mondiale della sanità consiglia di non intraprenderlo prima del quarto mese di vita e non dopo il sesto. Un divezzamento troppo precoce potrebbe infatti comportare problemi allergici, mentre un divezzamento tardivo potrebbe causare carenze nutrizionali.
| 1 mese | 2-3 mesi | 6 mesi-3 anni | 4-6 anni | 7-10 anni | Adulto |
| 115 Kcal/kg | 100 Kcal/kg | 96 Kcal/kg | 90-80 Kcal/kg | 80-60 Kcal/kg | 30-40 Kcal/Kg |
Nel primo anno di vita, l'85-90% dell'apporto calorico è utilizzato per il mantenimento delle funzioni basali e per la crescita, mentre solo il 10-15% è riservato alle spese derivanti dal l'attività fisica. Nell'adulto, invece, quest'ultima percentuale sale al 20-30%, mentre il metabolismo basale scende intorno al 65-70%.
Il rapido accrescimento, cui va in contro il giovane organismo, fa sì che i fabbisogni proteici, ed in particolare di amminoacidi essenziali, siano molto più alti di quelli di un adulto, dove il bilancio azotato è in pareggio.
| 0-1 anno | 2-4 anni | 5-12 anni | Adulto |
| 2-1,8 g/kg di peso corporeo | 1,4 g/kg di peso corporeo | 1,2 g/kg di peso corporeo | 0,9 g/kg di peso corporeo |
Di pari passo con le richieste proteiche, anche quelle di lipidi raggiungono il loro massimo valore nelle prime settimane di vita. Tali nutrienti sono infatti necessari, tra l'altro, per costruire le riserve adipose, sintetizzare alcune sostanze regolatrici, trasportare le vitamine liposolubili e costruire le membrane plasmatiche. Anche se non è stato esattamente quantificato, è molto importante soddisfare il fabbisogno di acidi grassi essenziali (naturalmente presenti nel latte materno ed addizionati nel processo di preparazione del latte artificiale).
| 0-1 anno | Dai 2 anni | Dall'adolescenza all'età adulta |
| 45-50 % Kcal. tot | 30% Kcal. tot | 25-28% Kcal. tot |
Nei primi anni di vita il fabbisogno energetico è in gran parte speso per il mantenimento del metabolismo basale, dal momento che i movimenti sono limitati e l'accrescimento corporeo massimo. Servono quindi più proteine e lipidi per sintetizzare le nuove strutture corporee, ma meno glucidi (che rappresentano il classico carburante per il lavoro muscolare, scarso nel neonato).
| 0-1 anno | Dai 2 anni all'età adulta |
| 45-50 % Kcal.tot | 60-65% Kcal.tot (Di cui 12-15% zuccheri semplici) |
Nel primo anno di vita l'apporto di fibre è limitato dalla necessità di non ostacolare l'assorbimento intestinale dei nutrienti e dall'incapacità del neonato di consumare altri alimenti al di fuori del latte e di pochi prodotti per l'infanzia.
In età pediatrica la quantità giornaliera raccomandata di fibre, espressa in grammi, può essere facilmente calcolata con la regola "age plus five " (età in anni + 5), introdotta da Williams (Child Health Center of the American Health Foundation,1995).
Per un bambino di un anno, sono quindi necessari 5 + 1 = 6 grammi di fibra al giorno, che verrà fornita soprattutto dalla frutta e dalla verdura presente negli omogeneizzati o nelle prime pappine.
Fabbisogno di vitamine e minerali
Durante i primi mesi di vita si assiste ad un progressivo impoverimento delle scorte di ferro accumulate dal bambino durante la vita fetale. Per evitare carenze di questo minerale il pediatra può suggerire strategie differenti, come l'introduzione di alimenti arricchiti di vitamine, ferro ed altri minerali o il prolungamento dell'allattamento al seno. Quest'ultima ipotesi, se percorribile, previene anche il rischio che il bambino vada in contro a carenze di calcio determinate dal brusco da un'alimentazione lattea, quindi ricca di questo minerale, ad una non lattea. In alternativa si possono introdurre alimenti naturalmente ricchi di calcio (latte e derivati) od integratori specifici.
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