Celiachia... Un peptide per combatterla

A cura del Dottor Alessio Dini


Oggi focalizziamo la nostra attenzione su una recente scoperta dei ricercatori Italiani, la proteina pRPQ, perché può essere importante?Celiachia e proteina pRPQ


Iniziamo con il dare un po' di nomi.


La Celiachia è un'intolleranza alimentare permanente a base autoimmune nei confronti della gliadina, componente alcol solubile del glutine. Il glutine è un complesso proteico (gliadina più glutenina) contenuto nei cereali come frumento, farro, segale, kamut e orzo.
E' semplice capire che in soggetti affetti da celiachia la somministrazione di questi cereali ha un ruolo tossico e porta allo sviluppo di una reazione infiammatoria che con il tempo danneggia la mucosa intestinale causando atrofia dei villi.
La celiachia in genere compare nell'infanzia, si manifesta tipicamente con dimagrimento, carenze nutrizionali, anemia e affaticamento (conseguenti ai difetti di assorbimento dei nutrienti) e disturbi gastrointestinali come dispepsia, difficoltà digestive, inappetenza, diarrea.
Nelle forme che compaiono in età adulta questi sintomi possono mancare, essere molto sfumati, o anche sostituiti o accompagnati da manifestazioni meno specifiche, come mancanza di forze, irritabilità e nervosismo.


Parliamo adesso della scoperta.


Alcuni ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), hanno isolato un decapeptide (molecola costituita da 10 amminoacidi) all'interno della sequenza della frazione del glutine, chiamato pRPQ, che contrasta l'effetto tossico del glutine stesso.
Questo peptide è naturalmente presente nel glutine, anche se in piccole quantità, quindi non è in grado di contrastare l'azione tossica degli atri componenti. In vitro, su culture cellulari e su frammenti di mucosa intestinale ottenuti da persone celiache, si è visto che somministrando il peptide pRPQ in concentrazioni simili, a quelle della gliadina, non si manifesta nessuna lesione tipica della celiachia.
Questo è quindi un passo importante per la ricerca italiana, che ci apre a nuovi orizzonti nella prevenzione e nella terapia della celiachia. Possiamo ragionevolmente affermare che, se i risultati ottenuti in vitro, saranno confermati da ulteriori studi in vivo, anche le persone affette da celiachia potranno tornare a reintrodurre nella loro dieta quei cereali e loro derivati fino ad allora considerati tossici, senza incorrere in alcun problema.
Trattandosi di una sostanza naturale, è anche ipotizzabile la creazione di un frumento che presenti elevate quantità del peptide, in grado di contrastare naturalmente l'azione delle frazioni tossiche del glutine. L'ipotesi non è fantascientifica perché i ricercatori italiani hanno anche individuato il "gene" che induce la sintesi del pRPQ, perciò, almeno in teoria, con una relativamente semplice modifica genetica si potrebbero creare dei grani che esprimano elevate quantità di pRPQ e che per questo contrastino le sequenze tossiche della gliadina, quindi ottenere un frumento adatto all'alimentazione di tutti, senza che modificarne le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche.
Secondo l'Associazione italiana celiachia (AIC), l'incidenza di questa intolleranza in Italia è di un caso ogni 100-150 persone. I celiaci, quindi, potrebbero essere circa 400 mila, ma ne sono stati diagnosticati solo 35 mila. Ogni anno, sostiene sempre l'AIC, vengono effettuate cinque mila nuove diagnosi ed ogni anno nascono 2.800 nuovi celiaci, con un incremento annuo del 9%.
Questi dati ci conferiscono un immagine chiara dell'importanza di questa piccola grande scoperta made in italy.