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      Ultima modifica: 23/11/2011

Come l'organismo previene la disidratazione durante il sonno

A cura di Marino Macchio

Perché di notte beviamo poco?

Acqua? No grazie. L'interazione di tre specifici gruppi di cellule nervose, presenti nell'ipotalamo, previene la disidratazione del nostro organismo durante il sonno.

Bere di nottePerché la notte quando dormiamo, possiamo rimanere diverse ore senza bere?
La risposta arriva dall' Università: "McGill University Health Center" di Montreal. Recentemente alcuni scienziati hanno descritto i cambiamenti messi in atto dal nostro corpo per prevenire la disidratazione durante le ore del sonno.
Vi è un ormone antidiuretico (la vasopressina) che controlla nel nostro organismo la ritenzione dei liquidi. Questo ormone è secreto dalle cellule dell'ipotalamo, a sua volta attivate da un gruppo di cellule nervose definite cellule osmosensibili in grado di rilevare concentrazioni di acqua nel sangue. In condizioni di disidratazione, l'attività elettrica di queste cellule è amplificata in modo da stimolare la produzione di vasopressina da parte dell'ipotalamo. Grazie alla formazione di urine più concentrate, la vasopressina determina il recupero dei fluidi del corpo. Quindi, c'è una relazione proporzionale tra osmolarità,  ovvero la concentrazione di soluti nel plasma, e secrezione di vasopressina. Nell' ipotalamo, oltre alle cellule osmosensibili, è presente anche un nucleo suprachiasmatico; si tratta di un gruppo di cellule che regola i ritmi quotidiani del nostro organismo. Studiando la connessione tra questi tre gruppi di cellule, due scienziati canadesi Eric Trudel e Charles Borque hanno scoperto che durante il sonno si rafforza la connessione tra le cellule osmosensibili e quelle che secernono vasopressina. In questo modo anche la minima carenza di acqua è in grado di provocare un ingente rilascio dell'ormone. Inoltre anche l'attività del nucleo suprachiasmatico si riduce. Successivamente i due ricercatori del McGill University Health Center hanno stimolato in modo artificiale l'attività del nucleo suprachiasmatico e hanno osservato un conseguente indebolimento della connessione tra cellule osmosensibili e cellule che secernono vasopressina. Ne consegue, e i risultati lo suggeriscono, che il nucleo suprachiasmatico agisce come un freno, inibendo la secrezione di vasopressina da parte dell'ipotalamo. Durante il giorno è sufficiente bere qualche liquido per rimediare la bassa concentrazione d'acqua; al contrario, quando dormiamo, l'attività del nucleo suprachiasmatico si riduce, permettendo in questo modo un rilascio maggiore di vasopressina rispetto a quello registrato durante il giorno. Come conseguenza si ha una maggiore ritenzione di liquidi. Lo studio di questi due scienziati è stato pubblicato su "Nature Neuroscience".


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