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Alimentazione nutrizione
      Ultima modifica: 31/12/2011

Assorbimento del Calcio

L'assorbimento del calcio alimentare avviene principalmente nel tratto superiore dell'intestino tenue, grazie a due distinti meccanismi. Il primo è un trasporto attivo, saturabile, presente nel duodeno e nella prima parte del digiuno. Questo meccanismo coinvolge una serie di proteine trasportatrici leganti il calcio, la cui sintesi viene stimolata dal calcitriolo, cioè dalla vitamina D attivata a livello renale (1,25-(OH)2-colecalciferolo). Assorbimento del CalcioL'assorbimento attivo è inoltre influenzato:

 

dall'omeostasi del minerale nell'organismo, che lo aumenta in caso di carenza o aumentato fabbisogno, come durante l'adolescenza, la gravidanza e l'allattamento;

dall'età, essendo superiore nel bambino rispetto all'adulto e ancor di più all'anziano.

 

La seconda modalità di assorbimento del calcio alimentare sfrutta un trasporto passivo per diffusione semplice paracellulare. Come tale risulta non saturabile ed indipendente dall'età, dalla vitamina D e dal fabbisogno del minerale; secondo questa via il calcio viene assorbito lungo tutto il tenue, principalmente nell'ileo, ed in piccola parte anche nel colon.

L'assorbimento attivo diviene prevalente quando il pasto è povero di calcio, mentre la frazione assorbita per trasporto passivo aumenta all'aumentare del contenuto calcico del chimo.

Quali fattori influenzano l'assorbimento del calcio alimentare?

Esiste una grande adattabilità dell'organismo per quanto concerne l'assorbimento intestinale di calcio. A titolo indicativo, i bambini assorbono il 60% del calcio alimentare, circa il doppio degli adulti (30%) ed il triplo degli anziani (20-25%). La quota assorbita nelle varie età è ulteriormente influenzata da fattori alimentari e non. Tra questi ultimi, l'influenza più importante è data dall'esposizione solare che, anche in funzione della latitudine, copre circa l'80% del fabbisogno di vitamina D, sintetizzandola a partire da un derivato del colesterolo. Epatopatie e nefropatie gravi, sindromi da malassorbimento, ipoparatiroidismo, interventi chirurgici di resezione intestinale, assunzione di antibiotici e lassativi sono altri fattori che possono diminuire significativamente l'assorbimento del calcio alimentare. Per quanto concerne la dieta, invece, va chiarito innanzitutto che l'influenza degli elementi che andremo ad esaminare diviene significativa, al punto da creare squilibri, solo nei casi limite. Ad esempio il ridotto assorbimento di calcio indotto da fitati, ossalati e da alcune fibre alimentari, può generare carenze calciche solo quando la dieta è estremamente ricca di fibre e povera di calcio (come avviene in molte diete vegane).

Facilitano l'assorbimento del calcio (all'interno dello stesso pasto o di un pasto ravvicinato):

• la presenza di proteine (il calcio si lega agli aminoacidi e viene in tal modo assorbito più facilmente), in particolare quelle dei latticini;
• l'acidità intestinale (flora batterica acidofila simbionte), che solubilizza i sali di calcio (in tal senso prebiotici e probiotici tendono ad aumentare l'assorbimento del minerale);
• il rapporto Calcio/Fosforo nella dieta vicino ad uno;

• il lattosio ed altri zuccheri semplici.

Ostacolano l'assorbimento del calcio (all'interno dello stesso pasto o di un pasto ravvicinato):

• uno squilibrio Calcio/Fosforo, condizione che si verifica in seguito all'eccessiva assunzione di proteine animali;

• l'alcalinità intestinale, che rende meno solubili i sali di calcio;
• un difetto nell'assorbimento dei grassi (steatorrea), in tal caso il calcio forma con gli acidi grassi dei saponi insolubili;
• una carenza di vitamina D;
• acido fitico (crusca, fibra, cereali integrali), acido ossalico (spinaci, rabarbaro, cacao) e tannini (the), caffè ed alcol.

Ricordiamo, per concludere, che un buon assorbimento intestinale di calcio non riflette necessariamente una buona biodisponibilità del minerale. Una volta assorbito e riversato nel sangue, infatti, il calcio può essere eliminato con le urine o depositato nelle ossa (oltre a partecipare alle numerose altre funzioni cui è preposto); in tal senso, il maggior stimolo alla deposizione di calcio nello scheletro è dato dall'attività fisica ed in particolar modo da quella che prevede sollecitazioni importanti, ma non eccessive, come il ballo, la marcia, il jogging ed esercizi di tonificazione in palestra. Le perdite urinarie di calcio sono invece ridotte dal fosforo ed esaltate dal sodio (30-40 mg per ogni due grammi extra di apporto alimentare) e da una dieta ricca di proteine animali.



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