Allergie Alimentari: Perché Insorgono

Geografia e Alimentazione

Abitudini alimentari e distribuzione geografica delle allergie

Esistono allergie più frequenti in determinate aree geografiche ed altre che risultano più comuni in zone diverse; tutto ciò sembra correlato alle abitudini alimentari della popolazione locale. Questo perché tanto maggiore è il consumo di un alimento e tanto superiore è la probabilità che ci si possa sensibilizzare ad esso.

Allimenti allergizzantiL'allergia al riso, per esempio, è praticamente sconosciuta in Italia ed in Europa, mentre è molto frequente nei Paesi asiatici, dove l'alimentazione è quasi esclusivamente basata sul consumo di questo cereale. Analogo discorso per l'allergia alimentare alle arachidi, una delle più frequenti negli Stati Uniti dove si fa un elevato consumo di questo alimento. In particolare, la sua incidenza è talmente alta da renderla un vero e proprio problema sociale (si sta valutando la possibilità di inserire nelle strutture pubbliche, come gli aeroporti, delle aree in cui è vietato il consumo di arachide, dal momento che la semplice inalazione di particelle alimentari può favorire la comparsa dell'allergia). La stessa, sta diventando molto comune anche in Europa ed in particolar modo nei Paesi del nord.
Un altro esempio è dato dall'allergia al kiwi, un tempo sconosciuta in Italia ma diventata frequente a partire dagli anni '80, da quando, cioè, l'alimento è entrato a far parte delle normali abitudini dietetiche degli italiani.


Curiosità

La correlazione tra frequenza di consumo alimentare delle aree geografiche e comparsa delle allergie alimentari è stata recentemente travisata e strumentalizzata per giustificare i principi cardine di alcune diete “alla moda”. Secondo questi stratagemmi nutrizionali, da troppi secoli (a dire il vero millenni) l'essere umano si nutre assiduamente di frumento, verso il quale avrebbe sviluppato una resistenza metabolico-immunitaria. Per questa ragione, con l'obbiettivo di dimagrire e di combattere molte patologie del benessere o di natura infiammatoria, sarebbe indispensabile eliminare molti alimenti che stanno alla base delle abitudini nutrizionali contemporanee. Per il momento, non esistono dati scientifici a supporto di questa ipotesi.


Alimenti implicati con maggior frequenza in reazioni allergiche nei diversi Paesi del mondo.

Paesi scandinavi

Allergia al pesce

Stati uniti

Allergia alle arachidi

Paesi mediterranei

Allergie ai crostacei e ai molluschi

Portogallo

Allergia alle lumache (piatto tipico nazionale)

Svizzera tedesca

Allergia al sedano

Italia

Allergia al sedano, mela, kiwi, pesca, noci, arachidi, pomodoro

Cross-reattività

Cosa significa cross-reattività e come evitarla

Animali e piante filogeneticamente vicini o appartenenti alla stessa famiglia (capra e pecora o pomodoro e melanzane), possono avere delle regioni di DNA molto simili tra loro. Se queste regioni codificano per frazioni proteiche epitopiche, sulle quali avviene il riconoscimento anticorpale, la cross reattività è praticamente certa. Questo fenomeno spiega come mai chi è allergico al pomodoro lo sia spesso anche alle melanzane o ad altre solanacee, come il peperone.
Chi è allergico ad un determinato alimento deve quindi prestare molta attenzione anche al consumo di cibi simili dal punto di vista filogenetico.


cross reattività

Allergeni occulti

Attenzione agli allergeni nascosti negli alimenti!

In campo alimentare si fa un ampio utilizzo di lecitina di soia che, per le sue proprietà emulsionanti, rappresenta un ingrediente tipico di moltissimi prodotti alimentari. Chi è allergico alla soia deve quindi stare particolarmente attento anche a quei prodotti a cui viene aggiunta come additivo sotto forma di derivati (lecitina, ma anche idrolizzati proteici).
Questo pericolo ha imposto una maggiore attenzione nell'etichettatura dei prodotti alimentari. La cosiddetta direttiva allergeni impone, per esempio, di mettere in guardia il consumatore dalla possibile presenza di allergeni, specificandolo in etichetta. Proprio grazie a questa direttiva non è raro trovare sulla confezione diciture del tipo "prodotto in uno stabilimento in cui si lavora frutta secca". Se l'impianto non è stato adeguatamente sanitizzato prima della conversione può infatti succedere che piccole particelle residue vadano a contaminare il prodotto, trasformandolo in un potenziale rischio per la salute di chi è allergico, ad esempio, alle noccioline.

Alimenti transgenici

Gli alimenti transgenici contengono più o meno allergeni?

Nella preparazione di una pianta transgenica vengono spesso inseriti frammenti di DNA provenienti da un'altra specie botanica. Se questo frammento di DNA codifica per una sequenza epitopica può accadere che la pianta transgenica acquisisca un potere allergizzante, normalmente assente nella sua controparte naturale.

Un esempio è quello della soia di origine transgenica. Si sono infatti registrati casi di persone non allergiche alla soia che alimentandosi con essa hanno subìto una manifestazione allergica. Si è poi visto che tale reazione era in realtà dovuta ad un'allergia nei confronti della noce del brasile, il cui DNA era stato utilizzato per la produzione di soia transgenica.
Con la sempre maggiore diffusione degli alimenti OGM, per un allergico diventa quindi difficile capire cosa può e cosa non può mangiare. Tutto ciò a discapito della sua salute, dal momento che un'allergia è pericolosa non tanto per l'alimento in sé, quanto per la possibilità di venire a contatto, senza saperlo, con l'alimento allergizzante.

Ovviamente lo stesso principio può essere applicato al contrario; la ricerca genetica è anche orientata a produrre nuove varietà alimentari che NON producono le sequenze più spesso implicate nelle reazioni allergiche. Certo, si tratta di un progetto tutt'altro che semplice da sviluppare ma, qualora avesse successo, milioni di consumatori potrebbero finalmente godere di quegli alimenti che hanno dovuto evitare fin dalla giovane età.


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Ultima modifica dell'articolo: 04/11/2017

APPROFONDIMENTI E CURIOSITÀ