Alimenti e prodotti biologici

Definizione e regolamenti

La moderna definizione di alimenti naturali e di alimenti biologici è indiretta e presuppone:

specifiche modalità di produzione;
assenza nel prodotto finale di sostanze estranee o in un qualche modo ritenute pericolose (coloranti artificiali, aromatizzanti, ingredienti sintetici, OGM ecc.).

"L'agricoltura biologica comprende tutti i sistemi agricoli che promuovono la produzione di alimenti in modo socialmente ed economicamente sano; dal punto di vista ambientale essa riduce drasticamente l'impiego di fertilizzanti, pesticidi e medicinali chimici di sintesi. Al contrario, utilizza la forza delle leggi naturali per aumentare le rese e la resistenza alle malattie"

IFOAM (International Federation of Organic Agricolture Moviment)

Biologico: illusione o realtà?

Sottolineiamo innanzitutto l'acronimo IFOAM (Federazione internazionale movimento di agricoltura organica), in cui non viene usato il termine "BIOLOGICO" - come invece si continua a fare impropriamente in Italia - ma lo si sostituisce con "ORGANICO". In effetti, si potrà parlare di prodotti biologici, ad esempio di una mela biologica, solamente quando verranno prodotte controparti di sintesi, ad esempio una mela costruita in laboratorio. Alimenti biologiciFino a prova contraria, una mela rimane sempre e comunque un alimento biologico, indipendentemente dalle tecniche colturali impiegate.

Anche in riferimento alla definizione di agricoltura biologica, data dalla IFOAM, non mancano le critiche; non è vero, per esempio, che nell'agricoltura biologica l'impiego di fertilizzanti, pesticidi e medicinali chimici viene ridotto drasticamente. In effetti, nonostante nel mondo biologico tali prodotti siano - almeno sulla carta - apparentemente meno "pericolosi", vengono comunque utilizzati in maniera non certo trascurabile.

D'altra parte, oggi come oggi, un sistema produttivo biologico in senso stretto non consentirebbe di sfamare la popolazione (in accordo con la FAO), perché già un 30% della produzione potenziale viene perduto per cause parassitarie (nonostante l'impiego di pesticidi e medicinali chimici di sintesi).

Ricordiamo, inoltre, come in tutta Europa non si parli più di agricoltura biologica, ma di agricoltura organica, e di come questa sia regolamentata da una specifica disciplinare di produzione (vedi: REGOLAMENTO (CE) N. 834/2007).

Particolare attenzione durante l'acquisto di alimenti biologici nella grande distribuzione o dal piccolo fruttivendolo, in modo particolare quando vengono esposti sfusi (come succede per le verdure ed i frutti non confezionati). Per essere riconoscibile, infatti, un alimento biologico dev'essere imballato ermeticamente e presentare un'etichetta adeguata alle norme di legge; solo in questo modo rispetta il concetto di tracciabilità. Nonostante la presenza degli indirizzi del produttore e del distributore non dia certezza assoluta sull'origine biologica dell'alimento, testimonia perlomeno una loro presa di responsabilità; di conseguenza, fornisce una certa garanzia al consumatore.

In definitiva, non possiamo continuare a descrivere gli alimenti biologici come un qualche cosa di immacolato, esente da trattamenti e naturale al 100%; così facendo si alimentano illusioni ed aspettative, che nel momento stesso in cui vengono disattese finiscono col sottrarre credibilità all'intero settore. Il consumatore, dal canto suo, deve capire che dietro un prodotto biologico, esiste - o dovrebbe esistere - prima di tutto un metodo di coltivazione incentrato sul rispetto della natura, quindi con un impatto ambientale ridotto rispetto alle tecniche tradizionali. Indipendentemente dalle frodi alimentari, che interessano sia i prodotti naturali che quelli biologici (più soggetti rispetto ai primi per il maggior valore commerciale), il terrorismo nei confronti dei fitosanitari di sintesi e l'eccesso di fiducia nel biologico sono quindi privi di fondatezza. I primi, infatti, sono presenti - o dovrebbero essere presenti - in concentrazioni minime, spesso meno pericolose rispetto ai veleni naturali presenti in alcuni cibi (con la differenza che molti fitosanitari si sciacquano via, mentre i secondi no); più sensato risulta l'impiego di alimenti e prodotti biologici nell'alimentazione di soggetti malati o di neonati, perché più suscettibili all'eventuale tossicità di alcune sostanze (non solo fitosanitari, ma anche - ad esempio - i residui di metalli pesanti provenienti da una fabbrica prossima al luogo di coltivazione).