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Gravidanza
      Ultima modifica: 10/01/2012

Alimentazione in gravidanza

A cura di Eugenio Ciuccetti, Ostetrico e Fitness Trainer

 

Dieta e gravidanza; alimentazione allattamento


Parlare di alimentazione in gravidanza significa prestare attenzione alla quantità, alla qualità e alla distribuzione dei cibi assunti, e dei pasti effettuati, durante i nove mesi di gestazione. Parlare di alimentazione in gravidanza significa innanzitutto sfatare un luogo comune assai diffuso e purtroppo spesso pericoloso. Ossia quello di credere che, di colpo, "dal momento in cui siamo in due" occorra anche "mangiare per due". Allo stesso modo è assolutamente scorretto anteporre preoccupazioni di carattere puramente estetico al benessere proprio e del proprio bambino. Alimentazione in gravidanzaLa gravidanza, è vero, comporta delle intense modificazioni per il corpo della donna. Molte delle quali, comunque, reversibili. Saperle accettare e gestire in modo naturale significherà anche poterle poi riassorbire in modo altrettanto rapido, efficace e fisiologico.

Partiamo quindi con il ricordare e sottolineare alcune regole fondamentali da seguire e alcuni criteri basilari da rispettare. Ad esempio, occorre innanzitutto prestare attenzione alle misure iniziali - pre-gravidiche - della gestante e calcolare il suo indice di massa corporea o Body Mass Index. La formula da utilizzare è molto semplice. Basta dividere il proprio peso per la propria altezza al quadrato. In altre parole, ipotizziamo di avere a che fare con una certa signora Maria. E mettiamo che questa, all'inizio dei nove mesi di gravidanza, misuri 170 centimetri di altezza per 65 chilogrammi di peso. Il calcolo da effettuare sarà 65 diviso 2,89 (ossia 1,70 al quadrato). Il risultato sarà 22,49, quindi compreso nell'intervallo standard tra 19,8 e 26. Ciò significa che la signora Maria ha un indice di massa corporea nella norma (verrà definita "normopeso") e che nel corso dei nove mesi di gravidanza potrà fisiologicamente aumentare tra gli 11,5 ed i 16 chilogrammi.

Se il suo body mass index fosse invece risultato inferiore a 19,8, la signora Maria sarebbe stata definita "magra" o - soprattutto in caso di valori inferiori a 18,5 - addirittura "sottopeso". Per lei verrebbe quindi giudicato fisiologico un aumento di peso in gravidanza compreso tra i 12,5 e i 18 chilogrammi. Al contrario una signora che iniziasse la propria gestazione con un indice di massa corporea compreso tra 26 e 29 dovrebbe cercare di limitare la propria crescita ponderale durante i nove mesi tra i 7 e gli 11,5 chilogrammi. Una donna, infine, che presenti un indice di massa corporea superiore a 30 già prima di rimanere incinta (quindi tendente all'obesità), non dovrà aumentare in gravidanza più di 7 chilogrammi.

 



Altezza

centimetri

Peso

Kg    
           
Il tuo indice di massa corporea è ed è
Aumento di peso durante la gravidanza *
  Apporto calorico indicativo consigliato (Kcal/die) min max
* L'aumento deve essere graduale: nel primo trimestre è minimo (circa un chilo), mentre nei mesi successivi il peso corporeo aumenta di 300-500 grammi a settimana.

 

 

Quelli forniti sono naturalmente dati indicativi, che tuttavia valgono come riferimento ed evidenziano un concetto teorico molto importante: l'aumento di peso in gravidanza non può e non deve essere lasciato al caso. Questo sia per il benessere della madre che del bambino, e quindi per il salutare sviluppo della gravidanza, del parto e del successivo puerperio.

Aumentare eccessivamente di peso in gravidanza, infatti, non significa tanto cambiare da un punto di vista estetico ma soprattutto determinare possibili complicazioni come noiose lombosciatalgie della madre nel terzo trimestre (quando i problemi di postura e deambulazione diventano inevitabilmente più consistenti) o favorire la nascita di bambini macrosomici (con il rischio conseguente di lacerazioni, sofferenza fetale, parti operativi ecc.).

Allo stesso modo un'alimentazione insufficiente o incompleta può provocare altri problemi, come ad esempio parti prematuri e quindi la nascita di neonati sottopeso, iposviluppati o addirittura aborti.

Alimenti da evitare in gravidanza

Formaggi molli/semimolli con crosta e muffe (es. gorgonzola, brie).

Carni crude macinate o carni crude a fette (carpaccio)

Salami freschi (salsiccia) o poco stagionati di piccole dimensioni (cacciatore).

Produzioni familiari (per le donne negative all'esame per la diagnosi di toxoplasmosi).

Pesce crudo (sushi, sashimi, ecc.)

Insalate già pronte al bar o in gastronomia.

Latte crudo acquistato dai distributori o dall'allevatore (consumare solo previo bollitura).

Uova crude o poco cotte.

Ulteriori consigli

Le verdure, anche quelle in busta già pronte, vanno consumate solo dopo accurato lavaggio. Non superare, per pesce spada, squalo, verdesca, tonno, una porzione settimanale al fine di evitare l'accumulo di possibili inquinanti come il mercurio. Lavare le mani dopo aver manipolato carni crude o il guscio delle uova; consumare entro il giorno successivo zabaione, maionese, creme e tiramisù fatti in casa.

Il secondo concetto da rimarcare si riferisce alla distribuzione - fisica e temporale - dei chili che la donna viene ad acquistare nel corso delle quaranta settimane in questione. Intanto occorre ricordare che l'aumento di peso è molto più significativo nella seconda metà della gravidanza (dalla ventesima settimana in poi). Quindi l'aver mantenuto un buon peso nelle prime venti settimane non deve diventare il pretesto per lasciarsi andare nella fase successiva.

Inoltre dobbiamo tenere presente che tale aumento di peso non è imputabile solo ed esclusivamente ad un corrispondente aumento di grasso corporeo ma anche a molti altri fattori: il feto ad esempio, che alla fine della gestazione graverà sulla bilancia per circa tre chili e mezzo. E ancora il liquido amniotico in cui questo è immerso e naturalmente la placenta che, da sola, arriverà a pesare circa 500 grammi.

Inoltre la maggior parte delle donne in gravidanza dovrà fare i conti con problemi più o meno intensi di ritenzione idrica, quindi con edemi e gonfiori, soprattutto agli arti inferiori; per quanto fastidiosi, questi rappresentano l'inevitabile e necessario effetto delle trasformazioni ormonali tipiche di questa fase. Non parliamo poi degli altrettanto fisiologici aumenti che riguarderanno l'utero, il seno e lo stesso sangue circolante.

Il dato positivo, se così lo vogliamo definire, riguarda però il post-parto. Ovviamente i chili dovuti al feto e agli annessi come la placenta verranno persi immediatamente dopo la nascita del bambino. Allo stesso modo, salvo particolari condizioni patologiche, i problemi di ritenzione idrica verranno smaltiti piuttosto rapidamente.

Resteranno invece da "riassorbire" i veri chili di tessuto adiposo accumulati in gravidanza. Ecco perché un aumento controllato di peso durante la gestazione renderà anche il recupero successivo più semplice e indolore.

Lo stesso recupero della forma fisica dopo il parto, d'altra parte, dovrà rispettare tempi e modalità ben precise. Alcuni, un po' provocatoriamente, affermano addirittura che la gravidanza duri 18 mesi invece di nove. I primi nove servono per formare, sviluppare e far nascere il bambino. I secondi nove servono invece a riportare la madre a condizioni fisiche simili a quelle pre-gravidiche. Un obiettivo possibile ma da perseguire in modo controllato e senza rischiose impazienze.


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