Marco Pantani

La vergogna

 

Quel ricorrente 5 Giugno del 1999 nella mente del campione di Cesenatico qualcosa cambia irrimediabilmente.

Marco PantaniIl funerale del Pirata raccoglie tantissima gente commossa

E' impossibile credere che quel valore fuori norma dell'ematocrito possa essere proprio il suo. Perché proprio lui, che era già stato controllato nei giorni precedenti e che non avrebbe avuto motivo per barare a quel punto della corsa? perché proprio lui che nei successivi controlli risulterà sempre a posto? Chissà quante domande tuttora senza risposta saranno frullate nella mente di Marco a partire da quel giorno. Quello che era l'equilibrio psicologico incrollabile di un campione come lui si è lentamente sbriciolato, lasciandolo sempre più esposto ad un malessere, quasi un letterario "spleen", destinato a distruggerlo nel più profondo del suo animo.
La vera ragione per cui si è sentito esiliato e disprezzato è stata la vergogna per essere stato considerato un "dopato". Lui ha lottato una vita contro avversari, sfortuna e infortuni per onorare il suo sport e il suo pubblico. Da quel fatidico 5 Giugno il pensiero che anche soltanto una persona potesse mettere in discussione tutta la sua carriera lo riempierà pian piano di una incolmabile tristezza.
Come se non bastasse nelle settimane successive ai fatti di Madonna di Campiglio Pantani viene risucchiato in una vera e propria caccia all'uomo da parte dei mass media, che non perdono occasione per denigrarlo e offenderlo gratuitamente. A nulla servono i suoi tentativi di difendersi da quelle accuse assurde, ormai la foga contro di lui del mondo giornalistico e dell'ambiente del ciclismo non gli lascia tregua.
Così nella sua mentre si fa sempre più strada l'idea di un complotto nei suoi confronti. Ma da parte di chi? Perché? Se così fosse a chi stava scomodo Marco Pantani? Domande alle quali è impossibile dare una risposta certa, fatto sta che il contraccolpo psicologico è tremendo. Lui avrebbe potuto incamerare i quindici giorni di squalifica e tornare come se niente fosse successo, purtroppo però il suo orgoglio di sportivo, ma soprattutto di uomo, fu ferito irrimediabilmente. Nel 1999 Marco non torna più in gruppo e anche se nel 2000 dimostra di poter tornare un corridore ad alti livelli, costretto com'è a vivere con l'ossessione che qualcuno possa "fregarlo di nuovo", il Pirata non è più lo stesso.
Non appena Marco riesce a trovare un po' di serenità gli eventi del Giro del 2001, che lo mettono di nuovo nell'occhio del ciclone, minano ulteriormente il suo morale, allontanandolo da tutto e da tutti. Col passare del tempo questa ossessione lo logora sempre più, fino a spingerlo a cercare sollievo, o forse solo distrazione, in una vita dissoluta, fatta di cattive compagnie e cocaina. Quell'ambiente apparentemente amichevole, ma profondamente insidioso, lo porterà, nonostante qualche parentesi di serenità, ad autodistruggersi.



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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015