Marco Pantani

"Quando questo ragazzo scatta non c'è niente da fare"

Marco Pantani era nato per vincere. Era l'esatto prototipo dello sportivo vincente, perché riusciva a unire a delle straordinarie doti fisiche una tenuta mentale assolutamente non comune. Il suo terreno di conquista erano le corse a tappe di tre settimane, nelle quali sapersi gestire dal punto di vista mentale è fondamentale per vincere. Oltretutto riusciva ad adattarsi ad ogni tipo di condizione climatica, proprio grazie alla sua straordinaria forza mentale che gli permetteva di astrarsi dal contesto che lo circondava e dare il massimo in ogni situazione, toccando e migliorando di volta in volta i suoi limiti. Era la stessa, incredibile dote che nel 1999 gli permise di sfoggiare una forma straordinaria, addirittura superiore a quella del 1998.
A Madonna di Campiglio Marco Pantani ha perso quella concentrazione e quella sicurezza di sè che lo contraddistinguevano, cominciando ad alternare ottime prestazioni ad altre modeste, come se fosse un corridore "normale".
Lui era uno scalatore puro, di quelli che entusiasmano il grande pubblico di questo straordinario sport, in grado di infiammare il cuore delle migliaia di persone sempre pronte a sostenerlo quando la strada saliva. Nell'epoca degli allenamenti "scientifici" e dei dominatori che vincevano i Grandi Giri a cronometro come Indurain, Ullrich e Armstrong, Pantani portò una ventata di freschezza e di sana incoscienza. Per lui non esistevano calcoli, nemmeno quando aveva la maglia Rosa o Gialla sulle spalle, l'importante era vincere e dimostrare in ogni circostanza di essere il più forte, senza accontentarsi mai e superando costantemente se stesso.
Ed era veramente il più forte in salita. Marco Pantani è riuscito a conquistare le vette più importanti del ciclismo mondiale, demolendo qualsiasi avversario abbia tentato di mettersi tra lui e la vittoria. "Quando questo ragazzo scatta non c'è niente da fare", diceva Adriano De Zan nel 1998, ed era la verità, perché nessuno come lui riusciva ad avere un tale cambio di ritmo in salita. Chiunque tentasse di stare alla sua ruota, prima o poi era costretto a cedere alle tremende rasoiate che Marco lanciava; solo lui era in grado di sopportare sforzi così intensi e impegnativi. Basti pensare che in sette Tour de France dominati in lungo e in largo, solo una volta un Lance Armstrong determinato a vincere la tappa al 100% fu staccato in salita: era la salita di Courchevel dell'anno 2000 e il vincitore di nome faceva proprio Marco Pantani. Ironia della sorte proprio quel giorno in cui poteva ricominciare la sua carriera, il Pirata raccolse invece la sua ultima vittoria.

 

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Di questi tempi siamo abituati a sentire fin troppo spesso affibbiare la parola "campione" al primo sportivo che vince qualcosa ma il vero campione è colui che dimostra di essere il più forte, sfidando e battendo i migliori avversari senza timore e senza mai arrendersi, proprio come ha fatto Marco Pantani, l'indimenticato Pirata.


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Ultima modifica dell'articolo: 25/06/2015