Età e ipertensione

L'ETÀ ADULTA

Nell'età adulta la pressione dovrebbe rimanere uguale al valore registrato alla maggiore età.

Tuttavia, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, l'incidenza dell'ipertensione aumenta già in età preadolescenziale (5-10%) e cresce fino ai 35 40 anni (20-30%) per raggiungere il 50 percento nelle donne dopo i 45 anni.

Va quindi fatta una prima importante distinzione tra ipertensione maschile e femminile. Gli uomini infatti, come abbiamo visto, rischiano di più tra i 35 ed i 40 anni mentre le donne in età fertile, grazie all'azione protettiva esercitata dagli estrogeni, hanno un basso rischio di sviluppare la patologia ipertensiva.

I ruoli si invertono dopo la menopausa, quando nell'organismo femminile viene a meno l'azione benefica di questi ormoni e il rischio raggiunge valori simili, se non addirittura superiori a quelli maschili. Le patologie cardiovascolari interessano infatti quasi la metà delle donne in periodo postmenopausale e rappresentano la più frequente causa di malattia e di morte in questa fascia d'età. In questi casi il rischio è tanto maggiore quanto più la menopausa insorge precocemente.

Nella persona anziana l'ipertensione è legata soprattutto ad un aumento della pressione massima o sistolica mentre nella fascia di età compresa tra i 20 ed i 50-55 anni la malattia è generalmente dovuta ad un aumento sia della massima che della minima.

LA TERZA ETÀ

Dopo i 60 anni si riscontrano valori di pressione leggermente più alti, soprattutto se riferiti alla pressione massima o sistolica. Con tutta probabilità tale fenomeno è dovuto all'inevitabile aumento di rigidità dei vasi arteriosi legato ai processi di invecchiamento.

Mantenere la pressione neila norma in età adulta è uno dei modi migliori per proteggersi dall'ipertensione durante la vecchiaia.

Pressione nella norma o alta?

Spesso si tende a fare confusione su quelli che sono i valori "normali" di pressione. Le numerose organizzazioni mediche sparse in tutto il mondo tendono infatti a proporre valori di riferimento leggermente diversi tra loro. Tali dati vengono poi adattati, con il passare degli anni, alle nuove scoperte in campo medico-scientifico.

In ogni caso il range di valori considerati normali per la pressione arteriosa in un individuo adulto, nel complesso, varia:

dai 90 mmHg per la minima (pressione diastolica)

ai 130-140 mmHg per la massima (pressione sistolica)

solo nell'anziano sono considerati accettabili valori di pressione sistolica superiori, fino ad un massimo di 160 mmHg

Di seguito riportiamo le ultime linee guida per la pressione ed il trattamento dell'ipertensione presentate nel 2003 da uno speciale Comitato del NHBPEP (National High Blood Pressure Education Program) e pubblicate sulla prestigiosa rivista "The Journal of the American Medical Association".

 

Valori di pressione arteriosa Sistolica/diastolica
PRESSIONE ARTERIOSA OTTIMALE <115/75 mmHg
PRESSIONE ARTERIOSA ACCETTABILE < 130/85
PRE-IPERTENSIONE 130-139 / 85-89 mmHg
IPERTENSIONE DI STADIO 1 140-159 / 90-99 mmHg
IPERTENSIONE DI STADIO 2 >160 / >100 mmHg
Accorpamento degli stadi 2 e 3 (180/110 mm Hg) di ipertensione, perché l'approccio terapeutico è lo stesso

Rispetto alle precedenti linee guida il livello di pressione cardiaca "normale" è stato ridotto da 140/90 a 120/90. Da alcuni autorevoli studi è infatti emerso che le arterie iniziano a subire i primi lievi danni già da pressioni superiori a 115/75 mmHg. Partendo da tali valori Il rischio di mortalità da malattia cardiaca ed ictus raddoppia per ogni incremento pressorio di 20/10 mmHg.
L'introduzione del livello "pre-ipertensione" non deve però suscitare inutili allarmismi nella popolazione. I soggetti "pre-ipertesi" dovrebbero interpretare la diagnosi come una sorta di avvertimento, un segnale che li invita a regolarizzare il proprio stile di vita tenendo sotto controllo alimentazione, stress, fumo, alcol ed attività fisica. I soggetti "pre ipertesi" non sono infatti dei veri e propri malati e non necessitano di trattamento farmacologico, soprattutto se hanno superato i 50 anni.

Le linee guida hanno dunque un significato generale. Se in linea di massima tutti i valori di pressione che arrivano fino a 140/90 mmHg sono considerati "accettabili" per ogni singolo individuo va stabilito un valore pressorio appropriato che dipende da più variabili.

Esistono infatti numerosi fattori come l'età, il peso corporeo, il fumo, il sesso, l'età fertile, il consumo di alcol e la consociazione con altre malattie che influenzano pesantemente tali valori.

 

I valori massimi tollerabili scendono da 140/90 a 130/80 per tuti i pazienti:

diabetici

che hanno avuto un ictus

che soffrono di insufficienza renale

che soffrono di altri problemi cardiovascolari (angina, infarto, ipercolesterolemia ecc.)

Il diabete associato all'ipertensione moltiplica il rischio di prognosi avversa. A tal proposito alcuni studi condotti a livello europeo hanno stabilito che è più importante tenere sotto controllo la pressione che non la glicemia. Nel paradosso corre quindi meno rischi un paziente diabetico che cura molto bene l'ipertensione e un po' meno la glicemia, rispetto ad un altro che cura meno bene l'ipertensione e meglio il diabete.


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