Età e Ipertensione

Definizione di ipertensione

L'ipertensione (nota anche come pressione alta) è uno stato patologico in cui i livelli di pressione arteriosa a riposo risultano costantemente superiori alla norma.
In termini numerici, una persona soffre di ipertensione (cioè è ipertesa), quando:

Età IpertensioneL'ipertensione è una condizione subdola, in quanto, a dispetto delle gravi complicanze a cui può dare origine, è quasi sempre asintomatica, cioè priva di sintomi. Non è un caso che per descrivere l'ipertensione sia in uso la definizione di “killer silenzioso”.

Età e ipertensione

Età e ipertensione sono connesse tra loro, ma, come si vedrà nei prossimi capitoli, il loro rapporto varia a seconda che si considerino i giovani, gli adulti e gli anziani.


Punto fondamentale da tenere sempre presente
Nell'arco della vita dell'essere umano, la pressione arteriosa è soggetta a fisiologici cambiamenti.

Ipertensione  nel passato e ipertensione nel presente

In passato, i medici descrivevano l'ipertensione come una malattia fortemente legata all'invecchiamento. A conferma di ciò, vi era il metodo di calcolo della pressione massima ideale in uso a quei tempi, che prevedeva l'addizione a 100 dell'età del paziente espressa in anni (es: la pressione massima ideale per un individuo di 30 anni si calcolava attraverso l'operazione 100+30=130).
Oggi, dopo anni di studi approfonditi, le conoscenze in merito all'ipertensione sono migliorate e i medici sono giunti alla conclusione che il rapporto consequenziale età avanzata-ipertensione non è più così esclusivo come si credeva. Infatti, se un leggero incremento pressorio (10-20 mmHg) è tutto sommato accettabile e giustificabile per via dei naturali cambiamenti indotti dall'invecchiamento, altrettanto non può dirsi per incrementi maggiori, sui quali sembra che incidano fattori aggiuntivi. In altri termini, l'invecchiamento comporta sì un aumento della pressione arteriosa, ma questo aumento non è così marcato, salvo non incidano altre componenti.
Occorre poi sottolineare la scoperta abbastanza recente della diffusione non proprio trascurabile dell'ipertensione  tra i giovani e i giovanissimi dei Paesi più industrializzati, diffusione che, tra i più pessimisti, fa temere a future epidemie di pressione alta tra gli adulti.

Ipertensione e infanzia

Alla nascita, l'essere umano presenta una pressione arteriosa pari a circa 70/40 mmHg; con la crescita e il passare degli anni, questa pressione tende a salire progressivamente, fino a raggiungere, intorno al diciottesimo anno di età, il valore considerato normale di 120/80 mmHg.


Curiosità

Per verificare che, in un individuo giovane, l'innalzamento pressorio parallelo alla crescita stia avvenendo con le giuste modalità, i pediatri fanno riferimento a dei dati standard calibrati in base ai percentili di crescita.


Sebbene sia un fenomeno in crescita, l'ipertensione nei bambini e nei giovani in generale è sempre meno frequente rispetto alla popolazione adulta e anziana.
Bambini ipertensioneDiversamente da quanto accade per le fasce di età maggiore, l'ipertensione arteriosa nei giovani è più spesso di tipo secondario (cioè legata a una malattia o una condizione ben specifica), piuttosto che di tipo essenziale (cioè dipendente da una molteplicità di fattori e non da una specifica condizione).
Occorre, tuttavia precisare, che, negli ultimi decenni, il fenomeno dell'ipertensione essenziale giovanile è in aumento e, proprio per questo, sta acquisendo sempre maggiore interesse. Secondo gli esperti – i quali si basano su studi attendibili – a motivare questo aumento dell'ipertensione essenziale giovanile sarebbe la diffusione crescente, tra i più giovani, di due problematiche dalle conseguenze drammatiche, soprattutto sul lungo periodo: si sta parlando del sovrappeso e dell'obesità giovanile.


Secondo alcune stime, l'ipertensione giovanile è secondaria in almeno l'80% dei casi clinici ed è da imputarsi a una malattia ormonale, una grave malattia renale o una grave anomalia cardiaca.


Da quanto evidenziano numerose ricerche, le problematiche di sovrappeso e obesità nei soggetti più giovani sono dovute al pericoloso binomio tra alimentazione scorretta e mancanza di attività fisica.
Di fronte al numero sempre maggiore di ragazzi obesi e in sovrappeso, gli esperti temono, per i prossimi 15-20 anni, una vera e propria epidemia di malattie cardiovascolari (delle quali l'ipertensione è uno dei principali fattori di rischio). Infatti, statistiche alla mano, i bambini grassi hanno, rispetto ai coetanei normopeso, una più elevata probabilità di diventare ipertesi (e obesi) in età post-adolescenziale.


In base a un'allarmante statistica italiana, riferita chiaramente all'Italia, il 25-30% dei bambini in sovrappeso soffre di ipertensione più o meno severa.

COME INTERVENIRE?

Per preservare dall'ipertensione i giovani di oggi (e gli adulti di domani), i medici raccomandano alle famiglie di confrontarsi costantemente con il pediatra di fiducia, valutare con quest'ultimo le abitudini alimentari del/dei figlio/i e, infine, chiedere (sempre al pediatra, ovviamente) i punti chiave della corretta alimentazione in età giovanile.
Inoltre, non bisogna trascurare il ruolo importantissimo dell'attività fisica, la quale rappresenta, senza dubbio, il modo migliore per prendersi cura della salute fisica e psichica dei giovani:

  • Fisica, per il rischio già ampiamente discusso di sviluppare ipertensione e obesità in età adulta;
  • Psichica, perché il sovrappeso e l'obesità nei giovani hanno anche importanti ripercussioni psicologiche, soprattutto nella società odierna che tende a valorizzare sempre più “i corpi di serie A” e a deridere chi è di “taglia forte”.

Ipertensione ed età adulta

In età adulta, se lo stile di vita è all'insegna della buona salute, la pressione arteriosa tende a rimanere uguale al valore raggiunto al 18esimo anno di vita circa.
Purtroppo, però, è un dato di fatto che molte persone adulte faticano a controllare certi cattivi comportamenti (es: fumo di sigaretta, sedentarietà, troppo sale nella dieta ecc.), complici tanti motivi, tra cui stress lavorativo, poco tempo per cucinare o praticare attività fisica ecc., e sono vittime di aumenti pressori più o meno marcati.

Negli uomini adulti, questi aumenti della pressione arteriosa riguardano soprattutto i soggetti di 35-40 anni; nelle donne adulte, invece, interessano prevalentemente i soggetti di età superiore ai 45-50 anni, ossia dopo quell'evento tipico del sesso femminile chiamato menopausa.
Se nelle persone anziane (come si vedrà) l'aumento pressorio riguarda soprattutto la cosiddetta pressione massima (o sistolica), nelle persone adulte dai 20 ai 55 anni l'eventuale incremento pressorio interessa sia la pressione massima che la pressione minima.
A prescindere dal sesso, l'aumento della pressione arteriosa in età adulta comporta – come accennato – un incremento nel rischio cardiovascolare; incremento che è tanto più elevato quanto più è marcato il sopraccitato aumento della pressione arteriosa.

PERCHÉ NELLE DONNE ADULTE IL RISCHIO DI IPERTENSIONE INIZIA DOPO LA MENOPAUSA?

Gli uomini di 35-40 anni sono maggiormente a rischio di ipertensione e malattie cardiovascolari, rispetto alle donne della stessa età, perché quest'ultime – salvo particolari circostanze – godono dell'azione protettiva esercitata dagli estrogeni nei confronti degli innalzamenti patologici della pressione arteriosa.
In altre parole, le donne in età fertile sono meno a rischio di ipertensione e complicanze associate, rispetto agli uomini coetanei, perché possono contare sugli estrogeni, i quali proteggono dalla pressione alta.
Alla luce di ciò, il motivo per cui la menopausa determina un aumento del rischio di ipertensione è facilmente spiegabile e, per i lettori con più conoscenze sull'argomento, facilmente intuibile: tra gli sconvolgimenti ormonali che l'evento fisiologico della menopausa produce, c'è anche il calo drastico della produzione di estrogeni, il che comporta una serie di effetti a catena, compresa la ridotta protezione dagli aumenti patologici dei livelli pressori.


Alcune curiosità:
  • Negli uomini di 35-40 anni, la pressione arteriosa può innalzarsi di un 20-30%, mentre nelle donne dopo i 45-50 anni (ma sarebbe più appropriato dire dopo la menopausa), la pressione può aumentare anche del 50%;
  • Complici l'aumento della pressione arteriosa post-menopausale e il conseguente incremento del rischio cardiovascolare, le malattie di natura cardiovascolare rappresentano la più frequente causa di malattia e morte nelle donne che hanno da poco superato la menopausa;
  • Da alcuni studi è emerso che il rischio cardiovascolare legato all'ipertensione post-menopausale è tanto maggiore, quanto più la menopausa è comparsa precocemente.

Ipertensione e terza età

Dopo i 60 anni, ossia con l'entrata nella cosiddetta terza età o età anziana, i valori di pressione arteriosa subiscono una sorta di aumento fisiologico, soprattutto per quanto concerne la pressione massima o sistolica.
Secondo medici ed esperti, questo fenomeno è dovuto, con tutta probabilità, all'inevitabile aumento della rigidità dei vasi arteriosi che consegue i processi di invecchiamento dell'organismo umano.

ESISTE UN MODO PER LIMITARE L'AUMENTO PRESSORIO IN ETÀ ADULTA?

Sulla scorta di quanto emerso dagli studi più recenti, i medici ritengono che mantenere la pressione nella norma in età adulta e in giovane età è uno dei modi migliori per proteggersi da un'ipertensione esagerata durante la vecchiaia.

Pressione normale o alta?

A seguito delle nuove scoperte in campo medico-scientifico, per quanto riguarda l'ipertensione, l'odierno range di valori pressori considerati normali è mutato in modo non trascurabile rispetto a un tempo.
Infatti, se in passato un individuo adulto possedeva una pressione normale quando la pressione minima era di 90 mmHg e la pressione massima di 130-140 mmHg, attualmente un individuo adulto è normoteso (cioè gode di pressione normale) quando la pressione massima è inferiore a 120 mmHg e la pressione minima è inferiore a 80 mmHg (il valore ideale sarebbe 115/75 mmHg).


Valori di pressione arteriosa Sistolica/diastolica
PRESSIONE ARTERIOSA OTTIMALE <115/75 mmHg
PRESSIONE ARTERIOSA ACCETTABILE < 130/85
PRE-IPERTENSIONE 130-139 / 85-89 mmHg
IPERTENSIONE DI STADIO 1 140-159 / 90-99 mmHg
IPERTENSIONE DI STADIO 2 >160 / >100 mmHg
Accorpamento degli stadi 2 e 3 (180/110 mm Hg) di ipertensione, perché l'approccio terapeutico è lo stesso

Tabella. I range di pressione arteriosa in condizioni di normalità e in condizioni patologiche.
Si ricorda ai lettori che, quando la pressione scende sotto i 90/60 mmHg, si comincia a parlare di pressione bassa o ipotensione.

Motivi della riduzione del range pressorio corrispondente alla normalità

A giustificare la scelta, da parte dei comitati e delle organizzazioni mediche competenti, di ridurre da 140/90 mmHg a 120/80 mmHg il livello di pressione arteriosa corrispondente alla normalità, sono stati alcuni autorevoli studi che hanno rilevato due cose:

  • Come le arterie inizino a subire i primi lievi danni già a pressioni superiori a 115/75 mmHg

e

  • Come il rischio di mortalità da malattia cardiaca e ictus raddoppi, a partire da pressioni maggiori di 115/75 mmHg, per ogni incremento pressorio di 20/10 mmHg.

La pre-ipertensione è grave?

Introdotta successivamente alla nuova classificazione dei valori di pressione arteriosa (si veda la precedente tabella), la pre-ipertensione non deve suscitare particolari allarmismi, ma deve semplicemente fungere da avvertimento che segnala la necessità di regolarizzare lo stile di vita, facendo attenzione a:

  • L'alimentazione;
  • Lo stress;
  • Il fumo;
  • L'alcol;
  • L'attività fisica.

Quindi, i soggetti “pre-ipertesi” non sono veri e propri malati e non necessitano di trattamenti farmacologici, soprattutto se hanno superato i 50 anni.

Fattori da considerare quando si misura la pressione arteriosa

Le linee guida relative a quanto dovrebbe misurare la pressione arteriosa in condizioni di normalità hanno una valenza generale.
Tuttavia, i medici tengono a precisare che, dal punto di vista dei livelli pressori, ogni singolo individuo rappresenta un caso a sé stante e che, per stabilire la giusta pressione individuale, bisogna considerare fattori quali, per esempio, l'età, il livello di attività fisica, l'eventuale abitudine al fumo o la facilità ad agitarsi anche in occasione di una banale misurazione della pressione arteriosa.

Quando anche un rialzo pressorio minimo deve allarmare?

Come si diceva in precedenza, un'ipertensione lieve non deve allarmare oltre misura, ma deve richiamare “all'ordine” il diretto interessato, il quale deve assumere comportamenti in linea con uno stile di vita più sano.
Tuttavia, esistono delle particolari circostanze di salute, in cui anche il minimo rialzo pressorio oltre la norma è da considerarsi estremamente pericoloso e da trattare anche con farmaci; tra queste circostanze di salute particolari, figurano:

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Ultima modifica dell'articolo: 09/08/2017

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