Ipertensione

L'ipertensione arteriosa è una tra le malattie più diffuse nei paesi industrializzati. Colpisce infatti circa il 20% della popolazione adulta e rappresenta uno dei maggiori problemi clinici dei tempi moderni.

ipertensione pressione altaIn Italia più di 10 milioni di persone soffrono di ipertensione e circa la metà di queste ignora di avere la pressione alta. Molte volte infatti chi è iperteso scopre di esserlo durante una visita medica di controllo, ignorando la presenza della malattia per diversi anni.

Tra coloro che sanno di essere ipertesi solo il 25 % riesce a tenere la malattia sotto controllo e a riportare la propria pressione nella norma.

Non sempre per un medico è facile decidere quando occorre intervenire farmacologicamente. Grande importanza riveste l'adesione o meno del malato alla terapia.

 

Cos'è l'ipertensione? Età e ipertensione Pressione normale o pressione alta?
Cause dell'ipertensione Soggetti a rischio Perché l'ipertensione è pericolosa?
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Che cos'è l'ipertensione?

Si definisce ipertensione arteriosa uno stato costante e non occasionale in cui la pressione arteriosa è elevata rispetto a standard fisiologici considerati normali.


Una persona è ipertesa, o ha la pressione alta, quando:
  • la pressione arteriosa minima (ipertensione diastolica) supera "costantemente" il valore di 90 mmHg
  • la pressione massima (ipertensione sistolica) supera "costantemente" il valore di 140 mmHg

L'aggettivo costante è fondamentale, dato che durante la giornata la pressione può subire delle variazioni transitorie legate a numerosissimi fattori, tra i quali ricordiamo:

ora del giorno: (la pressione è leggermente più alta al mattino e nel tardo pomeriggio, vedi: cronobiologia)

attività fisica (la pressione cardiaca aumenta in relazione al tipo e all'intensità dell'esercizio fisico)

stato emotivo (intense emozioni, stress e persino l'ansia per il risultato della visita medica possono aumentare temporaneamente la pressione)

la pressione viene influenzata in maniera costante da altri fattori, tra i quali un ruolo particolare è ricoperto dall'età.

Pertanto se durante una visita medica si rileva una pressione elevata non si può automaticamente parlare di ipertensione. L'eccesso pressorio va in questi casi interpretato come un campanello d'allarme che impone ulteriori accertamenti e misurazioni più frequenti.


I medici distinguono due tipi di ipertensione arteriosa, una detta "essenziale" ed un'altra denominata "secondaria".

Ipertensione essenziale: termine utilizzato per indicare un tipo particolare di ipertensione, di cui non si conoscono ancora a fondo le cause. Si parla in questo caso di patologia idiopatica e multifattoriale.

Tra i possibili fattori alla base della patologia i più importanti sono la familiarità (influenza genetica), le abitudini alimentari, il sovrappeso, la sedentarietà ed eventuali squilibri ormonali.

L'ipertensione essenziale rappresenta la forma di ipertensione più diffusa in età adulta ed anziana (circa il 95% dei casi).


Ipertensione secondaria: rientrano in tale definizione tutte quelle forme di ipertensione secondarie a patologie ben definite, come le malattie renali o cardiache. E' poco diffusa e rappresenta soltanto il 5 per cento dei casi.

Ulteriori forme particolari, ma estremamente poco diffuse, sono l'ipertensione labile (pressione nella norma, ma con sbalzi improvvisi), l'ipertensione sistolica pura (aumento al di sopra dei valori normali della sola pressione massima) e l'pertensione diastolica pura (l'incremento interessa soltanto la pressione minima).

Età e ipertensione

Un tempo si pensava che l'ipertensione fosse una malattia legata all'invecchiamento. A conferma di ciò la pressione massima ideale veniva calcolata addizionando a 100 la propria età espressa in anni.

Oggi l 'età non giustifica più l'ipertensione. Se un leggero incremento (10-20 mmHg) è tuttosommato accetabile, altrettanto non si può dire per valori maggiori. In altri termini, aumentare la propria pressione cardiaca con l'invecchiamento non è più una cosa inevitabile.

D'altro canto si è visto che l'ipertensione non risparmia nemmeno i giovani ed i giovanissimi. Il dilagare di questa patologia tra bambini e ragazzi nei paesi industrializzati fa temere, per il futuro, una vera e propria epidemia di adulti ipertesi.


L'INFANZIA

Durante l'arco della vita compaiono dei fisiologici cambiamenti nei valori di pressione. Alla nascita tali valori si attestano intorno a 70/40 mmHg (dove 70 è la pressione massima o sistolica e 40 è la pressione minima o diastolica). Durante l'infanzia tali valori tendono a salire fino a raggiungere il valore standard di 120/80mmHg intorno al diciottesimo anno di età.

Il pediatra è perfettamente in grado di stabilire la normalità dei valori pressori facendo riferimento a dei dati standard calibrati in base ai percentili di crescita.

Nei bambini, al contrario degli adulti, nell'80-90% dei casi l'ipertensione è secondaria cioè legata a fattori ormonali, renali o ad anomalie cardiache.

Se il valore di pressione, pur rimanendo nella norma, è leggermente più alto del normale, il bambino ha una maggiore probabilità di diventare un adulto iperteso. L'imputato principale è in questo caso il sovrappeso, quasi sempre dovuto al pericoloso binomio tra alimentazione scorretta e mancanza di attività fisica. A tal proposito i dati riferiti alla popolazione italiana sono a dir poco allarmanti, tanto che si stima che circa il 25-30% dei bambini in sovrappeso soffra di ipertensione più o meno severa.

Il numero sempre maggiore di ragazzini obesi e in sovrappeso fa temere, per i prossimi 15-20 anni, una vera e propria epidemia di malattie cardiovascolari. I bambini grassi rispetto ai coetanei normpeso hanno infatti un'elevata probabilità di diventare ipertesi ed obesi in età post adolescenziale.

Per tutti questi motivi è molto importante stabilire un dialogo con il pediatria, che aiuterà la famiglia a rivalutare le abitudini alimentari tramite una corretta informazione alimentare.

Non va inoltre dimenticato il ruolo importantissimo dell'attività fisica che rappresenta senza dubbio il modo migliore per prendersi cura della salute psicofisica del proprio figlio. Non dimentichiamo infatti che il sovrappeso ha anche importanti ripercussioni psicologiche, soprattutto in una società che tende a valorizzare sempre più i "corpi di serie A", deridendo e sbefecciando quelli appartenenti alle serie minori.


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