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Ormai da qualche anno si fa un gran parlare dei prodotti a base di tè verde, abilmente proposti ai consumatori come veri e propri elisir di bellezza, antidoti contro l'invecchiamento e chi più ne ha più ne metta. I tanto decantati effetti salutistici del tè verde sono legati, tanto per cambiare, al suo prezioso contenuto in antiossidanti, che come ormai un po' tutti sanno, aiuta l'organismo a difendersi dai radicali liberi (molecole reattive implicate nel danno cellulare).
In particolare, il potenziale antiossidante della bevanda è associato all'elevato contenuto in catechine, che nel tè verde rappresentano circa il 20-40% del peso secco. Tra queste sostanze la più abbondante è chiamata (-)-epigallocatechina gallato (EGCG) ed è particolarmente nota per aver dimostrato spiccate proprietà antiossidanti ed antimutageniche. Grazie a queste caratteristiche, l'EGCG inibisce la crescita e la proliferazione delle cellule tumorali; riduce inoltre i livelli di colesterolo LDL e di trigliceridi, esercitando, per questo, un'azione protettiva dalle malattie cardiovascolari.
Epigallocatechina a parte, la miscela delle varie sostanze presenti nel tè verde ha dimostrato un'azione antiossidante superiore rispetto ai singoli componenti, confermando l'ormai accettata tesi secondo cui i fitocomplessi alimentari sono molto più attivi dei singoli componenti isolati e purificati.
In un mondo dove il successo di un determinato alimento o supplemento dietetico è sempre più legato alle sue reali o presunte capacità antinvecchiamento, antidegenerative e anticancerogene, le virtù antiossidanti del tè verde non potevano certo passare inosservate. In proposito la Food And Drug Administration si è dimostrata cauta, a causa di risultati contrastanti tra i vari studi. Se da un lato, come giustamente ha fatto l'ente americano, bisogna prendere atto delle ricerche che smentiscono molte delle presunte virtù del tè verde, dall'altro non si possono nemmeno ignorare i sempre più numerosi studi che puntualmente le esaltano.
Un'altra interessante proprietà ascritta al tè verde è quella dimagrante; questa volta le sostanze chimiche in gioco sono le metilxantine (caffeina, teobromina, teofillina) e non vi è alcun dubbio sulla loro effettiva capacità di stimolare la lipolisi.
Favorendo la mobilitazione dei Grassi localizzati nel tessuto adiposo e la loro ossidazione a scopo energetico, le metilxantine promuovono la perdita di peso. Le stesse sostanze sono anche in grado di aumentare il metabolismo; possiedono inoltre un blando effetto diuretico (utili per combattere la ritenzione idrica) ed anoressizante (sopprimono la fame). Le concentrazioni di metilxantine presenti nel tè verde sono tuttavia limitate e del tutto insufficienti per rendere apprezzabili le suddette proprietà (ne occorre più di mezzo litro per ricavare l'equivalente in caffeina di una tazzina di caffè).
Oltre alla varietà e alle differenze colturali, i vari tipi di tè si classificano in base al processo di lavorazione a cui vengono sottoposti. In particolare, mentre nella preparazione del tè nero la fermentazione è essenziale per ottenere l'aroma desiderato, il tè verde si ricava a partire da foglie giovani e fresche, trattate in modo da inibire i processi fermentativi.
Rispetto al tè nero, il tè verde è più povero in caffeina (circa il 50% in meno), ma vanta maggiori proprietà antiossidanti.
In conclusione: anche se in una tazza di tè verde non troviamo nulla di miracoloso, si tratta comunque di una bevanda con numerose caratteristiche apprezzabili, che può quindi rientrare tranquillamente nelle abitudini alimentari di ogni giorno. Rimane comunque la raccomandazione di impostare la propria dieta sul consumo di un'ampia varietà di alimenti: bere regolarmente tè verde è quindi importante, purché non si dimentichino tutti gli altri preziosi alimenti antiossidanti che la natura ci offre (agrumi, frutti di bosco, pomodori ed in generale tutta la frutta e la verdura fresca).
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