Stricnina

La stricnina è un alcaloide particolarmente tossico, ancora oggi utilizzato come pesticida contro piccoli vertebrati quali uccelli e roditori. Più raramente, la stricnina si trova in piccolissime dosi miscelata a droghe come eroina, cocaina ed LSD. Noce vomicaL'avvelenamento può avvenire per ingestione accidentale di pesticidi, alimenti ed acqua contaminata, o per inalazione od assorbimento della stricnina attraverso le membrane del naso, gli occhi e la bocca.

Nonostante l'elevato potere venefico, fino alla metà del secolo scorso piccole dosi di stricnina venivano utilizzate in preparati stimolanti, lassativi e contro i disturbi di stomaco. Ben noto, inoltre, l'utilizzo della sostanza in ambito sportivo a scopo dopante, in particolare nelle olimpiadi di inizio '900 (famosi sono i casi di Thomas Hicks nelle Olimpiadi Saint Luis 1904 e di Dorando Pietri nelle olimpiadi di Londra 1908).

La stricnina è contenuta nei semi delle piante appartenenti al genere Strychnos; la più alta concentrazione si è riscontrata nella corteccia di Strychnos Icaja (6,6%), anche se la sostanza viene tradizionalmente estratta dai semi di noce vomica (Strychnos nux vomica), una pianta arborea che cresce in Australia e nelle regioni asiatiche meridionali (India, Sri Lanka, ed Indie orientali). La stricnina si presenta come una polvere bianca - cristallina, inodore e con un sapore estremamente amaro - che può essere assunta per bocca, inalazione o soluzione intravenosa.

La stricnina è un antagonista competitivo della glicina, un neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale ed in particolare del midollo spinale. Il veleno agisce impendendo l'interazione della glicina con i suoi specifici recettori. Venendo a mancare questo importantissimo freno inibitore, si producono contrazioni muscolari prolungate, dolorose e generalizzate, simili a convulsioni. La contemporanea contrazione dei muscoli estensori e di quelli flessori provoca gravi danni muscolari, con mioglobinuria e comparsa in circolo di specifici marker (CPK).

I sintomi da avvelenamento di stricnina possono comparire poco dopo l'ingestione, generalmente entro 15 - 30 minuti, ed in base alla dose assunta possono rivelarsi drammatici. I sintomi includono: agitazione, apprensione, paura, irrequietezza, spasmi muscolari dolorosi che possono provocare febbre e lesioni epato-renali, tensione della mascella e smorfie facciali forzate. Nelle intossicazioni più gravi compare opistotono: a seguito di stimolazioni sensoriali anche minime il corpo si irrigidisce, il capo si piega all'indietro ed il dorso si inarca nella tipica posizione di iperflessione; pochi di questi attacchi possono causare morte per asfissia. Il paziente avvelenato con stricnina è sveglio e dolorosamente conscio delle contrazioni muscolari, caratteristica - questa - che differenzia la sintomatologia dalle crisi convulsive epilettiche. Oltre che per asfissia da paralisi spastica dei muscoli respiratori, la morte può sopraggiungere per ipertermia o insufficienza renale da eccessiva rabdomiolisi.

Non esistendo un antidoto specifico contro la stricnina, la terapia si basa sulla somministrazione di benzodiazepine (rilassano la muscolatura scheletrica), carbone attivo o sostanze equivalenti (facilitano l'eliminazione della stricnina non ancora assorbita) ed ossigeno in caso di necessità. E' indicato il monitoraggio della temperatura corporea ed il ricovero in ambienti quieti per minimizzare gli stimoli sensoriali.

Sebbene l'indice terapeutico (rapporto fra dose letale nel 50% del campione e dose efficace nel 50% del campione) sia talmente basso da risultare praticamente inesistente, la stricnina viene utilizzata, indirettamente ed a piccole dosi, nella medicina omeopatica, dove ancora oggi si fa un ampio impiego di preparati ottenuti dai semi maturi ed essiccati di noce vomica, indicati in presenza di costipazione, affezioni emorroidali, malessere generale e disturbi muscolo-tendinei.



Ultima modifica dell'articolo: 26/04/2016