Senna

La senna è una droga lassativa di origine vegetale, composta dalle foglie e/o dai frutti essiccati di una delle seguenti specie, appartenenti alla famiglia delle Leguminose, o da una mescolanza di entrambe:

  • Cassia acutifolia Del. (= Cassia Senna L.)
  • Cassia angustifolia Vahl (= senna di Tinnevelly o senna indiana)

oggi raggruppate sotto il nome scientifico di Senna alessandrina Miller.


Tra tutti i lassativi antrachinonici, la senna è certamente la più usata (perché di basso costo) e anche la più studiata. Al pari delle altre droghe caratterizzate dalla generosa presenza di questi principi attivi (aloe succo, cascara, frangola, rabarbaro), la senna è raccomandata per il trattamento della stipsi.

Considerato l'effetto lassativo abbastanza forte - non così blando come quello della frangola o della cascara, né così marcato come quello dell'aloe succo - la senna, in particolare, è largamente raccomandata per trattamenti a breve termine (una o due settimane), in caso di stipsi acuta o prima di un esame endoscopico come la colonscopia.

Senna

Piccoli arbusti eretti (1-2 m) originari dell'Africa Orientale e dell'India. Fusto verde pallido, con lunghi rami eretti, foglie composte, paripennate (4-8 paia di foglioline), alterne, e fiori gialli riuniti in grappoli terminali. Il frutto (o baccello) è un legume che termina con una punto, residuo dello stelo.

Senna pianta

I principi attivi antrachinonici che caratterizzano la senna vengono chiamati sennosidi A e B; di fatto si tratta di glicosidi diantronici, contenuti in percentuali intorno all' 1,5%-3% nelle foglie ed al 2,5% nei frutti (dove si concentrano a livello del pericarpo). Nel fitocomplesso ritroviamo anche piccole quantità di sennosidi C e D, glicosidi monomerici ed antrachinoni liberi (aloe-emodina, crisofanolo, reina). Tra gli altri costituenti ricordiamo mucillagini, flavonoidi, polisaccaridi, acidi e sostanze minerali.

I sennosidi, di per sé inattivi, si comportano di fatto come dei profarmaci; acquisiscono infatti un'azione lassativa soltanto dopo essere stati metabolizzati dalla flora batterica intestinale, che libera gli agliconi (parti non zuccherine dei glicosidi) e li trasforma negli antroni reinantrone e reina, attraverso una serie di passaggi intermedi.

La reina, che rappresenta il principio attivo caratteristico della senna, è scarsamente assorbibile ed agisce in situ esaltando la secrezione di acqua ed elettroliti nel lume intestinale, inibendone il riassorbimento e aumentando il contenuto enterico, che di fatto rappresenta un grosso stimolo per l'aumento di motilità del crasso. Per questo particolare meccanismo d'azione, la senna appartiene alla categoria dei lassativi stimolanti, detti anche irritanti o da contatto.

Senna: forme farmaceutiche e posologia

La senna è disponibile in numerose preparazioni farmaceutiche (compresse, capsule, sciroppi, estratti fluidi, infusi e macerati), spesso in associazione con altre sostanze naturali ad attività lassativa, coleretica/colagoga, spasmolitica (per attenuarne gli effetti colici) o correttiva del sapore e del colore.

Per quanto riguarda la posologia, a seconda della forma farmaceutica, si consigliano generalmente 2 ml di estratto fluido, 8 ml di sciroppo o un infuso preparato con 0,5-2 g di foglie o frutti, meglio se standardizzati in sennosidi (che in forma cristallina risultano più stabili, affidabili e sicuri rispetto alle varie preparazioni ottenute dalla droga grezza).

L'infuso non dev'essere eseguito con acqua bollente; anzi, spesso si consiglia di ottenere la tisana per macerazione a freddo (lasciar riposare la droga in acqua a temperatura ambiente per almeno 10-12 ore, quindi filtrare ed assumere per os). In questo modo, infatti, la preparazione contiene più sennosidi e meno materiale resinoso (sennanigrine), ritenuto responsabile dei crampi addominali.

L'effetto lassativo della senna si manifesta tipicamente da otto a dodici ore dopo la somministrazione orale. Il frutto della senna, rispetto alle foglie, esercita un'azione lassativa più blanda.

Effetti collaterali della senna e controindicazioni

L'abuso di lassativi a base di senna, inteso come utilizzo perpetuato a lungo termine, può indurre melanosi del colon, squilibri elettrolitici, assuefazione e dipendenza psicologica, mentre l'assunzione di dosi eccessive è tipicamente associata a disturbi addominali di varia natura (crampi, flatulenza, meteorismo) e congestione delle emorroidi. La perdita di potassio è da prendere in particolare considerazione soprattutto nel caso di concomitante assunzione di liquirizia, corticosteroidi, diuretici tiazidici o farmaci antiaritmici.

L'assunzione di senna produce discromie urinarie; in seguito al suo utilizzo, infatti, le urine divengano bruno giallastre, se acide, o rosse se alcaline. Anche le feci, per la presenza di antrachinoni, possono assumere un colorito giallo-arancione.

La senna è controindicata in gravidanza ed allattamento, nei casi di occlusione intestinale, stenosi rettale, stipsi spastica, colite ulcerosa, periodo mestruale, appendicite, diverticolite, emorroidi, proctite, nei casi di dolore addominale di origine sconosciuta ed in età pediatrica.