Megadosi di vitamina C

Megadosi di vitamina C vengono regolarmente assunte da un numero non certo trascurabile di italiani, convinti di aver trovato il modo migliore per prevenire e combattere svariate malattie. Precisiamo innanzitutto che - a fronte di un fabbisogno quotidiano stimato dalle più autorevoli agenzie internazionali (FAO inclusa) intorno a 60-120 mg (0,06 - 0,12 g) - quando si parla di megadosi, i livelli di assunzione di vitamina C superano i due grammi/die, fino a raggiungere ed oltrepassare i dieci grammi.

Megadosi di vitamina CAlla dose di assunzione quotidiana pari a 2000 mg si colloca il cosiddetto Tolerable upper intake level (UL), cioè la massima dose di vitamina C che presumibilmente non crea problemi di tossicità in individui sani. In particolare, per quanto riguarda questa vitamina, i rischi derivanti da eventuali sovradosaggi sono contenuti, soprattutto se paragonati a quelli associati al surplus cronico di altre vitamine, coma la A e la D. Stiamo infatti parlando di una vitamina idrosolubile, i cui eccessi - una volta esaurite le ridotte capacità di stoccaggio - vengono facilmente eliminati con le urine.

I soggetti che assumono megadosi di vitamina C possono comunque accusare problemi di acidità gastrica, con bruciori e reflusso, specie quando la vitamina viene assunta come tale, cioè sottoforma di acido L-ascorbico. I suoi sali, al contrario, danno meno problemi di pirosi gastrica, ma fanno subentrare rischi relativi all'apporto addizionale di minerali. Così, ad esempio, l'ascorbato di sodio può risultare controindicato a chi soffre di ipertensione; 5 grammi, infatti, apportano più di mezzo grammo di sodio, un quantitativo non certo trascurabile, dato che sarebbe buona regola - per le persone sane ma soprattutto per gli ipertesi - non assumerne più di 2,5 grammi/die (in realtà lo stile alimentare moderno determina spesso apporti decisamente superiori, indipendentemente da fonti esterne). Cinque grammi di potassio ascorbato, invece, forniscono all'organismo quasi un grammo di potassio, che può creare problemi agli individui con malattie renali o in terapia con diuretici risparmiatori di potassio.

Tra gli effetti collaterali riconducibili alle megadosi di vitamina C rientrano ulteriori problemi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea), tanto che molto spesso - piuttosto che indicare dosi precise - si preferisce consigliare l'assunzione personalizzata del massimo quantitativo che non provoca problemi gastrointestinali. Questi effetti collaterali, al pari della pirosi, possono essere attenuati suddividendo la megadose in almeno tre diverse assunzioni quotidiane, pratica che oltretutto moltiplica la percentuale di vitamina C assorbita a livello intestinale.

Un eccesso di vitamina C nella dieta sembra favorire la sintesi di calcoli renali a causa dell'aumentata produzione di ossalati. Per tale ragione, specie se se si ha una storia di calcolosi alle spalle, si raccomanda in genere di limitare l'apporto dietetico complessivo di vitamina C (dieta più eventuali supplementazioni) a non più di 1 g al giorno. Il rischio che la vitamina C possa metabolizzare in ossalati è superiore in carenza di piridossina (vitamina B6), come può succedere in caso di coliti con diarree ricorrenti. Prima dell'assunzione di supplementi a base di vitamina C, quindi, i portatori di calcoli di ossalato di calcio dovrebbero  eseguire ulteriori accertamenti medici.

Dopo questa doverosa premessa, l'articolo non intende soffermarsi sull'utilità preventiva e curativa di tali pratiche. La linea editoriale di questo sito segue infatti le posizioni dettate dalla medicina ufficiale, la stessa che tanto per intenderci ha quasi raddoppiato l'aspettativa media di vita nel corso dell'ultimo secolo. Perciò, oltretutto consapevoli che ribadire l'inutilità di tali pratiche non può certo smuovere dalle loro posizioni i fautori delle megadosi di vitamina C, soffermiamoci su alcune semplici considerazioni. Esaminiamo, in particolare, l'ormai diffusa teoria del complotto che sarebbe stata attuata dalle multinazionali farmaceutiche per offuscare le virtù curative della vitamina C.

Che quello in cui viviamo sia un mondo imperfetto non è certo una novità, così come è indubbio che le multinazionali farmaceutiche possano esercitare il loro potere influenzando indirettamente il rapporto delle persone con la salute. Quello che però è incettabile è far leva sull'ignoranza e sulle paure dei lettori inculcando il concetto della "cospirazione internazionale contro la vitamina C". Se ciò fosse vero, cosa logicamente impensabile, tutti i ricercatori e tutte le università d'Italia e del mondo sarebbero sotto il controllo diretto delle case farmaceutiche. Ora, se pensiamo alla nostra realtà e alla rivoluzione culturale del '68 ci rendiamo ovviamente conto che vi sono molti docenti con ideologie in completa antitesi con quelle del più sfrenato capitalismo sostenuto dalle multinazionali. Tutto questo per dire che inevitabilmente, se davvero le megadosi di vitamina C fossero in grado di mantenere le promesse, tutto ciò sarebbe chiaramente emerso da anni anche nelle ricerche di medicina ufficiale. Invece tutto ciò non è accaduto e le poche evidenze positive - provenienti perlopiù da studi autonomi di alcuni fautori della medicina alternativa (come quella ortomolecolare) - contrastano con quelle di inutilità emerse da molte ricerche.

Un caso dove sarebbe forse più razionale auspicare l'influenza delle multinazionali farmaceutiche (il condizionale è d'obbligo) è quello del rapporto tra vitamina PP (B3 o niacina) e colesterolo. Ad alti dosaggi (circa 150 volte superiori rispetto al fabbisogno quotidiano), l'integrazione di questa vitamina si è infatti dimostrata eccezionalmente in grado di abbassare i valori ematici di trigliceridi e colesterolo LDL, alzando nel contempo la frazione buona o HDL. Tuttavia, a causa degli effetti collaterali legati al trattamento - anche se apparentemente non così gravi (in alcuni soggetti può provocare cefalea, arrossamento cutaneo, problemi gastrointestinali, capogiri e alterazioni della funzionalità epatica) - i farmaci contenenti megadosi di vitamina PP (come l'acipimox) non sono ancora molto utilizzati nel trattamento dell'ipercolesterolemia.

Attenzione quando si utilizzano i disinfettanti idrochinonici perché ad alte dosi la vitamina C contrasta l'attività disinfettante urinaria delle Ericaceae (es. Uva ursina e Corbezzolo).



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