Fisiologia della Tiroide

A cura di Ivan Mercolini


La tiroide è una ghiandola endocrina, situata alla base del collo, del peso di circa 20 gr in un adulto. La sua forma caratteristica è detta ad H o a papillon. Essa è in genere menzionata dai soggetti fortemente in sovrappeso come difettosa, per giustificare la loro obesità. In realtà meno del 3% degli obesi è tale per motivi legati a disfunzioni tiroidee...

tiroideLa tiroide è preposta alla produzione degli ormoni triiodotironina (T3) e tetraiodotironina o L-tiroxina (T4) (il numero a tergo della molecola indica il numero di atomi di iodio presenti), tramite vescicole dette follicoli. Sempre la tiroide produce la calcitonina tramite le cellule parafollicolari. La calcitonina entra nel meccanismo di omeostasi del calcio in antagonismo al paratormone prodotto dalle paratiroidi. Non è la calcitonina però l'ormone che ci interessa, quindi non lo tratterò. Ciò che ci interessa sono invece gli ormoni T3 e T4 in quanto vedremo che essi regolano il metabolismo come attività principale: un corretto livello di questi ormoni è una delle chiavi per un dimagrimento costante ed soddisfacente.
Lo iodio è costituente fondamentale del T3 e del T4. Esso deve essere assunto con la dieta (circa 150 mcg/die è il suo fabbisogno), sebbene una percentuale derivi comunque dalla tiroide stessa (che funge in questo senso da serbatoio di iodio) e dal fegato a seguito dell'inattivazione del T3 e del T4. Lo iodio in eccesso viene espulso tramite i reni e in piccola parte attraverso la bile, quindi principalmente con le urine e meno con le feci. Lo Iodio entra nella tiroide tramite trasporto attivo, meccanismo che richiede ATP e funziona contro gradiente. Una volta dentro la tiroide. lo Iodio viene organicato e subisce alcune trasformazioni fino alla formazione di monoiodotirosina (MIT) e diiodotirosina (DIT) che sono i precursori del T3 e del T4. So che è una barba, ma vi prego di seguirmi perchè tali concetti sono importanti non solo per capire la mia lezione, ma anche per altri scopi non meno interessanti. Ad esempio, scoprirete, se approfondite, che la diiodotirosina è una sostanza usata nel BB agonistico per la fase di cutting (si è scoperto avere azione sul grasso bruno ove ha sede il processo di termogenesi, quindi svolgerebbe effetti brucia grasso). Forse in una futura lezione ne parlerò.
Cercherò, per quanto possibile di essere riassuntivo (??? E qui potete cominciare a ridere....).
Proseguendo... un DIT + un MIT forma la triiodotironina (T3), mentre due DIT formano il T4. Il T3 viene anche ottenuto a livello periferico (soprattutto nel fegato) dal T4. Circa l'80% del T3 circolante viene prodotto dalla tiroxina tramite questo meccanismo, mentre solo il 20% è prodotto dalla tiroide, la quale quindi produce molto più T4.

Gli effetti metabolici di questi due ormoni sono praticamente identici, ciò che cambia sostanzialmente è la velocità di azione. Il T3 agisce rapidamente e più efficacemente (4 volte di più), mentre il T4 è più lento, ma più duraturo (utilizza il meccanismo del secondo messaggero).

Finora ho scritto T3 e T4, ma più corretto sarebbe dire FT3 e FT4, che sono le molecole libere, attive, non legate a proteine plasmatica. La tecnica dell'organismo di legare proteine, permette la regolazione di questi ormoni su chiave enzimatica, come avviene per esempio per il testosterone. I valori ematici normali del FT3 sono nel range tra 3 e 8 pmoli/L, mentre del T3 (frazione legata) sono tra 1.1 e 2.6 nmoli/L. La norma del FT4 è tra 10 e 25 pmoli per litro di sangue, del T4 è tra 60 e 150 nmoli/L. Per non dimenticarmene nel corso della trattazione, anticipo che il valore ematico ritenuto normale dell'ormone ipofisario TSH (tireotropina - vedremo tra poco cos'è) è tra 0.15 e 3.5 mU/L.

Valori tiroidei normali
Tiroxina (T4) totale (TT4) 60 - 150 nmoli/L
Tiroxina (T4) libera (fT4) 10 - 25 pmoli/L
Triiodotironina (T3) totale (TT3) 1,1 - 2,6 nmoli/L
Triiodotironina (T3) libera (fT3) 3,0 - 8,0 pmoli/L
Ormone tireo-stimolante (o tireotropina) (TSH) 0.15 - 3,5 mU/L

NOTA BENE: i range di normalità possono variare da laboratorio a laboratorio; inoltre, vengono talvolta impiegate unità di misura differenti (ad es. mcg/dl e ng/dl) ed in tal caso i valori numerici sono completamente differenti da quelli elencati. I valori di riferimento possono variare anche in base all'età e in gravidanza.

 

E' interessante considerare che una peculiarità della tiroide è quella di immagazzinare i suoi ormoni, al punto che gli effetti di un ipotiroidismo appariranno solo a distanza di mesi.
Ho detto che una volta rilasciati dalla tiroide, questi ormoni vengono in gran parte legati a proteine plasmatiche come l'albumina. Solo una piccola parte resta libera e attiva (molto meno dell'1%). Questi ormoni in forma libera agiscono su quasi tutti i tessuti del corpo e il loro effetto principale è quello di regolare il metabolismo e la termogenesi. Un metabolismo più alto equivale a più calorie consumate e ad una maggiore definizione. Non solo, ma alti livelli di tiroidei aumentano la diuresi. Ergo: buoni livelli di T3 e T4 riducono la ritenzione di liquidi, aumentano la lipolisi, ed aumentano il metabolismo e la termogenesi; si può dire che sono gli ormoni del cutting. E' su questi effetti che ci concentreremo, ma intanto nomino altre azioni per completezza culturale. Essi sono essenziali per il corretto sviluppo del sistema nervoso nel bambino: una loro carenza o insufficienza porta ad una patologia nota come cretinismo tiroideo.
Gli ormoni tiroidei stimolano la peristalsi intestinale, l'eritropoiesi. Hanno poi effetto bifasico nella deposizione di minerali sulle ossa: livelli moderati di T3/T4 migliorano la calcificazione, mentre livelli sovranormali portano a decalcificazione. Idem dicasi per la sintesi proteica: essa aumenta con livelli normali degli ormoni tiroidei, mentre diminuisce, con prevalenza di catabolismo, in caso di alti valori di T3 e T4..
Anche il metabolismo glucidico è influenzato dagli ormoni tiroidei, i quali lavorano con l'insulina sempre in maniera bifasica: a livelli normali, T3 e T4 migliorano la sensibilità delle cellule alla insulina favorendo la glicogenosintesi, agendo sui recettori; livelli elevati di T3 e T4 invece portano a glicogenolisi con conseguente innalzamento della glicemia (questo effetto bifasico vi riporterà alla mente il cortisolo....).
Catecolamine ed ormoni tiroidei, come vedremo tra poco, si coadiuvano a vicenda: alti livelli di adrenalina innalzano il TSH aumentando la produzione di ormoni iodati. Allo stesso modo alti livelli di T3 e T4 rendono le cellule più sensibili all'azione delle catecolamine. Il risultato netto è un aumento della frequenza cardiaca, della sua contrazione, della glicogenolisi e lipolisi, del metabolismo in generale. E con queste parole rispondo a chi, in questi giorni, si poneva nel Forum il quesito se il caffè sia anoressante o piuttosto se sia iperglicemizzante e porti ad insulino resistenza.
Vedete, dipende dalle condizioni. I beta stimolanti e gli anoressanti in generale sono prodotti che vanno usati durante i regimi dietetici ipocalorici associati ad attività fisica. In queste condizioni si hanno i benefici di aumento del catabolismo delle riserve energetiche di deposito. Quando invece si utilizzano durante una iperalimentazione, essi accentuano una situazione di iperglicemia con la conseguenza, nel tempo, dello sviluppo di insulino resistenza sino a diabete di tipo II.
E questo non deve stupirvi. Poichè alti livelli di ormoni adrenergici e iperalimentazione, sono un paradosso, un artifizio creato impropriamente dall'uomo moderno. Evoluzionisticamente adrenalina alta significava fase di caccia, di lavoro, di lotta, di pericolo, di procacciamento del cibo A STOMACO VUOTO. Una volta recuperata la preda si mangiava a sazietà e si riposava, con conseguente rilassamento del surrene. Stimolare il surrene a stomaco pieno, crea un paradosso la cui conseguenza netta è una condizione di iperglicemia che serve solo a stimolare ulteriormente la produzione di insulina. Perciò a chi vi chiede se il caffè sia iperglicemizzante, rispondete che questo è vero solo nel caso in cui non si stia seguendo un corretto programma di dimagrimento, ma si stia utilizzando questo alcaloide in un regime alimentare normocalorico o ipercalorico/glucidico (come in genere fanno i non sportivi, che bevono il caffè a fine pasto per puro piacere del palato). Scusate se ho aperto questa parentesi, ma la natura bifasica degli ormoni è concetto importante e serve a farvi comprendere come il corpo umano non funzioni in bianco e nero, ma bensì in "multicromia". Perciò non esiste una verità, ma tante verità quante sono le condizioni in cui è posto il quesito. E con questo lancio una frecciata anche ai vari promotori di diete alla moda che dividono in maniera molto semplicistica i cibi in BENE e MALE, dimenticando concetti come il carico glicemico, l'individualità, la condizione, la poliedricità e complicatezza del corpo umano.
E' ora che ci fermiamo un secondo per riassumere i punti principali dell'azione di questi ormoni iodati.

  • Ciò che ci interessa di più è la loro azione nella regolazione del metabolismo energetico: livelli adeguati permettono di tenere alto il consumo calorico e la termogenesi. Non solo: livelli adeguati riducono significativamente la ritenzione idrica tramite l'aumento della diuresi. Questo per rimanere nei due punti fondamentali per gli amanti del bellessere e benessere. E ancora: a valori medio/bassi, gli ormoni tiroidei facilitano l'ingresso dei nutrienti all'interno della cellula, amplificandone la sensibilità all'insulina. A valori medio/alti attivano la glicolisi con aumento della glicemia.
  • Gli ormoni tiroidei sono importanti per lo sviluppo nervoso del bambino.
  • Gli o. tiroidei ottimizzano gli effetti della catecolamine tramite l'aumento della sensibilità dei recettori cellulari.
  • Gli o.tiroidei servono per la funzione della peristalsi intestinale e quindi per una sana fisiologia digestiva.
  • Il T3 ed il T4 migliorano la mineralizzazione ossea, ma se il loro livello è troppo alto per troppo tempo (es.: ipertiroidismo), si realizza l'effetto opposto. Idem dicasi per la sintesi proteica (anabolismo muscolare).
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Ultima modifica dell'articolo: 12/03/2016