Collagene Idrolizzato


Il collagene idrolizzato si ottiene sottoponendo il collagene nativo di tipo I a processi di idrolisi termica, acida, alcalina e/o enzimatica, con lo scopo di ridurlo in frammenti proteici di minor peso molecolare. Scomporre il collagene nativo in un certo numero di catene peptidiche, più o meno lunghe, ha lo scopo di esaltarne o abbatterne il potere gelificante, favorirne la digestione e l'assorbimento alimentare, e di consentire - in caso di applicazione topica (cosmetici) - l'assorbimento cutaneo delle catene peptidiche che lo compongono.

Collagene idrolizzato: potenziali benefici

La gelatina non è altro che collagene denaturato tramite bollitura, sfruttando quindi il calore per alterare la tripla elica che ne caratterizza la struttura secondaria. Pur essendo di origine animale (il collagene è la proteina più abbondante dei mammiferi), la gelatina è carente di alcuni amminoacidi essenziali, in particolare triptofano, isoleucina e metionina. Integratore AntirughePer questo motivo non può essere considerata un buon integratore proteico; ciò nonostante, collagene e gelatina sono particolarmente ricchi degli amminoacidi necessari alla sintesi del collagene stesso, come prolina ed idrossiprolina, spesso carenti nella dieta. Scopo primario dell'integrazione di collagene è dunque quello di promuovere e stimolare la sintesi dello stesso all'interno dell'organismo, fornendo alle cellule il pool di amminoacidi necessario.

Il grosso interesse nei confronti del collagene idrolizzato è dettato dal ruolo che la proteina ricopre all'interno dell'organismo; il collagene è infatti l'elemento strutturale primario di ossa, cartilagini, tendini, legamenti e pelle. Il collagene idrolizzato viene quindi utilizzato per promuovere la salute delle articolazioni, ad esempio per favorire il recupero da un trauma o prevenire fenomeni artrosici ed osteoporotici, ma anche come trattamento anti-aging a livello cutaneo.

In campo medico il collagene è stato proposto per favorire il recupero dalle ustioni.

Le concentrazioni di collagene nella pelle tendono a ridursi con l'invecchiamento, sottraendo alla cute turgore e compattezza. Considerata la difficoltà dei grossi frammenti proteici di attraversare l'epidermide, in genere si preferisce inserire il collagene nella formulazione di integratori specifici piuttosto che in cosmetici di dubbia utilità; in questi ultimi, in genere, si utilizzano collageni fortemente idrolizzati o piccoli peptidi precursori come il Palmitoyl Pentapeptide-4. Altre volte, in ambito ambulatoriale, si utilizzano sostanze in grado di stimolarne la sintesi, come accade per l'acido retinoico.

Dosi di assunzione e proposte formulative

Un buon integratore di collagene non dovrebbe concentrarsi soltanto sull'apporto dello stesso (che tra l'altro ha un costo assai modesto); piuttosto che ricorrere a megadosi di collagene appare più sensata l'assunzione di sostanze che ne favoriscono la sintesi e ne ostacolano la degradazione. Salvo che sussistano carenze proteiche nell'alimentazione, infatti, l'apporto extra di collagene alimentare difficilmente può fornire benefici significativi; questo perché a livello gastro-enterico la proteina viene idrolizzata nei singoli amminoacidi che la compongono, esattamente come ogni altra proteina assunta con la dieta. Sebbene l'integrazione di collagene possa arricchire il pool di amminoacidi e peptidi utilizzati dall'organismo per la sintesi del collagene, una volta assorbiti, se presenti in eccesso questi amminoacidi non vengono utilizzati per la ri-sintesi del collagene, ma come elementi strutturali di altre proteine o come substrati energetici da utilizzare in caso di necessità. Per rendere il concetto ancor più ovvio, pensiamo alle proteine e agli integratori proteici: sebbene questi nutrienti siano fondamentali per la sintesi di tessuto muscolare, mangiare ogni giorno una bistecca da 1kg non è sufficiente a trasformare una persona in un culturista; allo stesso modo assumere ogni giorno grosse quantità di collagene non è sufficiente ad aumentare la sua concentrazione a livello cutaneo. Per questo motivo, negli integratori più ricercati e costosi, a fianco del collagene idrolizzato troviamo sostanze in grado di favorire la sintesi dello stesso all'interno dell'organismo: è il caso della vitamina C e della Centella asiatica (titolata in asiaticoside), oppure altri principi attivi antiossidanti in grado di ostacolare la degradazione del collagene; si veda a tal proposito l'interessante proposta formulativa a tripla azione dell'integratore riportato in figura.

La sintesi di collagene può essere potenziata anche dall'integrazione di singoli amminoacidi, come arginina, idrossiprolina ed ornitina. Per quanto riguarda gli integratori destinati alla salute articolare, il collagene idrolizzato può essere affiancato anche a glucosammina e condroitina solfato, peptidi utili per la nutrizione della cartilagine.

Le tiepide evidenze scientifiche relative all'utilità del collagene nel trattamento di problemi ossei ed articolari suggeriscono l'impiego di dosi piuttosto alte, nell'ordine di 7-10 g/die per 1/3 mesi.

Amminoacidi Quantità/100g
Prolina/Idrossiprolina 25%
Glicina 20%
Acido Glutammico 11%
Arginina 8%
Alanina 8%
Altri amminoacidi essenziali 16%
Altri amminoacidi non essenziali 12%

Possibili effetti collaterali

Considerato il costo assai contenuto - data la sua abbondanza negli scarti animali (ossa, tendini, cotenna, elementi articolari) da cui si ricava - il collagene viene talvolta utilizzato come integratore proteico. Tuttavia, data la già citata carenza di alcuni amminoacidi essenziali, il collagene non è sicuramente l'integratore più adatto a tal proposito. A fronte del basso valore biologico, considerato l'alto contenuto in arginina (vedi tabella), a scopi promozionali il collagene viene dipinto come un integratore capace di stimolare l'aumento della massa muscolare (grazie al maggior apporto di amminoacidi e al potenziale stimolo sulla secrezione del GH) e con esso il dimagrimento (effetto riconducibile all'aumento di tessuti muscolari metabolicamente attivi). Abbiamo però già analizzato come si tratti di mera speculazione, dato che l'organismo non ragiona in termini così semplicistici.

L'origine animale del collagene, solleva non pochi dubbi sulla sua salubrità, in particolare per quanto concerne la trasmissione di TSE-BSE (encefalopatie spongiformi trasmissibili, tra cui spicca per notorietà il morbo della mucca pazza). In teoria, i processi di riscaldamento, filtrazione ed alcalinizzazione dei resti animali dovrebbero essere efficaci nell'eliminare, o perlomeno ridurre, i livelli degli agenti infettivi (prioni) che trasmettono le TSE. Per questo motivo, in genere, si preferisce dare spazio a collagene di origine ittica (collagene marino) o vegetale (Natto Gum).