Bacche di Acai

Vedi anche: Olio di Acai nei cosmetici


Le bacche di Acai sono il frutto di una palma arborea - Euterpe oleracea, Fam. Arecaceae - che vegeta nelle foreste settentrionali del Brasile, raggiungendo altezze di oltre 20 metri. Per fronteggiare le ingenti richieste dei suoi frutti, denominati appunto bacche di Acai - dalla rivisitazione del termine indigeno wasa'i [(frutti che) piangono o spurgano acqua] - la pianta viene oggi estensivamente coltivata un po' in tutto il Sud America.

Bacche di AcaiIl frutto è una drupa globosa dal colorito purpureo, simile ad un grande acino di uva nera, ma con meno polpa ed un solo seme. Come mostrato in figura, le bacche di Acai sono racchiuse in pannocchie di 700-900 elementi.

La crescente domanda internazionale ruota intorno a pressanti campagne pubblicitarie sulle presunte virtù terapeutiche di questi frutti, basandosi su un ristretto numero di studi scientifici.

Come sempre la prudenza è d'obbligo. Le bacche di Acai, infatti, sono sostanzialmente un buon antiossidante e nulla di più; esaminandone i valori nutrizionali, se ne apprezza l'alto contenuto in antocianine - antiossidanti tipici della frutta con tonalità rosso scure, blu e nere - con effetto protettivo sul micro e marcocircolo (utili in presenza di fragilità capillare e relative manifestazioni). Proprio come nell'uva, le antocianidine, i relativi glicosidi e gli altri polifenoli, si concentrano nella buccia, raggiungendo concentrazioni superiori a quelle dei frutti di bosco. Tuttavia, il potere antiossidante complessivo è grossomodo paragonabile a quello di altri frutti noti da tempo per le medesime virtù; secondo uno studio americano, in particolare, il potere antiossidante globale del succo di Acai risulta inferiore a quello del succo di melograno, del vino rosso, del succo d'uva fragolina, del mirtillo e del succo di ciliegia nera (Prunus serotina), ma superiore a quello dei succhi di arancia, mirtillo e mela, e del freddo.

Il profilo nutrizionale delle bacche di Acai è completato dalle discrete (ma non certo eccezionali) percentuali di calcio, ferro e vitamine A e C, oltre che dalla generosa presenza di fibre e fitosteroli. Buono anche il contenuto proteico e lipidico, con prevalenza di acidi grassi monoinsaturi (acido oleico - 56% c.a.) e discrete percentuali di polinsaturi (principalmente acido linoleico 12.5% c.a.) e di uno degli acidi grassi più aterogeni, l'acido palmitico (24.1% c.a.).

Considerata l'importante mole di pubblicazioni scientifiche relative agli effetti benefici degli antiossidanti, nonché ad alcuni reperti bibliografici sulle potenziali virtù terapeutiche delle bacche di Acai, questi frutti ed i prodotti che ne derivano (succhi, estratti in capsule, yogurt, formulazioni cosmetiche ecc.) vengono spesso descritti come una sorta di panacea: contrastano l'invecchiamento, fanno dimagrire, prevengono e combattono il cancro e le malattie su base infiammatoria, autoimmune ed allergica, proteggono dal colesterolo in eccesso e dalle malattie cardiovascolari, e - è proprio il caso di dirlo - chi più ne ha più ne metta. A tal proposito ricordiamo che uno studio condotto in vitro su culture cellulari possiede una valenza scientifica irrisoria qualora se ne vogliano trasferire risultati e conclusioni sul corpo umano in toto; in effetti, se il trasferimento di efficacia fosse così immediato ed automatico avremmo da tempo armi straordinariamente efficaci per curare la stragrande maggioranza delle malattie ancora in attesa di soluzioni terapeutiche. Come ogni droga vegetale oggetto di pressanti campagne marketing, inoltre, non mancano riferimenti agli impieghi tradizionali delle bacche di Acai, utilizzate sin da tempi remoti per le preziose proprietà nutrizionali scoperte empiricamente dalle popolazioni indigene. In realtà, per quanto esposto nell'articolo, l'assunzione regolare di bacche di Acai, e/o dei loro estratti, non ha nessun beneficio aggiuntivo rispetto al consumo di frutti nostrani in toto, come l'uva nera intera o i già citati frutti di bosco.

 

Da segnalare, infine, l'importante "raggiro" economico perpetuato nel 2008/2009 da alcune aziende a danno degli internauti di tutto il mondo. La trappola ordita da queste compagnie consisteva nell'invio di un campione di prova gratuito al malcapitato, previa specifica dei suoi dati anagrafici online, accettazione delle clausole contrattuali ed un eventuale, piccolo, addebito su carta di credito (o inserimento dei suoi estremi identificativi). Leggendo tra le righe di queste clausole, tuttavia, il compratore poco accorto autorizzava l'azienda ad inviargli - a breve distanza di tempo dal campione gratuito - un ulteriore fornitura di bacche di Acai, addebitandogli un importo consistente su carta di credito per il servizio reso. Tutto ciò a meno che non si fosse proceduto con una rapida - e spesso difficile - disdetta entro pochi giorni dall'accettazione delle clausole contrattuali.

 

Bacche di Acai, bibliografia Bacche di Acai Wikipedia