Carnitina Proaction

Carnitina Proaction

Informazioni su Carnitina Proaction

Integratore alimentare di L-carnitina.


FORMATO
Contenitore da 90 capsule


COMPOSIZIONE

L carnitina Tartrato: forma salificata con acido tartarico.
Acido ascorbico (Vitamina C)
D- alfa tocoferile acetato (vitamina E, saccarosio, amido e gelatina di pesce): sale stabile della vitamina E
Piridossina (Vitamina B6)
Cromo picolinato
Antiagglomerante: Biossido di silicio
Eccipiente: ossido di magnesio
Capsula: Gelatina alimentare
Agente di carica: cellulosa microcristallina

 

Una capsula contiene


L-Carnitina 200 mg - derivato aminoacidico trimetilato, sintetizzato prevalentemente a livello epatico e renale a partire da due aminoacidi essenziali, quali metionina e lisina, in presenza di vitamina B1, B6 e C. http://wpcontent.answers.com/wikipedia/commons/5/50/Acyl-CoA_from_cytosol_to_the_mitochondrial_matrix.gifIl principale ruolo biologico della carnitina è quello di agire come veicolatore di acidi grassi a lunga catena, trasportandoli a livello della matrice mitocondriale per garantirne l'ossidazione. Il metabolismo lipidico gioca un ruolo chiave nel bilancio energetico dell'organismo, rappresentando la fonte prescelta durante la blanda attività aerobica. In queste condizioni, infatti, i livelli di carnitina tendono a diminuire in favore della forma acetilata, indice di un aumentato fabbisogno di questa molecola. Il punto cruciale nella potenziale azione ergogenica della carnitina - come integratore in grado di stimolare il metabolismo lipidico - sta nella capacità di immagazzinamento tissutale, che tuttavia sembra essere difficilmente modulabile; come tale rappresenta il vero limite di tale pratica. Studi sperimentali hanno mostrato il coinvolgimento di un trasportatore, probabilmente insulino sensibile, nel garantire l'entrata della carnitina a livello tissutale; si è infatti visto come un'iperinsulinemia controllata, possa incrementare le scorte di carnitina muscolari.
Vitamina C 18 mg- nota anche come acido L ascorbico, è contenuta in molti alimenti di origine vegetale (agrumi, kiwi, peperoni, pomodori ortaggi a foglia verde). Viene assorbita quasi totalmente a livello intestinale, mediante un processo di diffusione passiva e uno facilitato sodio-dipendente; a dosi troppo elevate (superiori a 1gr) le capacità di assorbimento scendono vertiginosamente fino al 16%. Nell'organismo, la vitamina C si riscontra in forma labile nel plasma ed in forma stabile nei tessuti, fino a 1/1.5 gr. I livelli di saturazione tissutale dipendono naturalmente dai livelli ematici di questa vitamina, che inoltre rispecchiano anche il pull antiossidante dell'organismo, quindi la sua assunzione con la dieta.

L'attività biologica della vitamina C si espleta come:

- potente antiossidante, mediante rigenerazione della vitamina E;
- cofattore enzimatico nei processi di idrossilazione, importanti ad esempio per la sintesi del collagene, delle catecolammine e numerosi altri ormoni;
- cofattore necessario alla sintesi di carnitina;
- riducente del ferro intestinale, con conseguente incremento dei livelli di assorbimento;
- riducente dell'acido folico nelle relative forme coenzimatiche.

Numerosi studi mostrano come questa vitamina risulti utile nel ridurre il rischio di insorgenza di varie patologie croniche, neurodegenerative e neoplastiche; inoltre, attestano la sua capacità, se associata anche ad altri antiossidanti come la vitamina E, di ridurre il danno ossidativo e potenziare il sistema immunitario. Nella pratica sportiva, invece, numerosi studi mostrano come la vitamina C, associata anche ad altri antiossidanti, possa ridurre il danno ossidativo indotto da esercizi intensi, con conseguente riduzione della sensazione di fatica e miglioramento dei tempi di recupero post work out.
Il suo fabbisogno giornaliero è stimato intorno ai 60mg, ma già a soli 10 mg è in grado di prevenire lo scorbuto, patologia derivata da carenza di  vitamina C. Una recente review, tuttavia, afferma come, in linea con la letteratura scientifica, sia necessaria la supplementazione fino a 1 g / die di vitamina C, per garantire un ritorno ottimale sullo stato di salute.
Effetti collaterali caratterizzati da disturbi gastro intestinali dovuti all'acidità di questa vitamina, si registrano per dosaggi farmacologici, ossia superiori ai 10 gr/die.
Vitamina E 3mg: nota anche come alfa-tocoferolo o RRR-tocoferolo, viene introdotta tramite la dieta prevalentemente attraverso oli vegetali spremuti a freddo e semi oleosi. Essendo una vitamina liposolubile, viene assorbita a livello intestinale (20/40%) attraverso i sali biliari, la cui secrezione a livello duodenale è indotta dai lipidi alimentari. Dall'enterocita, sottoforma di chilomicrone, la vitamina E attraversa prima il sistema linfatico, poi quello ematico ed infine giunge al fegato. Da qui, tramite le lipoproteine, raggiunge i vari tessuti, dove viene captata attraverso l'azione dell'enzima Lipasi. L'escrezione, tra l'altro in seguito ad un turn-over molto lento, avviene sia tramite le feci  sottoforma di α-tocoferilidrochinone e α-tocoidrochinone, sia tramite le urine (acido tocoferonico). Il principale ruolo biologico di questa vitamina è quello antiossidante: i tocoferoli riducono infatti i livelli di ossidazione sia degli acidi grassi polinsaturi (molto importante a livello eritrocitario), che di alcune vitamine, come la A e la C; nel contempo modulano l'attività della ciclossigenasi e della lipossigenasi, riducendo così i livelli di prostanoidi responsabili dell'aggregazione piastrinica e dei disturbi aterosclerotici associati. Come si può facilmente immaginare, la letteratura scientifica a riguardo propone MIGLIAIA di studi relativi all'efficacia della vitamina E nel trattamento di varie patologie, soprattutto quelle stress ossidativo mediate, cardiovascolari, neurodegenerative ed endocrino-metaboliche. Tuttavia è logico chiedersi: quale il suo ruolo nei soggetti sani? Negli atleti? Quali  i vantaggi? Anche per queste domande, la letteratura scientifica fornisce delle risposte, che tuttavia necessitano della corretta interpretazione. Vari studi, infatti, mostrano come la supplementazione vitaminica in generale e quella in particolare con vitamina E, non contribuiscano direttamente alla variazione della composizione corporea o al miglioramento della performance atletica; tuttavia, è da considerare l'importantissimo potere antiossidante, necessario a contrastare i danni tissutali indotti da elementi stressogeni in seguito ad intensa attività fisica. Più studi concordano su questo punto, documentando come l'integrazione possa ridurre decisamente i markers di danno ossidativo in atleti di varie discipline e di vario livello, migliorando di conseguenza la fase di recupero e le capacità aerobiche.
E' molto difficile definire una dose giornaliera raccomandabile, in quanto questa dipende decisamente dall'introito di acidi grassi polinsaturi nella dieta e dalle capacità antiossidanti dell'organismo. Generalmente si consiglia l'assunzione di almeno 8 mg/die nella donna e fino a 10 mg/die nell'uomo. Nei protocolli integrativi per sportivi si descrivono dosaggi intorno ai 300 mg/die e superiori.
Molto rari sono gli stati carenziali in soggetti sani, mentre in condizioni patologiche sono generalmente associati a deficit neurologici.
Anche gli effetti tossici acuti sembrano essere poco rilevanti. Superati i 2000mg/die, divengono evidenti problemi a livello intestinale.
Vitamina B6 1 mg: contenuta in molti alimenti di origine animale e vegetale, viene assorbita principalmente come piridossina a livello intestinale. Raggiunto il fegato, legata all'albumina, viene prima convertita nel piridossale e poi fosforilata. Il ruolo più importante di questa vitamina si espleta nell'ottimizzazione dei processi di transaminazione, decarbossilazione e racemizzazione degli aminoacidi, oltre che nel processo di glicogenolisi e sintesi di acidi grassi insaturi. Gioca quindi un ruolo fondamentale nel garantire la corretta utilizzazione delle proteine alimentari. Si comprende facilmente, quindi, come il fabbisogno giornaliero, vari molto a seconda del contenuto proteico della dieta (1.5 mg di vitamina B6 per 100 gr di proteine); tuttavia si consiglia l'assunzione di almeno 1.4 mg/die. Neuropatia sensoriale si è verificata per dosi superiori ai 50 mg/die, che vanno quindi considerate come potenzialmente dannose.
Cromo picolinato 10mcg: forma stabile e meno tossica del cromo. Rappresenta oggi la forma di integrazione del cromo più sicura, anche se i livelli di biodisponibilità registrata rimangono molto bassi. Questo oligoelemento viene introdotto tramite la dieta (cibi ricchi in cromo sono spinaci, funghi, pollo, noci e asparagi), ma solo una piccolissima parte (0.5 - 1 %) viene assorbita. Nel torrente circolatorio si lega ad una globulina, la cromodulina, e alla transferrina, che lo veicolano al fegato. Da qui può raggiungere tessuti insulino sensibili, migliorando la sensibilità a questo ormone. Il meccanismo molecolare alla base di questo fenomeno non è ancora del tutto chiaro, tuttavia sembra espletarsi in parte attraverso una diretta stimolazione del recettore insulinico e in parte attraverso la modulazione di una proteina "resistina", che ridurrebbe la tolleranza glucidica. Di conseguenza, numerosissimi studi mostrano la capacità del cromo picolinato nel ridurre l'iperglicemia e l'iperinsulinemia in pazienti affetti da diabete di tipo II, con conseguente riduzione di tutti i problemi cardiovascolari associati. Per questo motivo, l'integrazione con cromo picolinato viene consigliata come coadiuvante alla terapia farmacologica di questa malattia. Visti i benefici ottenuti sulla regolazione della funzionalità insulinemica, con un miglioramento metabolico diffuso, si è sperimentata l'applicazione anche in campo sportivo, con la speranza di ottenere vantaggi soprattutto sulla modificazione della composizione corporea. Il risultato di questi studi è stato tuttavia molto deludente; infatti numerosi studi condotti su anziani, atleti, donne allenate e donne moderatamente obese, hanno concordato nel ritenere questo oligoelemento incapace di apportare miglioramenti significativi della composizione corporea e della forza muscolare, anche in caso di allenamento controllato. E' inoltre da segnalare come l'EFSA (attività europea per la sicurezza alimentare), pur registrando il cromo picolinato come miglior fonte per l'integrazione alimentare, abbia riservato la possibilità di effettuare ulteriori studi sulla genotossicità di questo elemento.
Il suo fabbisogno giornaliero è stimato intorno ai 50 mcg, ma la supplementazione prevede dosi nettamente superiori, che generalmente non scendono al di sotto dei 200mcg.

Caratteristiche del prodotto Carnitina Proaction

Questo integratore di carnitina si presenta sottoforma di capsule, con il dosaggio massimo per legge imposto. Oltre alla L-carnitina tartrato, l'integratore fornisce vitamina C, E, B6 e cromo picolinato, anche se a dosaggi relativamente bassi rispetto al potenziale fabbisogno di un atleta o comunque di uno sportivo.
Il prodotto punta prevalentemente sulla carnitina, presentandosi come un integratore per sportivi necessario ad ottimizzare il metabolismo lipidico e le capacità aerobiche muscolari, giustificando così anche la presenza di cromo e tiamina; potrebbe tuttavia essere interessante, perché dimostrato scientificamente, anche il potenziale effetto antiossidante sinergico che la Vit E, la Vit C e la L carnitina potrebbero assumere durante l'attività fisica e nel successivo recupero (anche se a dosaggi superiori rispetto a quelli consigliati).

Modo d'uso consigliato dalla ditta - Carnitina Proaction

Assumere una cps al dì

Modo d'uso nella pratica sportiva Carnitina Proaction

Nella pratica sportiva l'assunzione di  L Carnitina  pul seguire differenti protocolli. I più comuni prevedono una salita  graduale settimanale da 500mg fino ai 2/2.5 gr al giorno, altri invece prevedono una discesa dai 2.5gr ai 500 mg al giorno. Dosaggi più elevati in soggetti sani sono sconsigliati in quanto il prodotto verrebbe escreto intatto a livello renale.
L'ottimizzazione della supplementazione con L-Carnitina, dovrebbe prevedere esercizi aerobici, in grado di mantenere alta la pO2 a livello muscolare, e possibilmente una riduzione del tenore glucidico della dieta.

Razionale d'uso - Carnitina Proaction

La letteratura scientifica fornisce diversi articoli molto contrastanti, nella maggior parte dei casi negativi, per quanto riguarda i  termini di miglioramento delle prestazioni aerobiche, o un incremento del metabolismo lipidico in seguito a supplementazione con Carnitina in individui sani ed atleti. Tuttavia, spunto importante diverso dal comune utilizzo di questo integratore, proviene da due studi: il primo che dimostra l'incrementata espressione di recettori per gli androgeni in seguito ad esercizi di resistenza e integrazione con L carnitina tartrato, ed il secondo che sottolinea il ruolo della carnitina come antiossidante, vista la sua capacità di ridurre i marker di stress ossidativo, come il perossido di idrogeno, in seguito ad esercizi sia aerobici che anaerobici. Quest'ultimo studio potrebbe avvalorare l'ipotesi di una sinergia utile con altri antiossidanti nel favorire il recupero muscolare post work out, e ridurre il danno tissutale a cui il muscolo va incontro in seguito ad intenso esercizio fisico.

Effetti collaterali Carnitina Proaction

Ad alte dosi possono realizzarsi episodi di insonnia, nausea, crampi addominali, emicrania e disturbi gastro intestinali, seppur rari.

Precauzioni per l'utilizzo Carnitina Proaction

Controindicato nei casi di patologia renale, epatica, diabetica, gravidanza, allattamento, disturbi del tono dell'umore.


Il presente articolo, elaborato sulla rilettura critica di articoli scientifici, testi universitari e pratica comune, ha solo scopo informativo e non ha pertanto valore di prescrizione medica. Si è quindi sempre tenuti a consultare il proprio medico, nutrizionista o farmacista prima di intraprendere l'uso di un qualsivoglia integratore. Ulteriori informazioni sull'analisi critica di Carnitina Proaction.


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Ultima modifica dell'articolo: 23/05/2016