Proprietà dell'Asssenzio - Fitoterapia

A cura della Dott.ssa Rita Fabbri


…Il nome della pianta “Absinthium” deriva dal greco, letteralmente lo possiamo tradurre come “pianta senza diletto” ossia pianta sgradevole; questo perché l'assenzio è una pianta amara in tutte le sue parti. Il nome del genere “Artemisia” pare derivare da Artemide, la dea protettrice delle piante medicinali che giovano alle donne. L''Artemisia absinthium è detta anche "erba santa" per le sue proprietà medicamentose. In effetti l'Assenzio è la pianta “amara aromatica” per eccellenza della tradizione erboristica, agisce come stimolante l'appetito, digestivo, vermifugo; ristabilisce inoltre il fisiologico ritmo mestruale, ma è anche fortemente tossico.
L'Assenzio viene molto usato per aromatizzare i liquori, tra cui il Vermouth, un vino liquoroso dal gradevole sapore amaro-tonico dovuto proprio all'Assenzio. Dall'Assenzio si ricavava un liquore “illegale” che dà sintomi simili alle droghe leggere. Il Vermuth, tuttavia, contiene solo le sostanze amare ma nessun olio essenziale, infatti non è nocivo. L'Assenzio come inebriante è stato celebrato anche nell'arte. Shakespeare fa dire ad Amleto "Assenzio! Assenzio!". Manet, padre dell'impressionismo, dipinge “Il bevitore di assenzio”, Degas “L'assenzio”. Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, i poeti "maledetti”, scrivevano perdendosi tra i sorsi del suo alcool. L'Assenzio viene prodotto ancora oggi ma con minori quantità di thujone. L'Assenzio è una pianta veramente molto amara tanto da diventare proverbiale per questa sua caratteristica: già nelle Sacre Scritture simboleggiava le difficoltà della vita e talvolta si usa dire "è amaro come l'assenzio". In alcuni trattati del tardo medioevo l'Assenzio viene citato come “la pianta che giova perché eccita l'appetito e preserva i panni dalle tignole”.

 

Assenzio

Nome botanico: Artemisia absinthium L.

Famiglia: Compositae

Parti usate: foglie e sommità fiorite

Descrizione botanica

Al genere Artemisia appartengono diverse piante caratterizzate da foglie grigio verde. L'Assenzio in particolare presenta delle foglie dentellate, vellutate, di color argento; i fiori sono piccoli, poco appariscenti, di colore giallo. L'Assenzio è un semiarbusto erbaceo perenne, probabilmente originario dell'Europa centro-meridionale o forse dell'Asia, cresce spontaneamente nei terreni piuttosto aridi e incolti con substrato calcareo o siliceo ­ è una pianta comune sui muri e nelle vicinanze dei centri abitati delle regioni montane e submontane. Il clima ideale è temperato, predilige una posizione soleggiata e riparata, resiste bene alle alte temperature ma soffre i grandi freddi; il periodo di fioritura è l'estate.

L'Assenzio viene coltivato nei giardini principalmente come bordatura decorativa. Irrorando generosamente le piante da frutto e le erbe dell'orto  con un infuso di acqua e assenzio lasciato a macerare per alcuni giorni, si noterà una forte riduzione di parassiti, bruchi e lumache senza ricorrere ai pesticidi.

Composizione chimica

Lattoni sesquiterpenici che conferiscono il gusto amaro alla droga. Olio essenziale dalla composizione notevolmente variabile a seconda dell'origine e del chemiotipo ma contenente in prevalenza β-thujone e in quantità inferiore α-thujone. La tossicità dell'assenzio è da attribuire al tujone e ai suoi metaboliti. Altri costituenti comprendono glucosidi flavonolici, acidi fenolici, tannini.

Indicazioni terapeutiche

Di largo uso come amarotonico, eupeptico (agevola la funzione digestiva), coleretico e colagogo (facilita la secrezione biliare verso l'intestino e la secrezione della bile da parte delle cellule epatiche), utile nell'inappetenza che si manifesta per esempio dopo periodi di stress o dopo una convalescenza, nei disturbi dispeptici, nell'atonia gastrica e nelle infiammazioni della mucosa gastro-intestinale. Trova minor impiego come vermifugo e come emmenagogo (regola il flusso mestruale), azione quest'ultima dovuta al thujone.
L'assenzio esercita inoltre un effetto protettivo a livello epatico, che sembra essere parzialmente associato all'inibizione degli enzimi microsomiali epatici. Uno studio effettuato sui ratti ha evidenziato che l'estratto crudo della pianta è in grado di esercitare - sui roditori - un'azione preventiva e curativa nei confronti del danno epatico indotto da paracetamolo e da tetracloruro di carbonio (CCl4): due modelli sperimentali di epatotossicità che vengono utilizzati molto frequentemente.
La dose giornaliera per adulti è di 1-1,5 g di droga per 150 ml d'acqua in infusione o come decotto fino a 3 volte al giorno. In caso di inappetenza si consiglia una somministrazione da mezz'ora ad un'ora prima dei pasti; nel caso di disturbi dispeptici da assumersi calda dopo i pasti. L'Assenzio non dovrebbe essere assunto in maniera continuativa e comunque non oltre un mese.

Controindicazioni, avvertenze speciali ed opportune precauzioni d'uso, effetti indesiderati

E' controindicato in caso di ulcere gastriche e duodenali. L'Assenzio non dev'essere utilizzato in gravidanza e durante l'allattamento. Nessun effetto indesiderato se assunto alle dosi raccomandate. Il rischio tossicologico è considerato molto basso. I sintomi associati al sovradosaggio di Assenzio sono vomito, diarrea e spossatezza.

Il sovradosaggio di preparati alcolici a base di Assenzio o l'uso di olio essenziale possono provocare:

In passato (XIX e XX secolo) si riteneva che l'abuso del liquore a base di Assenzio fosse responsabile dell'insorgenza di “absintismo”, sindrome caratterizzata da un'iniziale sensazione di benessere seguita da allucinazioni e convulsioni.
Recentemente è stato messo in evidenza che i fenomeni convulsivi epillettiformi sarebbero dovuti non tanto al contenuto, piuttosto basso, di tujone presente nel liquore preparato secondo la ricetta originale, ma all'assunzione cronica di un alcolico - caratterizzato da elevata gradazione - dove sono presenti come adulteranti, alcune erbe tossiche (Acorus calamus, Tanacetum vulgare) e sostanze quali zinco o cloruro di antimonio.
Storicamente, l'inventore del liquore fu un medico francese, Pierre Ordinaire, che dopo essere fuggito dalla Rivoluzione Francese, si stabilì a Couvet, in Svizzera. Il suo Assenzio divenne estremamente famoso come toccasana e fu denominato la Fée Verte (la Fata Verde perché di colore verde pallido). Si dice che alla sua morte Ordinaire lasciò la sua ricetta segreta alle sorelle ma alcuni credono che le sorelle producessero il loro Assenzio già molto prima di Pierre Ordinaire. Molte distillerie comparvero in Francia e in Svizzera producendo marchi diversi di Assenzio. La ricetta illustrata di seguito è una delle tante varianti utilizzate a livello artigianale:
Si mettono a macerare per almeno 12 ore, in 1 litro d'alcool a 85°, le seguenti piante medicinali secche:

All'estratto ottenuto si aggiungono 0,5 litri d'acqua, e la soluzione si pone in un distillatore. Il processo di distillazione va interrotto quando si è ottenuto 1 litro di distillato. Si prelevano 0,4 litri del distillato e si aggiungono:

  • Artemisia absinthium 10 g
  • Issopo 10 g
  • Succo di limone 5 g

L'estratto ottenuto si scalda a temperatura moderata e si filtra, al filtrato si aggiungono i restanti 0,6 litri di distillato. Il litro circa d'Assenzio finale va diluito con acqua fino a raggiungere una gradazione alcolica pari a 75°.


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