Angelica - Curiosità e Fitoterapia

A cura della Dott.ssa Rita Fabbri


Il significato etimologico di Angelica è intuitivo: deriva dal greco, letteralmente angelo annunciatore, quindi la pianta venuta dal cielo, da qui il nome volgare Erba degli Angeli o Radice dello Spirito Santo; archangelica perché si credeva che l'Arcangelo Raffaele, l'Angelo guaritore protettore dei medici e dei farmacisti, avesse donato agli uomini questa pianta rivelandone le proprietà benefiche.

AngelicaDa alcune citazioni di storici romani abbiamo appreso che le foglie di Angelica venivano bruciate per profumare e purificare le case e, insieme ad altre erbe aromatiche (rosmarino, alloro e melissa), si immergevano nell'acqua dove veniva risciacquato il bucato.

Forse per il suo significato religioso, l'Angelica venne molto utilizzata nel Medioevo(1-2).
Gli erboristi del XVI secolo consigliavano di immergere le radici di Angelica nell'aceto e di respirarne i vapori per evitare il contagio della peste: secondo la tradizione questo rimedio fu indicato proprio dall'Arcangelo Raffaele ad un frate che pregava incessantemente chiedendo un aiuto divino per gli abitanti del suo paese colpiti dalla peste. Santa Ildegarda descrisse nell'Herbora Sempliciorum - un prontuario dove la madre badessa elencava le erbe coltivate nei conventi da cui si traevano molti medicamenti - un rimedio contro la febbre proprio a base di Angelica. I monaci Benedettini nei loro medicinali e liquori a base di erbe fecero largo uso di questa pianta, come nel famoso liquore Chartreuse che viene preparato in due versioni: tipo giallo dal sapore amabile, e verde, più alcolico; oltre ai due tipi tradizionali esiste anche l'elisir de Chartreuse bianco.

Durante il Rinascimento l'Angelica continuò ad essere largamente utilizzata e più tardi divenne un ottimo rimedio per la difterite e per la rabbia, uno stimolante del sistema linfatico, un coadiuvante in caso di bronchiti e nelle forme più gravi di tubercolosi, un antidoto miracoloso contro il veleno dei serpenti e degli scorpioni; veniva inoltre impiegata nei disturbi digestivi, nel meteorismo, nell'emicrania di origine nervosa, come spasmolitico, come diuretico e per uso esterno contro le affezioni del cavo orale (3).

Sempre secondo antichi Autori, l'Angelica sarebbe la pianta taumaturgica per eccellenza: efficace nei disturbi femminili, utile per rendere feconde le donne ed in grado di assicurare la longevità: nel 1759 morì a Marsiglia un anziano signore all'età di centoventi anni grazie all'abitudine che aveva, almeno così si dice, di masticare ogni mattina la radice di Angelica.
L'Angelica era usata anche come rimedio per l'impotenza maschile e per questo scopo si tramanda la ricetta del “vino tonico”: lasciare a macerare per una settimana, in un litro di vino rosso, 30 g di radice di angelica e 20 g di radice di genziana, ed assumere un bicchierino di questa miscela prima di ogni pasto. Secondo altri, invece, a risultare afrodisiaco sarebbe il liquore d'Angelica, che si ottiene con gli steli della pianta e acquavite mescolati con acqua e zucchero.
L'Angelica rappresenta per tradizione un portafortuna per chi cerca l'anima gemella.

L'Angelica è l'essenza principale della famosa "acqua delle carmelitane", una rimedio erboristico molto utilizzato nel passato: è un distillato - in acqua di fiori d'arancio e alcool- di numerose spezie, principalmente angelica unita a melissa, coriandolo e scorza di limone; la ricetta risale al 1500 circa ed appartiene a delle suore carmelitane francesi che prepararono questa miscela per la prima volta nel loro convento. Il bagno delle carmelitane, un famoso bagno contro l'insonnia, contiene gli stessi ingredienti usati per fare l'Acqua delle Carmelitane: si mette tutto in un sacchettino di garza e si appende sotto il getto dell'acqua mentre scorre per riempire la vasca. Sempre di suore la produzione di confetti con rami di Angelica, una specialità molto ricercata nel passato.

Nei Paesi nordici, in periodi di carestia, l'Angelica veniva mescolata alla farina per rendere il pane più nutriente.

L'odore dell'Angelica è simile a quello della liquirizia, molto aromatico, tanto che i suoi fiori sono spesso circondati da api; il sapore è dolce con un retrogusto acre e piccante.
Si può aggiungere un pizzico di Angelica per dare aroma al tabacco da pipa e le foglie di questa pianta dovrebbero essere sempre presenti nei “pot-pourri”.
L'Angelica viene molto utilizzata in pasticcera e nell'industria dei liquori.
La radice robusta e carnosa contiene un succo che viene usato, dopo infusione in alcol, per produrre il liquore omonimo, originario dei Paesi Baschi.
Dopo le bacche di ginepro, la radice di Angelica è l'ingrediente principale del gin. Viene inoltre utilizzata per aromatizzare  Anisette, Cointreau, Vermouth e Strega.
In cucina si utilizzano molte parti della pianta: le foglie crude o cotte vengono utilizzate nella preparazione di insalate verdi, verdure miste, piatti di pesce, formaggi magri e frutta cotta; il fusto, decorticato (la parte esterna scura è amara) e tritato finemente, viene usato per aromatizzare salse piccanti, marmellate o confetture; i rametti giovani, raccolti in aprile-giugno quando sono più teneri e verdi, vengono canditi ed usati per guarnire dolci, gelati, budini, gelatine e macedonie.

L'Angelica può essere utilizzata come infuso tonico, digestivo e rilassante, che si ottiene versando su 10 g di radice frantumata un litro di acqua bollente, lasciando poi riposare per 5-6 minuti prima di filtrare; si consiglia di bere una tazzina di questa tisana dopo i pasti principali.
Ottimo è anche il liquore casalingo ottenuto mettendo a macerare in mezzo litro d'alcol purissimo mezzo etto di radice fresca di Angelica ben tritata, insieme a tre mandorle amare. Durante le tre settimane successive il contenuto della bottiglia va agitato più volte al giorno. Successivamente, si sciolgono in mezzo litro d'acqua 250 grammi di zucchero, si fa bollire questo sciroppo per cinque minuti e, a raffreddamento avvenuto, lo si unisce all'infuso di Angelica.

L'infuso di semi di Angelica è un ottimo impacco decongestionante per gli occhi e può essere usato come tonico per il viso; l'olio essenziale, soprattutto quello ottenuto dai semi, viene utilizzato nella produzione di profumi, saponi, creme e dentifrici.


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