Aloe vera, Controindicazioni Ed antrichinoni

A cura della Dott.ssa Rita Fabbri


Controindicazioni, avvertenze speciali ed opportune precauzioni d'uso, effetti indesiderati

Il gel di Aloe vera può essere usato tranquillamente nelle applicazioni topiche: la gamma di questi prodotti disponibili sul mercato è veramente vasta. In merito al succo di Aloe vera,  attualmente manca un dato preciso sulla dose ottimale giornaliera, si raccomanda comunque di non assumerne più di 250 ml/die (38).
Per l'uso topico nessuna controindicazione nota, nessuna avvertenza richiesta e nessun effetto collaterale riportato. Per quanto rari, sono stati segnalati casi di reazioni allergiche.
E' stato inoltre dimostrato che il gel di Aloe vera ritarda la cicatrizzazione delle ferite chirurgiche verticali profonde, come quelle prodotte durante il parto cesareo (39).
Per l'uso sistemico, vedi appendice di seguito.

Cenni farmacologici sugli antrachinoni

Gli Antrachinoni sono delle sostanze che stimolano la peristalsi intestinale, quindi hanno un'azione lassativa. AloinaLe piante ad antrachinoni sono appunto Aloe, Senna, Cascara, Frangula e Rabarbaro: presentano tutte una forte azione lassativa il cui effetto si manifesta dopo 8-12 ore dalla somministrazione.

Gli antrachinoni hanno una struttura chimica generale caratterizzata da tre anelli benzenici condensati e da sostituenti che occupano in genere le posizioni 9 e 10 in quanto particolarmente reattive. Gli antrachinoni si trovano normalmente nella forma di glicosidi, composti chimici formati da una parte zuccherina (detta glicone) ed una non zuccherina (detta aglicone).  Nei glicosidi antrachinonici, gli agliconi appartengono alla classe dei derivati antracenici; la barbaloina, per esempio, è un C-glicoside derivato dall'aloe-emodina antrone. La forma glicosidica permette a questi composti di transitare immodificati attraverso lo stomaco e l'intestino tenue fino ad arrivare nell'intestino crasso dove vengono trasformati dalla microflora batterica nei rispettivi agliconi, i veri metaboliti attivi, che svolgono localmente l'attività lassativa in due modi: accumulo di fluido nel lume intestinale e modificazione della motilità intestinale; dopodiché, senza venir assorbiti, si legano al contenuto intestinale e sono espulsi con le feci.
Il mancato o ridotto assorbimento dei glicosidi antracenici da parte dell'organismo, accanto all'assenza di alterazioni nei confronti della mucosa intestinale, rende questi prodotti sicuri e privi di effetti indesiderati, a condizione che vengano rispettate alcune controindicazioni e, cosa molto importante, che siano utilizzati alle dosi raccomandate e somministrati solo in caso di effettiva necessità.

I lassativi stimolanti sono indicati nel trattamento di breve durata della stipsi occasionale. Nella stipsi cronica, invece, il cambiamento delle abitudini alimentari, l'attività fisica ed una rieducazione intestinale rappresentano la soluzione migliore (40-41).
E' da evitare l'uso di lassativi per periodi prolungati ed è opportuno consultare il medico se vengono assunti oltre le due settimane.
Quando gli episodi di stitichezza si manifestano ripetutamente, si consiglia di approfondire le cause all'origine del disturbo.

La stipsi non è sempre associata ad un'atonia intestinale, talvolta può essere causata da ipercinesia o discinesia come nel caso della sindrome del colon irritabile. Molto spesso la stipsi viene aggravata da fattori nervosi, dall'ansia o dallo stress. In tutti questi casi gli antrachinoni sono sconsigliati.

Tutti i lassativi stimolanti sono controindicati in caso di gravidanza (42-44) ed allattamento (45) - piccole quantità di metaboliti passano nel latte materno - nei bambini al di sotto dei 10 anni di età, nelle malattie infiammatorie acute a carico dell'intestino (colite ulcerosa, enterocolite, appendicite, morbo di Crohn), in caso di dolori addominali di origine sconosciuta, nelle ostruzioni e stenosi intestinali e nei gravi stati di disidratazione con carenza di liquidi ed elettroliti (46).
Come tutti i lassativi, gli antrachinoni non devono essere somministrati in presenza di una sintomatologia addominale non diagnosticata, acuta o persistente.

Dosi elevate di lassativi antrachinonici provocano lo svuotamento quasi completo del colon e la naturale mancanza di stimolo nella giornata successiva (o anche nei due giorni successivi) può spingere i pazienti a riutilizzare il lassativo, magari aumentando il dosaggio; si crea così una dipendenza psicologica dettata dall'ansia del soggetto di regolarizzare eventuali ritardi tra un'evacuazione e la successiva.
L'abuso di lassativi antrachinonici può provocare disturbi dell'equilibrio idrico ed elettrolitico, prevalentemente ipokalemia, colon atonico ed aggravamento della stipsi.
L'ipokaliemia potenzia l'azione dei glicosidi cardiaci ed interagisce con i farmaci antiaritmici. L'associazione con altri farmaci che inducono ipokaliemia (come i diuretici tiazinici, i corticosteroidi) può aggravare lo squilibrio elettrolitico (47). Il livello di elettroliti, soprattutto il potassio, deve essere sempre monitorato, in particolare nei soggetti anziani e nei giovani.

La pigmentazione scura della mucosa del colon, definita pseudomelanosis coli, osservata in seguito ad assunzione cronica di lassativi antrachinonici (ma anche di altri lassativi) non è dannosa ed è reversibile con la sospensione del trattamento.
Anche la colorazione giallo-bruna o rossa-violetta della urine (pH dipendente) per effetto di metaboliti degli antrachinoni, non è clinicamente significativa (48-49).

Talvolta si possono manifestare spasmi e dolori addominali soprattutto nei pazienti con colon irritabile. E' molto recente uno studio osservazionale che dimostra come un formulato colon-specifico contenente antrachinoni da Senna angustifolia, miscelati con oli microincapsulati di Mentha piperita e Matricaria camomilla, riesca a contrastare la stipsi senza però determinare evidenti stati infiammatori caratterizzati da dolore, spasmi, distensione addominale, meteorismo, flatulenza e stati diarroici (50).


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Ultima modifica dell'articolo: 19/04/2016