A cura della Dott.ssa Rita Fabbri
Il termine Agnocasto deriva da una parola greca che tradotta letteralmente significa “puro”, da cui il nome “Agnus”, per ricordare appunto le proprietà anafrodisiache di questa pianta. Successivamente è stata aggiunta anche la parola “Castus”, rimarcando ulteriormente il significato di purezza.
Omero definisce l'Agnocasto come “viticcio per intrecciare”, ecco il significato etimologico del genere “Vitex”.
Il medico greco Dioscoride consigliava l'Agnocasto per diminuire la libido. Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia” scrive che veniva sparso sui letti delle donne ateniesi per garantire la loro fedeltà quando i mariti andavano in guerra.
Pietro Andrea Mattioli, medico e botanico senese del 500, a proposito dell'Agnocasto, scrive nel suo erbario figurato: “… costringe gli impeti di Venere tanto mangiato fritto quanto crudo… si crede che non solamente mangiandosene o bevendosene faccia gli uomini casti ma ancor giacendovisi…”.
L'Agnocasto è noto anche con il nome di "pepe dei monaci" perché i frutti hanno un sapore piccante e la pianta veniva coltivata dai monaci nei loro orti come anafrodisiaco per non tradire il voto di castità.
Tra i costituenti chimici dell'Agnocasto si trova un flavonoide, la vitexina, che effettivamente ha proprietà rilassanti. I preparati a base di Agnocasto vengono utilizzati in genere nel trattamento dei disturbi legati al ciclo mestruale.
Nella tradizione erboristica popolare, l'Agnocasto veniva impiegato anche per stimolare la lattazione, ma questo effetto ad oggi non è ancora stato dimostrato
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Nome botanico: Vitex agnus castus L. Famiglia: Verbenaceae Parti usate: Frutti |
L'Agnocasto è un piccolo albero o arbusto, alto fino a 5-6 metri, originario del Mediterraneo. Possiede foglie palmato-composte a 5-7 foglioline, aromatiche, di color verde scuro e bianco, tomentose nella parte inferiore; i fiori sono violetti, tubulari, riuniti in spighe lunghe e sottili, sbocciano tra giugno e settembre. Comunemente i fiori dell'Agnocasto sono viola-lilla, talvolta bianchi. Il clima ideale è temperato e predilige i terreni freschi; comunque si adatta a qualunque tipo di suolo purché non secco. Cresce bene sia in pieno sole che in penombra. E' una pianta spontanea e da giardino. In Italia l'Agnocasto cresce sugli argini dei fiumi e in luoghi umidi. Può essere utilizzato per abbellire le siepi. I frutti sono delle bacche nere (5 mm) contenenti quattro semi: estremamente duri, odore aromatico, sapore amaro e leggermente pungente. L'Agnocasto non è una pianta particolarmente vistosa ma è molto resistente.
Diterpeni (per es. rotundifurano, vitexilattone), iridoidoglicosidi (per es. aucubina, agnosie), flavonoidi (per es. casticina, vitexina), alcaloidi (per es. vaticina), olio essenziale (composto principalmente da monoterpeni).
Il frutto dell'Agnocasto agisce sul sistema endocrino, in particolare modula la produzione di alcuni ormoni ipofisari. Questo giustifica un suo impiego per la cura di irregolarità del ciclo mestruale e per ridurre i sintomi premestruali.
L'Agnocasto è utile nei disturbi correlati al ciclo mestruale, quali amenorrea (assenza di mestruazioni), mastalgia o mastodinia (dolore mammario), oligomenorrea (condizione in cui l'intervallo tra i cicli è inferiore ai 25 giorni), polimenorrea (condizione in cui la distanza tra due mestruazioni successive supera i 36 giorni). L'Agnocasto è utile anche nella sindrome premestruale (PMS).
Vengono utilizzati preparati equivalenti a 30-40 mg/die di droga e fino a 240 mg/die in donne affette da PMS. Può essere appropriato un trattamento di almeno tre mesi.
I disturbi del ciclo mestruale e la sindrome premestruale molto frequentemente sono dovuti ad una iperprolattinemia associata ad insufficienza del corpo luteo. La secrezione adeno-ipofisaria di prolattina è inibita dalla dopamina e stimolata dall'ormone che rilascia la tireotropina (TRH), quest'ultimo liberato dall'ipotalamo. Il meccanismo di azione dell'Agnocasto non è completamente chiarito, tuttavia quello ritenuto più probabile coinvolge l'interazione tra la componente diterpenica dell'Agnocasto con il recettore dopaminergico D2 situato sull'ipofisi anteriore. Sembra che l'Agnocasto agisca come agonista selettivo sul recettore dopaminergico D2, inibendo così il rilascio di prolattina (1). Rimane invariata la concentrazione dell'ormone luteinizzante e dell'ormone follicolo stimolante. Sembra che alcuni componenti dell'Agnocasto (apigenina) possano agire sui recettori α e β degli estrogeni (2). Anche i recettori della beta-endorfina sono considerati possibili targets (3).
Sono numerosi gli studi che attestano l'efficacia dell'Agnocasto nella PMS ed in particolare nella mastodinia e nei disturbi psichici e somatici correlati alla sindrome. Ne riportiamo di seguito solo alcuni, recenti e particolarmente significativi:
Nessuna controindicazione nota, nessuna avvertenza necessaria e nessun effetto riportato alle dosi raccomandate. In pazienti sottoposti a trattamento concomitante con antagonisti del recettore della dopamina potrebbe verificarsi un'attenuazione reciproca degli effetti. In letteratura non sono disponibili dati riguardanti l'utilizzo di questa pianta in gravidanza, quindi l'Agnocasto non dovrebbe essere assunto durante la gestazione.
NOTE BIBLIOGRAFICHE
(a) Si definisce studio randomizzato in doppio cieco, uno studio clinico ossia una valutazione sperimentale su esseri umani dove né il paziente né il medico conoscono la natura della sostanza che viene somministrata. Nello studio in cieco invece solo il medico conosce la natura della sostanza che viene somministrata.
(b) Si definisce studio in aperto, uno studio clinico che non possiede alcuna caratteristica metodologica determinata (può essere uno studio clinico senza gruppo controllo oppure senza mascheramento).
(c) Si definisce studio osservazionale, uno studio epidemiologico analitico nel quale il ricercatore non interviene ma si limita a registrare (osservare) quello che avviene nella realtà; multicentrico quando si realizza in due o più centri con un protocollo identico ed un coordinatore che si incarica della elaborazione di tutti i dati e dell'analisi dei risultati.
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Una forma virale può manifestarsi con un'infiammazione che colpisce vari organi: Da circa una settimana sono stata colpita da stati infiammatori che hanno investito più organi contemporaneamente e cioè :
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