pH della pelle, pH cutaneo

Il pH della pelle si attesta a valori fisiologici leggermente acidi, normalmente compresi tra 4,2 e 5,6, con punte fino alla neutralità. L'ampiezza di questo intervallo è spiegabile sulla base dei moltissimi fattori capaci di influenzare il pH cutaneo. Il grado di acidità della pelle riconosce infatti un certo grado di variabilità intra ed interindividuale; il pH cutaneo varia ad esempio sulla base della regione corporea considerata, della stagione, del sesso, delle fasi del ciclo mestruale, dei cosmetici e dei detergenti utilizzati, della flora batterica residente e del grado di sudorazione.

Variazioni del pH in relazione al distretto cutaneo considerato
Cuoio capelluto 4,0
Cosce, gambe, caviglie 4,5
Tronco 4,7
Viso 4,7
Plica anale 4,8
Dorso delle mani 4,9
Plica mammaria 6,0
Plica inguinale 6,2
Ascelle 6,5
Spazio interdigitale del piede 7,0

L'acidità del pH della pelle è legata alla presenza del film idrolipidico ed alla pluralità dei processi biochimici che avvengono nella cute. L'idrolisi dei lipidi cutanei (trigliceridi sebacei, ceramidi del cemento lipidico, fosfogliceridi contenuti nei corpi di Odland) ad acidi grassi liberi, rappresenta senza dubbio il principale fenomeno responsabile dell'acidità cutanea, sostenuto anche dalla presenza di acido lattico e dalla produzione di acido urocanico a partire dall'istidina ricavata dalla lisi della fillagrina. Nell'uomo la secrezione sebacea è maggiore rispetto alla donna e ciò spiega, almeno in parte, il motivo per cui la cute maschile fa registrare valori di pH generalmente inferiori rispetto a quella femminile, risultando quindi più acida. Per lo stesso motivo, la cute del bambino e dell'anziano presenta valori di pH più vicini alla neutralità.

Alla regolazione del pH cutaneo partecipa anche il cosiddetto mantello idrico, dato dal sudore, dalle sostanze in esso disciolte (sali minerali, acido lattico, urea, ammonio) e dalla perdita di acqua per il fenomeno della perspiratio insensibilis.

Il pH della pelle contribuisce alla difesa nei confronti di microrganismi ostili alla salute cutanea, senza però disturbare la microflora residente. Un aumento del pH cutaneo può quindi favorire, specie in quelle regioni corporee caratterizzate da macerazione o pseudo-anaerobiosi, lo sviluppo di infezioni micotico-batteriche.

Un pH della pelle leggermente acido favorisce anche l'attività di enzimi cutanei preposti al rinnovamento ed al mantenimento di alcune componenti cutanee.

Per quanto esposto nell'articolo, quando non sono presenti condizioni dermatologiche che lo giustificano, non ha molto senso impiegare detergenti neutri, né tanto meno i saponi tradizionali, che a contatto con l'acqua sviluppino un pH alcalino (necessario per lo scioglimento dei grassi cutanei in eccesso). Va comunque ricordato che la capacità di modificare il pH della pelle dipende non solo dal tipo di detergente utilizzato, ma anche dal tempo di applicazione e dalla frequenza di utilizzo.

Specialmente le pelli irritate ed eczematose tendono ad avere valori di pH superiori alla norma; in questi casi l'utilizzo dei tradizionali saponi alcalini potrebbe rendere la pelle ancor più suscettibile alle infezioni.