Osmolarità - Osmolarità Plasmatica

Generalità

L'osmolarità esprime la concentrazione di una soluzione, sottolineando il numero di particelle in essa disciolte indipendentemente dalla carica elettrica e dalle dimensioni.
Osmolarità plasmaticaL'osmolarità è espressa in osmoli per litro (osmol/L o OsM) o - quando la soluzione è particolarmente diluita - in milliosmoli per litro (mOsM/L). Il suo valore, come anticipato, esprime la concentrazione della soluzione, ma non dice alcunché sulla natura delle particelle in essa contenute. Di riflesso, due soluzioni con uguale osmolarità avranno lo stesso contenuto numerico di particelle e le medesime proprietà colligative (stessa tensione di vapore, stessa pressione osmotica e stessa temperatura di congelamento ed ebollizione). pH, conducibilità elettrica e densità potrebbero tuttavia essere differenti, perché dipendono dalla natura chimica dei soluti e non solo dal loro numero.
Un litro di soluzione contenente una mole di glucosio avrà quindi la stessa osmolarità di un litro di soluzione contenente una mole di sodio (perché una mole, per definizione, contiene un numero fisso di particelle -atomi, ioni o molecole -, pari a 6,02x1023). L'osmolarità delle due sarà però differente da un litro di una terza soluzione, contenente una mole di sale da cucina; quest'ultimo (la cui formula molecolare è NaCl), in ambiente acquoso si dissocia infatti in Na+ e Cl-, dando così origine a una soluzione contenente il doppio di particelle.


CONFRONTO DI OSMOLARITÀ
A) Una mole di glucosio disciolta in un litro di soluzione B) due moli di Sodio disciolte in un litro di soluzione C) Una mole di NaCl disciolta in un litro di soluzione
A è iposmotica rispetto a B B è isosmotica rispetto a C C è isosmotica rispetto a B
A è iposmotica rispetto a C B è iperosmotica rispetto ad A C è iperosmotica rispetto ad A

In condizioni normali, l'osmolarità è identica per tutti i fluidi presenti nei vari compartimenti dell'organismo e il suo valore si aggira intorno alle 300 mOsM (eventuali gradienti vengono annullati da movimenti di acqua). Questi compartimenti sono suddivisibili in intra- ed extra-cellulari, che contengono, rispettivamente, un quantitativo di acqua pari al 40% e al 20% del peso corporeo; il compartimento extracellulare viene ulteriormente suddiviso in due compartimenti: quello plasmatico (1/3) e quello interstiziale (2/3).

E' molto importante che l'osmolarità dei vari compartimenti sia uguale; infatti, se aumenta la concentrazione di soluti nel liquido extracellulare l'acqua esce dalla cellula per osmosi (e raggrinzisce), mentre nella situazione opposta la cellula richiama acqua fino a scoppiare.
Nota: sebbene sia il numero di osmoli per Kg (osmolalità) e non quello per Litro (osmolarità) a determinare l'entità dell'osmosi, per soluzioni molto diluite - come quelle corporee - le differenze quantitative tra osmolarità ed osmolalità sono al di sotto dell'1% (perché solo una piccola parte del loro peso deriva dal soluto). Per questo i due termini sono spesso usati indifferentemente come sinonimi.
Il principale regolatore dell'osmolarità plasmatica è il rene, che produce urine più o meno diluite a seconda delle necessità omeostatiche dell'organismo.


Osmolarità plasmatica ≈ 290 mOsm/L*
ELETTROLITI NON ELETTROLITI
Sodio 140 mmol/L Azotemia 5 mmol/L
Potassio 4 mmol/L Glicemia 5 mmol/L
Cloro 104 mmol/L  
Bicarb. 24 mmol/L  
Magnesio 1 mmol/L  
Calcio 2.5 mmol/L  

Nel comparto idrico extracellulare l'osmole più importante è il sodio, mentre in quello intracellulare prevale il potassio.

 

* Va detto, comunque, che l'osmolarità plasmatica efficace (o tonicità) non corrisponde a quella totale. Infatti, determinano movimenti d'acqua dalla soluzione più concentrata a quella meno concentrata soltanto le molecole che non possono attraversare liberamente le membrane semipermeabili ad esse interposte. Al contrario, ne esistono altre, come l'urea, che pur contribuendo alla determinazione dell'osmolarità sono liberamente permeabili (attraversano le membrane) e come tali non riescono a creare gradienti di acqua.
L'urea, pertanto, passa senza problemi la barriera cellulare e per questo non è in grado di condizionare movimenti d'acqua sui due lati della membrana.
osmolarità vasopressinaSe l'osmolarità plasmatica si alza, perché aumentano i livelli di sodio nel sangue (ipernatriemia), tale soluto dovrà essere maggiormente diluito; in caso contrario si assisterebbe a un movimento d'acqua dal compartimento intra a quello extracellulare, con conseguente disidratazione della cellula.
A tale scopo, gli osmocettori ipotalamici - stimolati dalla ipersodemia - innescano lo stimolo della sete e la conseguente introduzione di acqua riporta l'osmolarità plasmatica in equilibrio. Contemporaneamente, viene rilasciato l'ormone antidiuretico (o ADH o vasopressina), che agisce a livello renale aumentando il riassorbimento di acqua e diminuendo, di riflesso, la sua eliminazione nelle urine. Queste, dal canto loro, aumentano la loro osmolarità (perché più concentrate). Il rene ha la capacità di innalzare tale parametro fino a 1200 mOsM/L, o a diminuirlo fino a 50 mOsM/L, a seconda delle differenti necessità organiche.

Cos'è

  • L'osmolarità è la misura del numero di particelle disciolte in un fluido (volume espresso in litri).
  • Il test dell'osmolarità riflette la concentrazione di sostanze come sodio, potassio, cloro, glucosio e urea in un campione di sangue, urina o, talvolta, feci.
  • L'osmolarità plasmatica è usata per valutare l'equilibrio tra acqua e particelle disciolte nel sangue, e determinare la presenza di sostanze che possono determinare uno squilibrio di questo stato.

Perché si Misura

L'osmolarità plasmatica viene utilizzata per valutare l'equilibrio idrico-salino dell'organismo e individuare l'origine di una produzione di urina significativamente aumentata o diminuita. L'esame viene utilizzato anche per determinare gli stati di iponatriemia (basse concentrazioni di sodio), dovuti a deplezione attraverso le urine o aumento dei fluidi ematici.
L'osmolarità plasmatica è utile come supporto nel determinare la causa di diarrea cronica e consente di monitorare il trattamento con farmaci osmoticamente attivi (come nel caso del mannitolo, un diuretico usato per la gestione terapeutica dell'edema cerebrale).
Inoltre, l'indagine può essere impiegata come esame tossicologico, se è probabile l'ingestione di metanolo, glicoletilene, alcol isopropilico, acetone e farmaci, come l'acido acetilsalicilico (aspirina), in grandi quantità.

Valori normali

I valori normali di osmolarità sono compresi tra 275 e 295 mOsm/L.


Nota: l'intervallo di riferimento dell'esame può cambiare in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto. Occorre ricordare, inoltre, che i risultati delle analisi devono essere valutati nell'insieme dal medico di base che conosce il quadro anamnestico del proprio paziente.

Osmolarità Alta - Cause

Valori di osmolarità superiori rispetto alla norma potrebbe dipendere dalle seguenti condizioni o patologie.

Valori aumentati si possono riscontrare anche in caso di:

Osmolarità Bassa - Cause

Una diminuzione dell'osmolarità può derivare da:    

  • Iponatriemia;
  • Secrezione inappropriata di ADH

Come si misura

L'osmolarità plasmatica viene misurata in seguito a un prelievo ematico da una vena del braccio. Questo parametro può essere determinato anche su un campione di urina random o, in qualche caso, su feci liquide fresche (refrigerate o congelate entro 30 minuti dalla raccolta).

Preparazione

A volte, l'esame dell'osmolarità plasmatica non richiede alcuna preparazione; in altri casi, occorre osservare un digiuno (niente cibo o bevande eccetto l'acqua) per almeno 6 ore prima di fare il test. Il medico saprà fornire le istruzioni più adeguate al caso.

Interpretazione dei Risultati

L'osmolarità plasmatica è un parametro dinamico, che fluttua a seconda di come risponde l'organismo allo squilibrio idrico-salino temporaneo e di come lo corregge. Il risultato del test dev'essere valutato insieme al quadro clinico del paziente e al risultato di altri esami, come sodio, glucosio ed azotemia.
L'osmolarità non è diagnostica: suggerisce che il paziente ha uno squilibrio, ma non ne evidenzia la causa. In generale, quando il valore è alto, significa che l'acqua è diminuita nel sangue e/o sono aumentati i soluti. Se l'osmolarità è ridotta, invece, è probabile l'aumento dei liquidi.
Tra le varie malattie che possono essere responsabili di un incremento dell'osmolarità plasmatica si riscontrano, più comunemente, l'uremia, l'iperglicemia, il diabete insipido, l'iperlattacidemia e l'ipernatriemia.
Una diminuzione dell'osmolarità può derivare, invece, soprattutto dalla presenza nel paziente di uno stato di iponatriemia.




Ultima modifica dell'articolo: 19/06/2017