Serotonina e cibo

Come molti sanno, esiste una ben nota e documentata relazione tra serotonina ed assunzione di cibo, così come tra alimentazione ed umore. serotonina e ciboBasti pensare al diffuso stato di nervosismo che accompagna i primi giorni di dieta ferrea, o al senso di benessere associato all'assunzione, e ancor prima alla vista e alla percezione dell'aroma, del cioccolato o di altri cibi particolarmente graditi.

La serotonina è un neurotrasmettitore che agisce su diversi sottotipi recettoriali, esibendo in tal modo un ampio ventaglio di funzioni che influenzano un'altrettanto ampia serie di attività organiche. Tra tutte, la serotonina è particolarmente nota per la capacità di promuovere il buon umore e la tranquillità, diminuendo tra l'altro l'assunzione di cibo. In riferimento a quest'ultimo punto, si ritiene che la serotonina:

  • determini un'insorgenza precoce del segnale di sazietà
  • riduca l'appetibilità del cibo e la quantità totale di alimenti ingeriti
  • riduca l'ingestione dei carboidrati ed aumenti l'ingestione delle proteine;
  • non incida sull'assunzione dei grassi e sulla frequenza dei pasti

Non a caso, i farmaci agonisti del sistema serotoninergico - come la fluoxetina (prozac) - inducono un immediato e rilevante calo dell'assunzione di cibo. Questi farmaci sono utilizzati nella terapia della depressione, in quanto - aumentando i livelli di serotonina a livello delle sinapsi nervose - migliorano l'umore dell'individuo. Trovano inoltre indicazione nel trattamento della bulimia nervosa, un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da frequenti abbuffate, spesso compensate dal vomito autoindotto o dall'abuso di lassativi.

Un agonista del sistema serotoninergico, la fenfluramina, è stato a lungo utilizzato nel trattamento dell'obesità, dato il ben documentato ruolo nell'aumentare la trasmissione serotoninergica ed indurre il senso di sazietà, sia negli uomini che negli animali. Purtroppo, l'autorizzazione all'immissione in commercio è stata ritirata nel 1997, sotto la spinta di crescenti segnalazioni di casi di ipertensione polmonare e valvulopatie.

Viceversa, gli antagonisti serotoninergici - con effetto opposto rispetto ai precedenti, e come tali impiegati nel trattamento dell'emicrania - provocano un aumento dell'appetito.

La serotonina sopprime l'assunzione di cibo interagendo soprattutto con un particolare tipo di  recettori post-sinaptici, concentrati nell'estremo laterale del nucleo ipotalamico ventro-mediale. La sua azione anoressizzante può essere legata anche alla riduzione della sintesi e della liberazione del neuropeptide Y, che aumenta la ricerca del cibo, in particolare di carboidrati.

Per lo stesso motivo, la concentrazione cerebrale di serotonina può essere modificata con la scelta del cibo; ad esempio, i cibi ricchi di zuccheri semplici e triptofano, come il cioccolato, aumentano i livelli di serotonina. E' quindi del tutto fisiologico e naturale ricercare cibi ricchi di zuccheri quando l'umore è basso e si è alla ricerca di serenità e tranquillità. Tuttavia, la protratta introduzione di glucidi ad alto indice glicemico crea insulino-resistenza, situazione che predisposizione al diabete di tipo II e più in generale ad un quadro dismetabolico indicato con il nome di sindrome X o metabolica. Fra le varie conseguenze si ha anche un ossessivo bisogno di introdurre zuccheri (carbohydrate craving), dovuto ad un transitorio aumento di serotonina, determinato proprio dall'insulina, che migliora lo stato dell'umore.

Cibo e serotonina

Per aumentare i livelli di serotonina con il cibo, senza correre il rischio di ingrassare, è necessario assumere cibi a bassa densità calorica, ricchi di triptofano ma poveri di altri amminoacidi come leucina e fenilalanina. Purtroppo, tale caratteristica è soddisfatta parzialmente soltanto da alcuni frutti, come papaya, banane e datteri.

Un altro modo per aumentare i livelli di serotonina è quello di praticare attività fisica, dal momento che i muscoli utilizzano soprattutto gli amminoacidi a catena ramificata, risparmiando maggiormente il triptofano (si veda l'articolo: aminoacidi ramificati e fatica centrale).

Tali strategie sono controindicate in presenza di emicrania, dato che in simili circostanze elevare i livelli di serotonina contribuirebbe ad aggravare ulteriormente il problema.

Nei disturbi dell'umore lievi è anche possibile - previo consenso medico - ricorrere all'integrazione specifica di triptofano, o meglio ancora del suo derivato 5-idrossitriptofano, presente negli alimenti in quantità irrisorie. Questo derivato amminoacidico, capace di attraversare la barriera ematoencefalica, viene proposto come antidepressivo, un valido aiuto contro l'insonnia (la serotonina può essere convertita in melatonina) ed anoressizzante (inibitore dell'appetito, in particolar modo del bisogno smodato di cibi dolci).