Il muscolo scheletrico

Dopo aver analizzato le principali caratteristiche dei muscoli del corpo umano ed i vari tipi di tessuto muscolare, concentriamoci sul muscolo scheletrico.

Tra i tre (oltre ad esso ricordiamo quello liscio e quello cardiaco), il tessuto muscolare scheletrico è il più abbondante, tanto che in un uomo adulto costituisce circa il 40% del peso corporeo. Come suggerisce il nome stesso, il muscolo scheletrico è collegato alle ossa; il suo movimento di contrazione e rilassamento fa sì che i segmenti ossei in cui si inserisce modifichino la reciproca posizione.

Le ossa costituiscono la componente passiva del movimento, mentre i muscoli scheletrici rappresentano la componente attiva, in quanto possiedono la capacità di contrarsi sotto stimolo nervoso e di generare forza motrice.

Costituenti del muscolo scheletrico

Acqua (circa il 75%)

Proteine (circa il 20%). Le più importanti sono la   miosina e l'actina.

Glicidi (0,5-1,5%). Il più importante è il glicogeno.

Grassi neutri, colesterolo e fosfolipidi.

Sali minerali (circa il 5%).

Enzimi.

Sostanze estrattive azotate (es.: creatina e urea)   e sostanze estrattive non azotate (es.: acido   lattico).

    Pigmenti (es: la mioglobina)


Il muscolo trasmette la propria forza alle ossa per mezzo dei tendini, strutture fibrose molto resistenti e leggermente elastiche. I tendini si presentano come corde o come lamine fibrose, a seconda che siano associati a muscoli lunghi o a muscoli larghi; in ogni caso sono strettamente saldati alle regioni muscolari ad essi contigue. Il tessuto connettivo del muscolo si fonde infatti con i fasci di collagene tendinei, costituendo la cosiddetta giunzione miotendinea. Si tratta di un'unione particolarmente solida e resistente, tanto che le lesioni tendinee avvengono raramente a questo livello, mentre è più facile che il tendine si stacchi dal frammento osseo ove si inserisce.

IL MUSCOLO TIRA LE OSSA, MA NON LE SPINGE!

Ad esempio, il muscolo bicipite brachiale, che ci consente di flettere l'avambraccio, non è capace di estenderlo.

Dal momento che il muscolo non può compiere il movimento contrario a quello cui è deputato, i muscoli lavorano a coppie o a gruppi di antagonisti. In altre parole, ad ogni muscolo ne corrisponde un altro con funzione opposta. Ritornando all'esempio precedente, l'estensione dell'avambraccio è garantita dalla contrazione del tricipite.

Affinché avvenga movimento, è necessario che durante la contrazione e l'accorciamento dell'uno, l'altro si rilassi e si distenda. Proprio per questo motivo, bicipite e tricipite sono un classico esempio di muscoli antagonisti.

Sulla base della loro funzione, si dicono AGONISTI i muscoli che collaborano nell'esecuzione di un movimento, ANTAGONISTI quelli che contrastano il reciproco movimento (ad esempio, flessori ed estensori sono antagonisti tra loro).

Allo stesso modo, esistono muscoli che hanno azione sinergica, come nel caso del brachiale e del bicipite o dell'anconeo e del tricipite; in questo caso si parla di muscoli agonisti.

Un ulteriore distinzione può essere fatta tra agonisti e sinergici; il primo termine, infatti, spetta a quei muscoli che insieme permettono l'esecuzione un certo movimento; vengono invece insigniti dell'aggettivo sinergici quei muscoli che coadiuvano (facilitano) il movimento generato dagli agonisti.

I muscoli scheletrici non sono mai completamente rilassati. Anche durante il sonno sussiste una debole contrazione permanente, chiamata TONO MUSCOLARE.

Un po' di "nomenclatura":

Si parla di flessione quando i centri delle ossa attaccate al muscolo si avvicinano; viceversa, si parla di estensione.

In relazione al movimento che esegue, si parla di origine di un muscolo per indicare l'estremità tendinea più vicina al tronco o all'osso più stabile; l'inserzione rappresenta invece il punto d'impianto più distale o più mobile (tira dietro di sé il capo osseo). I due tendini del brachiale, ad esempio, si inseriscono, rispettivamente, nella metà inferiore della faccia anteriore dell'omero (braccio) e sulla tuberosità dell'ulna ("parte superiore dell'avambraccio"). Dal momento che la principale azione di questo muscolo è di flettere l'avambraccio, il punto di inserzione sulla tuberosità dell'ulna è denominato inserzione.

La porzione centrale del muscolo, generalmente di forma fusata, si presenta come una massa carnosa ed è chiamata ventre muscolare. Dal volume e dalla parte carnosa, ma non solo da essa, dipende la forza contrattile (in genere, tanto maggiore è il suo sviluppo e tanto maggiore è la forza prodotta durante la contrazione del muscolo scheletrico).

anatomia  brachiale



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