Il muscolo cardiaco (miocardio)

Buona parte della massa cardiaca è costituita da un tessuto muscolare striato, chiamato miocardio [da myo muscolo + kardia cuore], a sua volta formato da cellule dette miociti cardiaci. L'1% delle cellule miocardiche è invece deputato alla generazione spontanea dello stimolo contrattile. Tali cellule, chiamate autoritmiche o pace-maker, hanno un ruolo fondamentale nella regolazione della frequenza cardiaca.

Le proprietà anatomiche, metaboliche e biochimiche delle cellule miocardiche, sono per certi aspetti comparabili a quelle presenti negli altri tipi di tessuto muscolare (liscio e striato volontario). Analogamente alla muscolatura liscia, che controlla i movimenti involontari degli organi interni (bronchi, utero, tubo digerente, vasi sanguigni ecc.), le cellule cardiache sono piccole e mononucleate.

Come il muscolo scheletrico, il miocardio ha nel sarcomero la sua unità funzionale. Con esso condivide anche la striatura ed i meccanismi di contrazione.

Una delle caratteristiche peculiari del cuore è il legame esistente tra le singole cellule, che spesso terminano con ramificazioni più o meno evidenti. Grazie a questa particolarità, i miociti cardiaci sono connessi gli uni agli altri alle estremità, attraverso le cosiddette gap junctions, che provvedono ad un accoppiamento sia elettrico che meccanico, consentendo il passaggio di ioni e, di conseguenza, il trasferimento della tensione contrattile da una cellula all'altra. Grazie a questi stretti rapporti, le cellule si contraggono quasi simultaneamente ed il muscolo cardiaco in funzione può essere paragonato ad un'unica grande cellula.

Circa un terzo del volume di un miocita cardiaco è occupato dai mitocondri, vere e proprie "centrali energetiche" cellulari. Grazie all'abbondante presenza di mitocondri, la capacità del muscolo cardiaco di estrarre l'ossigeno dal sangue è nettamente superiore rispetto agli altri tessuti. Già a riposo il cuore estrae circa il 70-80% dell'ossigeno contenuto nel sangue arterioso, più del doppio rispetto alla quantità estratta dalle altre cellule dell'organismo. In risposta ad un impegno fisico intenso, le aumentate richieste energetiche del cuore possono quindi essere soddisfatte soltanto attraverso un incremento del flusso sanguigno all'interno delle arterie coronarie (vasi deputati all'irrorazione sanguigna del miocardio). In particolare il sistema coronarico può aumentare fino a cinque volte l'apporto di sangue al cuore (durante esercizio massimale il flusso di sangue nelle coronarie può raggiungere il valore di 1 l/min).

Non a caso il cuore è un organo altamente vascolarizzato (circa 3-4 volte in più rispetto al muscolo scheletrico) e ogni sua cellula viene irrorata da almeno un capillare.

L'ossigeno è un elemento fondamentale per l'ottimale funzionamento del muscolo cardiaco. A differenza degli altri muscoli striati, il cuore possiede infatti una limitata capacità di trarre energia da processi anaerobici. Se private dell'ossigeno le cellule del muscolo cardiaco muoiono già dopo pochi minuti e, se tale necrosi, chiamata infarto, coinvolge un numero importante di cellule, può essere fatale per l'individuo o comunque causare gravi deficit, dato che le cellule miocardiche danneggiate non hanno capacità di rigenerarsi.

Lo spessore del miocardio varia fra atri e ventricoli; le pareti del cuore si inspessiscono a livello del ventricolo sinistro, che per spingere in circolo il sangue durante la sistole, ha bisogno di una contrazione muscolare intensa.

Come tutti i muscoli, anche il cuore si contrae in risposta ad uno stimolo elettrico. A differenza di questi, il miocardio è però in grado di generare autonomamente lo stimolo alla contrazione, grazie alla presenza di un particolare elemento anatomico, detto nodo seno atriale. Da questa struttura, ricca di cellule pace-maker, si propagano ondate di impulsi elettrici che, raggiungendo le cellule muscolari cardiache, generano e regolano il battito cardiaco. La trasmissione degli impulsi e la successiva contrazione miocardica non è un evento casuale, ma regolato in modo tale da generare il cosiddetto ciclo cardiaco (alternarsi ritmico di contrazione o sistole e rilassamento o diastole).

Benché il cuore abbia capacità contrattile autonoma, essa è comunque influenzata dall'attività del sistema nervoso che regola la frequenza cardiaca in base alle mutevoli esigenze dell'organismo. L'attività cardiaca è sottoposta a due influenze antagoniste: il cuore riceve infatti afferenze dal sistema ortosimpatico, che accelera il battito cardiaco, e del nervo vago (nervo cranico facente parte del sistema parasimpatico) che rallenta il ritmo di eccitazione del miocardio.

Per trarre l'energia necessaria alla contrazione cardiaca, il cuore ricorre soprattutto dall'ossidazione degli acidi grassi. Può inoltre utilizzare anche glucosio, acido lattico e corpi chetonici.



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Ultima modifica dell'articolo: 02/11/2015