Immunoglobuline - anticorpi

Anche se può suonare strano, il termine immunoglobuline non è altro che un sinonimo di anticorpi; si tratta, in sostanza, di proteine globulari coinvolte nella risposta immunitaria, cioè nella lotta contro microrganismi considerati estranei (detti antigeni). Le immunoglobuline sono talvolta chiamate gamma globuline per via della loro particolare conformazione a Y.

Le immunoglobuline vengono secrete dai linfociti B maturi, che le ospitano nella propria membrana cellulare (più di 100.000 per ogni linfocita B). A questo livello agiscono come delle antenne, o meglio come recettori specifici di membrana che al contatto con l'antigene attivano il linfocita; una parte dei linfociti attivati viene stimolata a riprodursi, differenziandosi in plasmacellule capaci di sintetizzare e secernere un numero impressionante di nuovi anticorpi (fino a 2000 immunoglobuline al secondo). Gli anticorpi liberati dalle plasmacellule, solubili nel plasma, non distruggono direttamente l'ospite estraneo, ma si legano ad esso per renderlo maggiormente visibile e suscettibile all'azione degli altri attori del sistema immunitario (fagociti e cellule citotossiche).

Immaginiamo una piazza gremita di persone, tra le quali si nasconde un certo numero di delinquenti (antigeni); alcuni gendarmi presenti tra la folla (le immunoglobuline) sono in grado di distinguere i cittadini comuni dai malviventi; appena ne riconoscono uno, alcuni agenti si attivano (plasmacellule) ed iniziano a sparare migliaia di speciali cartucce colorate (anticorpi), che come per magia vanno a colpire soltanto i malintenzionati; contemporaneamente i gendarmi allertano un altro gruppo di forze dell'ordine (fagociti e cellule citotossiche), i quali - giunti in massa sul posto - riescono a riconoscere ed arrestare i malintenzionati grazie alle macchie colorate sui vestiti.

Quando un antigene aggredisce l'organismo per la prima volta, le immunoglobuline impiegano un po' di tempo per accorgersi della sua pericolosità. Tuttavia, dopo che l'estraneo è stato debellato, nel circolo sanguigno rimangono delle cellule - cosiddette "di memoria" - che conservano la capacità di riconoscere prontamente l'antigene nel caso si ripresentasse, producendo una risposta più rapida e forte; è proprio su tale principio che si basano le vaccinazioni.

Attualmente le immunoglobuline vengono suddivise in quattro classi generali: IgG, IgA, IgE, IgM e IgD.


Le immunoglobuline A (IgA) sono un gruppo di anticorpi presente soprattutto nelle secrezioni esterne, come saliva, lacrime, secrezioni genitourinarie, muco intestinale e bronchiale, colostro e latte materno. Rappresentano un importante mezzo di difesa contro le infezioni locali, impedendo la colonizzazione da parte dei patogeni.

Il ruolo delle immunoglobuline D (IgD) non è ancora stato pienamente chiarito.

Le immunoglobuline E (IgE) sono associate alle reazioni allergiche; il loro legame con i recettori dei mastociti provoca infatti la massiccia liberazione di mediatori dell'infiammazione, prima tra tutti l'istamina. Le immunoglobuline E sono estremamente importanti anche nella protezione contro le infezioni parassitarie.

Le immunoglobuline G (IgG) rappresentano circa il 75% degli anticorpi plasmatici dell'adulto e costituiscono il fulcro delle risposte immunitarie secondarie (quelle che intervengono nei casi in cui vi sia già stato un precedente incontro con l'antigene). Hanno un'azione difensiva di particolare efficacia: possono neutralizzare diverse tossine, impediscono ai virus di colonizzare le cellule e facilitano la fagocitosi batterica. Durante la gravidanza, la madre trasmette al feto le proprie IgG attraverso la membrana placentare, conferendo al neonato una certa immunità durante i primi 3-4 mesi di vita.

Le immunoglobuline M (IgM) sono anticorpi attivi contro gli antigeni dei gruppi sanguigni e sono associati alla risposta immunitaria primaria (esposizione iniziale all'organismo estraneo); hanno quindi una bassa affinità e intervengono per prime al contatto con un nuovo organismo estraneo. I linfociti B maturi, che non sono mai stati esposti ad un antigene, sono conosciuti come "linfociti naive" e sulla propria superficie cellulare esprimono solamente l'isoforma IgM.


In determinati casi, il medico può prescrivere un esame specifico delle immunoglobuline, per valutare - ad esempio - i livelli di determinati anticorpi implicati in una certa malattia. I test delle immunoglobuline possono rivelarsi utili per determinare la causa di un danno epatico e confermare il sospetto diagnostico, oppure per evidenziare la presenza di particolari auto-anticorpi implicati in una malattia autoimmune, nella diagnosi di certi tipi di cancro o di allergie.

Preparati a base di immunoglobuline possono essere anche iniettati al paziente, per aumentare la quota di anticorpi circolanti, a scopo profilattico (prevenire l'insorgenza di determinate patologie, come l'epatite A), durante il trattamento di infezioni acute o in caso di insufficienza anticorpale.



Ultima modifica dell'articolo: 17/04/2015