Eicosanoidi buoni, eicosanoidi cattivi

Cosa sono gli eicosanoidi

Gli eicosanoidi sono agenti biologici che regolano moltissime funzioni organiche. Appartengono a questa categoria le prostaglandine, le prostaciciline, le lipossine, i trombossani e i leucotrieni. Gli eicosanoidi regolano, con attività spesso opposte tra loro, il sistema cardiovascolare, la coagulazione del sangue, la funzione renale, la risposta immunitaria, l'infiammazione e numerose altre funzioni. Per questo motivo sono conosciuti anche come superormoni.

EicosanoidiOrmai da qualche anno si fa un gran parlare di acidi grassi essenziali, sottolineando la loro importanza nel favorire la sintesi di eicosanoidi buoni a discapito di quelli cattivi. E' bene chiarire, innanzitutto, che la distinzione tra eicosanoidi buoni e cattivi è una forzatura, poiché entrambi esercitano funzioni essenziali per l'organismo.

Per giustificare tale affermazione esaminiamo il ruolo biologico delle prostaglandine, un gruppo di eicosanoidi capaci di regolare la risposta infiammatoria. Quando l'organismo viene aggredito da agenti di natura biologica (batteri, virus ecc.), fisica (traumi, calore, raggi UV) o chimica (acidi ecc.), si difende dando origine alla cosiddetta risposta infiammatoria. Si tratta di un evento molto complesso, a cui partecipano moltissimi mediatori, eicosanoidi compresi. Nelle prime fasi, che caratterizzano la cosiddetta infiammazione acuta, agiscono prevalentemente le prostaglandine "cattive" (PGE2). Grazie all'azione di questi eicosanoidi, nella zona aggredita i vasi si dilatano ed aumentano la loro permeabilità, favorendo il passaggio dei leucociti (globuli bianchi) nella sede d'infiammazione. A questo punto i globuli bianchi possono, a seconda dei casi, èterminato, con conseguente rimozione dello stimolo che ha innescato l'infiammazione acuta, l'organismo deve ripristinare le condizioni antecedenti l'aggressione. Questo scopo viene raggiunto attraverso il rilascio di prostaglandine ad effetto antinfiammatorio (PGE1, PGI2 e PG3). Se ciò non avvenisse l'infiammazione persisterebbe e diventerebbe cronica. Tale condizione si registra, per esempio, nelle infezioni persistenti, nelle malattie autoimmuni (artrite reumatoide, colite ulcerosa cronica) e quando alcune sostanze tossiche, esogene (silice, amianto, corpi estranei) o endogene (acido gastrico), permangono a lungo a nell'organismo. L'infiammazione cronica può arrecare danni importanti al tessuto interessato da questo processo, a causa dell'intensa proliferazione e attività di alcune cellule deputate alla distruzione degli invasori.

Le prostaglandine non sono gli unici eicosanoidi che intervengono in questa serie di eventi, ai quali partecipano, per esempio, anche i trombossani (TX) e i leucotrieni (LT).

Dopo una visione generale del processo infiammatorio possiamo quindi operare la classica distinzione tra eicosanoidi buoni (inibiscono il processo infiammatorio) ed eicosanoidi cattivi (favoriscono l'infiammazione).


EICOSANOIDI "BUONI" EICOSANOIDI "CATTIVI"
Inibiscono l'aggregazione piastrinica Favoriscono l'aggregazione piastrinica
Favoriscono la vasodilatazione Favoriscono la vasocostrizione
Inibiscono la proliferazione cellulare Inibiscono la proliferazione cellulare
Stimolano la risposta immunitaria Deprimono la risposta immunitaria
Combattono le infiammazioni Favoriscono le infiammazioni

Eicosanoidi ed alimentazione

Dal momento che gli acidi grassi essenziali sono precursori degli eicosanoidi, si è cercato di studiare un regime dietetico ottimale per favorire l'equilibrio tra molecole ad azione pro- ed anti-infiammatoria. Questa ricerca ha dato origine - tra l'altro - ai princìpi della cosiddetta dieta a zona.

Va detto, comunque, che le vie metaboliche che portano alla sintesi dei vari eicosanoidi sono piuttosto complesse ed integrate tra loro; per questo motivo cercare di controllarle con la sola alimentazione è alquanto ottimistico. Da un punto di vista generale, gli eicosanoidi "cattivi" derivano dall'acido arachidonico, un acido grasso presente nei grassi animali. L'acido arachidonico viene prodotto anche a partire dall'acido linoleico (omega-6), contenuto in numerosi oli di semi (girasole, noce, mais, germe di grano ecc.). A scanso di equivoci, anche l'acido linoleico è essenziale per l'organismo e, oltre a produrre eicosanoidi "cattivi" ne produce anche di buoni. Inoltre, è bene ripeterlo, a certi eicosanoidi può essere attribuito l'aggettivo "cattivi" solamente se presenti in concentrazioni non fisiologiche.

  • Attraverso l'attività sequenziale delle elongasi e delle desaturasi l'acido linoleico viene convertito in acido arachidonico, che come abbiamo visto possiede un'azione pro-infiammatoria. Dati recenti mostrano tuttavia che tale conversione, in vivo, è poco efficiente, e che i livelli di acido arachidonico sono soggetti ad una fine regolazione che prescinde largamente dall'apporto alimentare di acido linoleico. Non a caso, l'attività pro-infiammatoria degli omega-6, - seppur ampiamente teorizzata e dimostrata in vitro - non sembra trovare conferma negli studi sull'uomo.

Gli eicosanoidi "buoni" vengono prodotti anche a partire dagli acidi grassi omega-3, le cui fonti alimentari sono limitate (pesci, germe di grano, noci, semi di lino). Questi acidi grassi omega-3 ostacolano anche la sintesi delle prostaglandine derivanti dall'acido arachidonico promuovendo, oltre al già citato aumento degli eicosanoidi buoni, anche una diminuzione di quelli cattivi.

Per favorire il giusto equilibrio tra eicosanoidi buoni e cattivi il rapporto tra omega-3 ed omega-6 nella dieta dovrebbe essere almeno di 1:6 (gli studi più recenti indicano valori compresi tra 1:2 e 1:4), a fronte dell'attuale 1:10 (valore tipico dei Paesi occidentali industrializzati). Per riequilibrare tale rapporto è fondamentale aumentare il consumo di pesce, soprattutto di quello azzurro e delle specie che popolano i mari del nord. Per approfondire l'aspetto dietetico consigliamo la lettura del seguente articolo.