Eicosanoidi Buoni - Eicosanoidi Cattivi

Definizione e Funzioni

Cosa sono gli eicosanoidi?

Gli eicosanoidi sono agenti biologici che regolano moltissime funzioni organiche. Appartengono a questa categoria:

  • Prostaglandine
  • Prostaciciline
  • Lipossine
  • Trombossani
  • Leucotrieni.

Quali funzioni svolgono?

Pesce Omega 3 Eicosanoidi BuoniGli eicosanoidi vengono suddivisi in base alla loro azione biologica.
Esercitano molte funzioni e per questo motivo sono conosciuti anche come superormoni.
D'altro canto, questi effetti risultano spesso universalmente opposti
Ecco perché in medicina si usa differenziarli sommariamente in eicosanoidi “buoni” e “cattivi”.
Gli eicosanoidi modulano:

  • Il sistema cardiovascolare
  • La coagulazione del sangue
  • La funzione renale
  • La risposta immunitaria
  • L'infiammazione
  • Numerose altre funzioni.

Cosa c'entrano i grassi con gli eicosanoidi?

Ormai da molti anni si fa un gran parlare di acidi grassi essenziali, sottolineando la loro importanza nel favorire la sintesi di eicosanoidi buoni a discapito di quelli cattivi.
E' bene sottolineare nuovamente che la distinzione tra eicosanoidi buoni e cattivi è una forzatura, poiché entrambi esercitano funzioni determinanti per l'organismo.

Importanza degli Eicosanoidi

Tutti gli eicosanoidi sono determinanti per l'organismo

Esaminiamo il ruolo biologico delle prostaglandine, un gruppo di eicosanoidi capaci di regolare la risposta infiammatoria.
Quando l'organismo viene aggredito da agenti di natura biologica (batteri, virus ecc.), fisica (traumi, calore, raggi UV) o chimica (acidi ecc.), si difende dando origine alla cosiddetta risposta infiammatoria.
Si tratta di un evento alquanto complesso, dove partecipano tantissimi mediatori, eicosanoidi cattivi inclusi (che, come vedremo, non sono poi tanto “perfidi”).

Prostaglandine cattive e infiammazione acuta

Nelle prime fasi, che caratterizzano la cosiddetta infiammazione acuta, agiscono soprattutto gli eicosanoidi cattivi, in particolare le prostaglandine PGE2.
Grazie all'azione di questi eicosanoidi, nella zona aggredita i vasi si dilatano e aumentano la loro permeabilità, favorendo il passaggio dei leucociti (globuli bianchi) nella sede d'infiammazione.
 A questo punto i globuli bianchi possono, a seconda dei casi, inglobare gli agenti lesivi, uccidere i batteri, degradare tessuto necrotico, agenti estranei ecc. , consentendo all'organismo di ripristinare le condizioni antecedenti l'aggressione.

Prostaglandine buone e infiammazione acuta

Per ripristinare le condizioni precedenti l'infiammazione è necessario che i globuli bianchi rilascino degli altri tipi di eicosanoidi, ovvero quelli buoni.
Si tratta delle prostaglandine antinfiammatorie PGE1, PGI2 e PG3.
Se ciò non avvenisse l'infiammazione persisterebbe e diventerebbe cronica.

Infiammazione cronica

Tale condizione si registra, per esempio:

L'infiammazione cronica può arrecare danni importanti al tessuto interessato da questo processo, a causa dell'intensa proliferazione e attività di alcune cellule deputate alla distruzione degli invasori.

Altri eicosanoidi che partecipano all'infiammazione

Le prostaglandine non sono gli unici eicosanoidi che intervengono in questa serie di eventi, a cui partecipano, per esempio, anche i trombossani (TX) e i leucotrieni (LT).
Dopo una visione generale del processo infiammatorio possiamo quindi operare la classica distinzione tra eicosanoidi buoni (inibiscono il processo infiammatorio) ed eicosanoidi cattivi (favoriscono l'infiammazione).


EICOSANOIDI "BUONI"

EICOSANOIDI "CATTIVI"

Inibiscono l'aggregazione piastrinica

Favoriscono l'aggregazione piastrinica

Favoriscono la vasodilatazione

Favoriscono la vasocostrizione

Inibiscono la proliferazione cellulare

Inibiscono la proliferazione cellulare

Stimolano la risposta immunitaria

Deprimono la risposta immunitaria

Combattono le infiammazioni

Favoriscono le infiammazioni


Eicosanoidi e Dieta

Esiste una dieta capace di intervenire sull'infiammazione?

Dal momento che gli acidi grassi essenziali sono precursori degli eicosanoidi, si è cercato di studiare un regime dietetico ottimale per favorire l'equilibrio tra molecole ad azione pro- e anti-infiammatoria.
Questa ricerca ha dato origine - tra l'altro - ai principi della cosiddetta dieta a zona.
Va detto, comunque, che le vie metaboliche che portano alla sintesi dei vari eicosanoidi sono piuttosto complesse, integrate e quindi promiscue. E' quindi ragionevole pensare che cercare di controllarle solamente con la dieta sia quantomeno ottimistico.

Quali grassi sono responsabili della produzione di eicosanoidi cattivi?

Da un punto di vista generale, gli eicosanoidi "cattivi" derivano dall'acido arachidonico (AA), un acido grasso presente nei grassi animali.
L'acido arachidonico viene prodotto anche a partire dall'acido linoleico (LA) che è contenuto in numerosi oli di semi.


Fonti di acidi grassi essenziali o semi essenziali omega 6

Gli omega 6 sono presenti soprattutto nei cibi di origine vegetale. in particolare nei semi o negli oli estratti di: salicornia, cartamo, enotera, papavero, uva, girasole, fico d'india, canapa, mais, germe di grano, cotone, soia, noce, sesamo, crusca di riso, argan, pistacchio, arachidi, pesco, mandorlo, colza, lino, ulivo, palma, cacao, macadamia, cocco ecc.
Fa eccezione l'acido arachidonico, che abbonda soprattutto nei prodotti di origine animale quali: tuorlo d'uovo, lardo, burro, pollo, bovino ecc.


A scanso di equivoci, ricordiamo che l'acido linoleico è un acido grasso essenziale; costituisce il capostipite, nonché il precursore, di tutti gli omega 6 semi essenziali, tra i quali sono presenti anche varie molecole destinate alla produzione di eicosanoidi buoni (ad esempio l'acido gamma linolenico GLA).
Gli omega 6 semi essenziali sono:

  • Acido Gamma Linolenico (GLA): è un substrato dal quale l'organismo produce alcuni eicosanoidi buoni antinfiammatori
  • Acido Diomo-Gamma-Linolenico (DGLA): le sue funzioni sono ancora poco conosciute.
  • Acido Arachidonico (AA): è quello prodotto con meno efficacia dall'LA, ma rappresenta un substrato per gli eicosanoidi pro infiammatori.

Inoltre, è bene ripeterlo, a certi eicosanoidi può essere attribuito l'aggettivo "cattivi" solamente se presenti in concentrazioni non fisiologiche ed eccessive.
Attraverso l'attività sequenziale delle elongasi e delle desaturasi (due enzimi implicati nei processi metabolici di tutti gli acidi grassi essenziali) l'acido linoleico viene convertito in acido arachidonico, che come abbiamo visto possiede un'azione pro infiammatoria.
Dati recenti mostrano tuttavia che tale conversione, in vivo, è poco efficiente.
Inoltre, i livelli metabolici di acido arachidonico sono soggetti ad una fine regolazione, che prescinde largamente dall'apporto alimentare di LA, ma potrebbe invece essere influenzata dall'assunzione diretta di acido arachidonico con la dieta.

Non a caso, l'attività pro infiammatoria degli omega 6 (seppur ampiamente teorizzata e dimostrata in vitro) non sembra trovare conferma inequivocabile negli studi in vivo effettuati sull'uomo.

Quali grassi sono responsabili della produzione di eicosanoidi buoni?

Nonostante gli eicosanoidi buoni antinfiammatori possano originare anche da certi omega 6, la fonte più sicura ed efficace è costituita dagli omega 3 essenziali o semiessenziali.
Questi sono:

  • Acido alfa linolenico (ALA): francamente essenziale nonché precursore dei due omega 3 semi essenziali; è considerato metabolicamente meno attivo dei suoi derivati
  • Acido Eicosapentaenoico (EPA): semi essenziale, è il principale substrato dal quale l'organismo produce gli eicosanoidi buoni antinfiammatori
  • Acido Docosaesaenoico (DHA): semi essenziale, ha moltissime funzioni, tra le quali sembra avere un'importanza dominante la composizione del tessuto nervoso e oculare.

Fonti di acidi grassi essenziali o semi essenziali omega 3

La maggioranza degli alimenti di origine vegetale utilizzati come fonte di lipidi essenziali contiene sia omega 6 che omega 3, anche se in proporzioni quasi sempre favorevoli per gli omega 6.
I cibi che contengono alti livelli di omega 3 sono mediamente carenti nella dieta occidentale.
Le migliori fonti di omega 3 sono quelle che contengono i due semi essenziali EPA e DHA: pesci azzurri (sgombro, sardina, palamita, lanzardo, aguglia ecc), pesci dei mari freddi (salmone ecc), altri prodotti della pesca (molluschi e crostacei), krill, alghe e relativi oli (di salmone, di fegato di merluzzo, di krill, di alghe).
Sono di meno importanti, perché contengono ALA (biologicamente meno attivo) e omega 6, le fonti vegetali come i semi e gli oli estratti di: chia, kiwi, perilla, lino, mirtillo rosso, camelia, porcellana, olivello spinoso,  canapa, noce, canola e soia.


Gli omega 3 ostacolano anche la sintesi delle prostaglandine derivanti dall'acido arachidonico, promuovendo, oltre al già citato aumento degli eicosanoidi buoni, anche una diminuzione di quelli cattivi.
Per favorire il giusto equilibrio tra eicosanoidi buoni e cattivi il rapporto tra omega 3 e omega 6 nella dieta dovrebbe essere almeno di 1:6 (gli studi più recenti suggeriscono di tentare il raggiungimento di valori compresi tra 1:2 e 1:4), a fronte dell'attuale tendenza a superare l'1:10 (valore tipico dei Paesi occidentali industrializzati).
Per riequilibrare tale rapporto è fondamentale aumentare il consumo di pesce, soprattutto di quello azzurro e delle specie che popolano i mari del nord, o fare uso di integratori alimentari specifici come l'olio di krill, di alghe, di salmone e fegato di merluzzo.




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