Corneociti, corpi di Odland e fattore naturale di idratazione

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La vera e propria barriera difensiva contro la disidratazione è localizzata nello strato corneo, cioè nella porzione più superficiale dell'epidermide. Questa barriera serve non solo a regolare la perdita di acqua dal corpo, ma anche per modulare l'assorbimento percutaneo delle varie sostanze applicate sulla pelle.

Lo strato corneo

E' formato da due compartimenti, uno cellulare (corneociti) ed uno extracellulare, ricco di lipidi che riempiono gli spazi esistenti tra un corneocita e l'altro.
I lipidi intercellulari provengono dai corpi di Odland o corpi lamellari, organuli presenti nello strato granuloso dell'epidermide. Essi sono delle vescicole provviste di membrana che contengono numerosi strati lamellari di lipidi (da cui il nome corpi lamellari), disposti uno sopra l'altro, un po' come una pila di piatti.
La membrana dei corpi di Odland va a fondersi con la membrana delle cellule più alte dello strato granuloso ed i lipidi vengono emessi all'esterno per esocitosi. Tali grassi vanno poi a disporsi tra un corneocita e l'altro, formando delle lunghe lamine. Ognuna di esse è organizzata in uno strato bilayer, un po' come il doppio strato fosfolipidico che caratterizza la membrana cellulare.
Al loro interno sono contenuti fosfolipidi, glucosilceramidi e colesterolo. Queste sostanze, pur essendo lipofile, non sono del tutto apolari. Questa caratteristica viene persa quando vengono estrusi dalla vescicola: le glucosilceramidi diventano ceramidi, il colesterolo viene in gran parte esterificato e i singoli acidi grassi vengono rimossi dai fosfolipidi. Il risultato è un complesso lipidico completamente idrofobo, cioè impermeabile all'acqua.

I corneociti sono cellule estremamente appiattite e con una grande superficie (in media un millimetro quadrato). La loro estensione tende ad aumentare considerevolmente con l'avanzare dell'età, poiché questi rimangono a lungo negli strati superficiali, dato che la desquamazione ed il conseguente ricambio dell'epidermide avviene più lentamente.
I corneociti sono circondati da un rivestimento corneo, costituito soprattutto da due proteine, chiamate involucrina e loricrina. Quest'ultima fissa le macrofibrille di cheratina con il rivestimento corneo, conferendo una certa resistenza alla superficie cutanea.

 

corneociti

 

All'esterno del rivestimento corneo, è presente un monostrato lipidico composto da grosse ceramidi. Esso funge da interfaccia tra i lipidi che riempiono lo spazio intracellulare ed il rivestimento corneo di natura proteica.

L'integrità dello strato corneo è garantita anche dalla presenza di numerosi corneodesmosomi che fungono da punti di attacco tra i vari corneociti, sia tra quelli della stessa fila che tra quelli di strati superiori ed inferiori.
Per la desquamazione dei corneociti, le proteine che costituiscono i corneodesmosomi devono essere idrolizzate da proteasi specifiche. Lo strato corneo è quindi sede di una discreta attività enzimatica.

Affinché la barriera cutanea rappresentata dallo strato corneo sia efficiente, è necessario che il contenuto idrico di questa regione rimanga costante.

I corneociti sono poveri di acqua; per fare un paragone nello strato corneo l'acqua rappresenta soltanto il 15% del peso cellulare, mentre nell'epidermide sottostante tale percentuale raggiunge il 70%.
Come anticipato qualche riga fa, il contenuto idrico dei corneociti, pur essendo basso, deve assolutamente rimanere costante. Tale aspetto è fondamentale sia per mantenere la flessibilità cellulare, sia per il mantenimento dell'attività enzimatica (come ad es. le proteasi sopraccitate che devono degradare i corneodesmosomi per consentire la desquamazione cutanea).
Il contenuto di acqua dei corneociti è influenzato dalla temperatura ambientale e dal grado di umidità. Se l'ambiente esterno è molto secco tali cellule tendono a disidratarsi, al contrario, se immerse in acqua, la assorbono fino a 5-6 volte il proprio peso. Ciò, insieme all'assenza del sebo, spiega come mai, dopo un ammollo prolungato, la pelle dei polpastrelli tenda a raggrinzirsi. In questi casi le cellule dello strato corneo assorbono acqua e tendono ad aumentare di volume. Data la ridotta estensione della cute in queste zone, i corneociti si ingrossano ma non riescono ad espandersi e formano così le caratteristiche grinze.
In ogni caso l'acqua non riesce a penetrare in quantità elevata al di sotto dello strato corneo, per la presenza dei sopraccitati lipidi intercellulari.

Fattore naturale di idratazione

Il fattore naturale di idratazione, chiamato NMF (dall'inglese natural moisturizing factor) è una miscela di varie sostanze idrosolubili e fortemente igroscopiche (in grado, cioè, di assorbire molta acqua). Esso è importante per mantenere l'idratazione dello strato corneo.
Molti degli amminoacidi che contiene sono forniti dalla filaggrina, quella proteina che fa da supporto ai filamenti di cheratina per l'organizzazione in microfibrille e che viene successivamente degradata.
Il fattore naturale di idratazione è abbondantemente presente all'interno dei corneociti, dove svolge delle funzioni umettanti (garantisce, cioè, l'idratazione dello strato corneo trattenendo quel 15% di acqua che abbiamo visto essere molto importante per la salute della cute).
luce solareo utilizzano per lunghi periodi detergenti troppo aggressivi per la pelle.


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Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016