Bilirubina
Vedi anche: analisi del sangue e bilirubina alta
La bilirubina è un pigmento biliare di colore giallo-arancione, un metabolita di rifiuto derivante dal catabolismo dei globuli rossi invecchiati. Queste cellule vivono in media 110-130 giorni, al termine dei quali possono andare in contro a rottura spontanea mentre tentano di passare nei capillari od essere intercettate dai macrofagi della milza. In entrambi i casi, l’organismo non può permettersi il lusso di sprecare alcuni costituenti dei globuli rossi, primo tra tutti il ferro contenuto nel gruppo prostetico EME (che rappresenta il cuore legante l’ossigeno dell’emoglobina). Le operazioni di riciclo avvengono soprattutto a livello della milza, dove le molecole di rifiuto sono inglobate in un pigmento di colore verde, chiamato biliverdina, prontamente convertito in bilirubina. Quest’ultima molecola, di colore giallo-arancione e non riutilizzabile, dev'essere escreta e per farlo deve prima di tutto acquisire solubilità in acqua; per questo motivo viene trasportata nel torrente ematico da un carrier specifico, in questo caso l’albumina.
L’albumina plasmatica veicola la bilirubina sino al fegato, che contribuisce a renderla idrosolubile coniugandola con l’acido glucoronico e trasformandola in bilirubina diglucuronide, nota anche come bilirubina diretta o come bilirubina coniugata. Si parla invece di bilirubina indiretta per indicare la quota di bilirubina che dev'essere ancora processata dal fegato.
Il rapporto tra bilirubina diretta e bilirubina indiretta, che varia mediamente tra 1:4 ed 1:5, costituisce un importantissimo, e per questo molto utilizzato, criterio diagnostico per valutare la funzionalità epatica. La quota di bilirubina totale (derivante dalla somma di queste due frazioni), giornalmente prodotta, si attesta intorno ai 250 mg e raggiunge nel sangue la concentrazione media di 1-1,5 mg/dL. Il blocco o la deficienza dei meccanismi di escrezione della bilirubina portano ad un suo accumulo nel sangue (iperbilirubinemia) e nei tessuti, inducendo una condizione, nota come ittero, in cui la pelle si presenta di colorito giallognolo.
La bilirubina diretta prodotta dal fegato viene convogliata nella bile e, dopo un breve soggiorno all’interno della cistifellea, viene riversata nell’intestino tenue. Qui, enzimi particolari, detti B-glucoronidasi, operano un processo inverso a quello epatico, staccando l’acido glucoronico dalla bilirubina diretta.
La bilirubina semplice così ottenuta viene prontamente metabolizzata dalla flora microbica intestinale, riducendosi ad urobilinogeno. Una piccola quota di questo urobilinogeno viene riassorbita dall’intestino e, in gran parte convogliata al fegato, che provvederà a riversarlo nell'intestino attraverso la bile; una piccola percentuale viene invece ossidata ed eliminata, sottoforma di urobilina, con le urine, alle quali conferisce il tipico colorito paglierino.
Buona parte dell'urobilinogeno prodotto a livello enterico raggiunge l’intestino crasso, dove subisce un ulteriore attacco da parte della flora microbica, trasformandosi in stercobilinogeno che viene eliminato come tale attraverso le feci.
La quota di bilirubina semplice che sfugge al metabolismo della flora batterica intestinale viene riassorbita e trasportata direttamente al fegato che, da lavoratore instancabile quale è, ne opera nuovamente la coniugazione con acido glucoronico, riversandola poi nella bile. Se per un qualche motivo, ad esempio a causa di una terapia antibiotica, la flora microbica intestinale diminuisce, si avrà una minore conversione di bilirubina semplice in urobilinogeno. Di conseguenza il circolo enteropatico dei pigmenti biliari sarà potenziato ed il sangue conterrà una maggiore percentuale di bilirubina.

NOTE: circa l'80-90% della bilirubina quotidianamente prodotta origina dal catabolismo dell'emoglobina, mentre solo il 10-20% deriva dalla lisi delle altre emoproteine (mioglobina, citocromi, perossidasi e catalasi). Una frazione ancor più limitata deriva da anomalie che si verificano durante la sintesi dei globuli rossi.
La bilirubina si forma principalmente a livello della milza, ma anche in altri tessuti, in modo particolare nel midollo osseo, nei linfonodi e nel fegato.
La trasformazione dell'EME in bilirubina è responsabile del graduale cambiamento di colore, dal violaceo al giallo, che si verifica negli ematomi.
Ultima modifica: 10/03/2010 - Informativa pubblicità -
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Domenica, 14 marzo 2010 ore 13:48



