Sindrome di Gilbert

La sindrome di Gilbert è un disordine ereditario del metabolismo della bilirubina, un pigmento giallo-arancione derivato dal catabolismo dei globuli rossi invecchiati o danneggiati. Questa condizione, descritta per la prima volta da Gilbert e Lereboullet nel 1901, è piuttosto diffusa, tanto da interessare il 5-8% della popolazione di razza caucasica. Si manifesta generalmente dopo la pubertà ed è più frequente negli uomini rispetto alle donne; il più delle volte è innocua e priva di sintomi, mentre l'aspettativa di vita è assolutamente normale.

Sindrome di GilbertLa sindrome di Gilbert è caratterizzata da una difettosa clearance della bilirubina; diminuisce, in pratica, la capacità del fegato di metabolizzare questa sostanza, che di riflesso aumenta le proprie concentrazioni in circolo. Nelle persone che soffrono di sindrome di Gilbert si registra pertanto una lieve iperbilirubinemia indiretta (vedi l'articolo sulla bilirubina per approfondire il metabolismo della sostanza).

Cause e trasmissione

Le modalità di origine della sindrome di Gilbert non sono ancora completamente chiare. A tal proposito sono state suggerite trasmissioni a carattere autosomico dominante ed autosomico recessivo; quest'ultima ipotesi appare attualmente più plausibile.

Nei pazienti con sindrome di Gilbert, a causa di mutazioni genetiche del gene UGT1A1 si registra un'inadeguata sintesi e/o attività dell'enzima "uridina difosfogluconato glucuroniltransferasi - isoforma 1A1" coinvolto nel metabolismo della bilirubina.

Sintomi della sindrome di Gilbert

La sindrome di Gilbert è caratterizzata da iperbilirubinemia cronica indiretta e modesto ittero intermittente; il tutto senza che sia clinicamente identificabile una qualsivoglia causa di malattia epatica morfologica o funzionale.

Le analisi del sangue mostrano livelli sierici di bilirubina indiretta solo leggermente superiori alla norma. Tuttavia, gli stessi fattori che nelle persone sane producono un lieve rialzo di tali valori, in pazienti con sindrome di Gilbert determinano aumenti abnormi. Tra questi fattori ricordiamo lo stress, le infezioni, il digiuno prolungato, l'assunzione di determinati farmaci, la disidratazione, le mestruazioni e gli sforzi fisici intensi.

Quando presenti, i sintomi più comuni della malattia di Gilbert comprendono stanchezza, debolezza, vaghi dolori addominali, dispepsia, anoressia (disappetenza) e lieve colorazione gialla delle sclere oculari e della cute (ittero). E' importante notare che tali sintomi sono comuni ad altre e ben più gravi malattie, come epatiti, cirrosi, ostruzioni dei dotti biliari e tumori del fegato o del pancreas; pertanto, nell'eventualità, è bene segnalarli immediatamente al proprio medico. In circa il 40% dei soggetti con sindrome di Gilbert si evidenzia inoltre una riduzione della vita eritrocitaria media.

Per l'asintomaticità che spesso l'accompagna, in molti casi la sindrome di Gilbert viene diagnosticata occasionalmente durante esami di routine, condotti per indagare la presenza di altre condizioni o malattie.

La diagnosi si esegue tramite un semplice esame del sangue, che in caso di positività evidenzia livelli di bilirubina indiretta lievemente aumentati, quando gli altri marker di funzionalità epatica rimangono nella norma. Dal momento che nelle persone affette da Sindrome di Gilbert la bilirubinemia indiretta varia in relazione ai suddetti fattori, l'esame può essere ripetuto più volte o essere eseguito dopo un digiuno di 24 ore. Un'eventuale ecografia epatica escluderà ogni altra malattia, epatocellulare o delle vie biliari, potenzialmente responsabile dei sintomi avvertiti dal paziente.

Trattamento, cure e precauzioni

Trattandosi di una malattia genetica, la sindrome di Gilbert non conosce ancora cure adeguate; tuttavia, poiché nella maggior parte dei casi non determina alcun problema, in genere non necessita di alcun trattamento. Il paziente con sindrome di Gilbert viene comunque invitato a seguire uno stile di vita più attento alla salute del proprio fegato, evitando l'acqua fluorurata (il fluoruro è un inibitore enzimatico) e determinati eccessi alimentari (alcolici, fritture, alimenti ed integratori proteici, e cibi ricchi di grassi, specie se cotti); è inoltre utile imparare a gestire lo stress e cercare di prevenire le infezioni, anche le più banali (ad es. lavandosi spesso le mani). In presenza di sindrome di Gilbert, inoltre, è particolarmente importante informare il proprio medico o farmacista prima di assumere un qualsiasi farmaco; il deficit enzimatico può infatti amplificarne gli effetti collaterali, inclusi quelli del comune paracetamolo (tachipirina). Induttori enzimatici, come il fenobarbital, possono essere somministrati per favorire la regressione dell'ittero quando causa preoccupazioni cosmetiche o ripercussioni psicologiche importanti al pazente con sindrome di Gilbert.