Il male al fegato è un sintomo piuttosto comune, anche se molto spesso le indagini diagnostiche smentiscono l'origine epatica del problema. Il paziente, infatti, normalmente parla di male al fegato in presenza di un dolore localizzato alla regione addominale superiore destra, nota per la corrispondenza anatomica alla sede dell'organo (vedi figura).
La maggior parte delle crisi dolorose epatiche è riconducibile a problemi delle vie biliari (calcolosi ostruenti i dotti, colecistiti acute o croniche, coledociti, papilliti).
Il dolore al fegato è dovuto alla distensione del rivestimento epatico, chiamato capsula glissoninana (o capsula di Glisson), che produce una sintomatologia dolorosa cupa, profonda, irradiata verso destra e su in alto dietro lo sterno, sino a livello della sesta vertebra toracica. Nella colica biliare, inoltre, le sensazioni dolorose si portano posteriormente, risalendo verso la scapola destra senza mai superarla.
L'aumento di tensione della capsula glissoniana può essere la conseguenza di processi infiammatori (epatiti), ma in genere provoca dolore soltanto quando si manifesta in maniera brusca. Nelle forme croniche, responsabili di aumenti di tensione lenti e progressivi, il dolore è generalmente assente, a meno che l'aumento di volume dell'organo non sia tale da interessare il peritoneo parietale che lo avvolge. Questo è il motivo per cui il mal di fegato provocato da cirrosi, epatiti croniche e tumori, compare in genere soltanto in una fase avanzata della malattia. Oltre al dolore, queste gravi patologie epatiche si associano tipicamente ad ittero, rapido e consistente dimagrimento, anoressia (mancanza di appetito), stanchezza, nausea e vomito. Pertanto, se il dolore epatico è associato a qualcuno di questi sintomi è importante sottoporsi al più presto ad una visita medica.
Un dolore epatico piuttosto lieve ma continuo è tipico del cosiddetto "fegato grasso", meglio conosciuto come steatosi epatica. Ancora una volta all'origine della sintomatologia dolorosa si pone l'aumento volumetrico dell'organo, questa volta causato dall'eccessivo accumulo di grasso al suo interno. La steatosi epatica è caratteristica delle persone obese e degli alcolisti; molto spesso è del tutto asintomatica.
Dolori avvertiti nella regione centro-superiore destra dell'addome possono essere causati da diverse condizioni anomale in sede extraepatica, come: pancreatiti, tumori del pancreas, sindrome dell'intestino irritabile, gastriti, duodeniti ed ulcere piloriche.
Il legame tra pasti troppo abbondanti e sensazione di pesantezza nella regione centro-superiore destra dell'addome, è comune a molte persone. Questa empirica relazione può essere spiegata sulla base di svariati fattori, anche se spesso si minimizza il tutto attribuendo il dolore all'intensa attività digestiva dell'organo. In realtà, come precisato poche righe fa, il dolore avvertito in corrispondenza della sede anatomica dell'organo ha, il più delle volte, origini extraepatiche. L'eccessiva acidità gastrica, vuoi per fattori individuali predisponenti, vuoi per lo stress o gli eccessi alimentari, può ad esempio infiammare le pareti del primo tratto del duodeno, che guarda a caso si localizzano anatomicamente in corrispondenza dell'ilo epatico. Un'altra possibile causa di "dolore al fegato" dopo i pasti è l'intensa contrazione della cistifellea, per la presenza di calcoli al suo interno o nelle vie biliari, o per l'eccesiva stimolazione ormonale. Pertanto, anche in virtù di altri possibili problemi o per l'assenza di una relazione evidente tra sovraccarico funzionale dell'organo e dolore epatico, non è facile stabilire un legame diretto tra il sintomo e le abitudini alimentari. Per mantenere in salute l'organo è comunque consigliabile moderare il consumo di alcolici, fritture e alimenti particolarmente ricchi di grassi, specie se cotti.
Durante l'attività fisica si produce un dirottamento ematico dal sistema digerente a quello muscolare; lo scarso apporto di sangue agli organi digestivi può quindi accentuare il dolore al fegato associato a fattori intra od extraepatici.
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