Ittero

Vedi anche: Occhi gialli - Ittero del neonato - Ittero in gravidanza - Pelle gialla - Farmaci per curare l'Ittero


Per ittero si intende la colorazione giallastra ed uniforme che la cute, le sclere ed altri tessuti assumono in risposta ad un innalzamento patologico dei valori ematici di bilirubina, con conseguente accumulo della sostanza a livello locale. Sintomi analoghi, ma meno evidenti e localizzati per lo più al frenulo della lingua e alle sclere oculari, si riscontrano anche in presenza di sub-ittero (considerato l'anticamera dell'ittero vero e proprio).

ItteroAldilà dell'itterizia, la pelle può assumere un colorito giallognolo in diverse condizioni, come la carotenosi o l'accumulo cutaneo di urocromo o di colori assorbiti attraverso la cute; in questi casi - chiamati pseudoitteri - le alterazioni cromatiche si distinguono da quelle tipiche dell'ittero per la minore uniformità e per il risparmio delle sclere oculari e delle mucose.

L'ittero compare quando la bilirubina circolante nel sangue (bilirubinemia) supera i 2-2,5 mg per 100 ml, mentre si ha sub-ittero quando tali valori sconfinano nell'anormalità (1,5-2 mg/dl) senza raggiungere questa soglia; ciò consente di indirizzare il paziente verso una diagnosi precoce ed intraprendere così una terapia adeguata ad impedirne l'evoluzione.

La classificazione degli itteri può essere operata sulla base di diversi elementi. In relazione alla concentrazione sierica di bilirubina, ad esempio, l'ittero può essere lieve, medio o grave, mentre a seconda delle sfumature cutanee si parla di ittero flavinico, rubinico, verdinico e melanico.

Per comprendere la patogenesi dell'ittero è necessario conoscere il metabolismo della bilirubina, ampiamente illustrato nel seguente articolo. Brevemente, ricordiamo come questo pigmento derivante dal catabolismo dei globuli rossi invecchiati, venga reso idrosolubile dal fegato, che lo trasforma in bilirubina diretta per facilitarne l'eliminazione urinaria. Una volta riconosciuto l'ittero, bisogna quindi stabilire se è dovuto all'eccesso di bilirubina diretta (coniugata con acido glucoronico) o indiretta (non ancora processata dal fegato); l'orientamento verso una o l'altra diagnosi, confermato soltanto da esami ematici, può basarsi in prima istanza sull'esame fisico delle urine: se queste appaiono scure significa che la bilirubina coniugata viene regolarmente eliminata, mentre l'assenza dei tipici riflessi paglierini induce a pensare che qualcosa a livello epatico non funziona correttamente. Allo stesso modo, è bene ricordare che la tipica colorazione delle feci è dovuta alla conversione chimica della bilirubina in urobilina e stercobilina da parte dei batteri intestinali e degli enzimi enterici. Queste premesse tornano particolarmente utili nell'esaminare l'ittero ostruttivo, condizione in cui le urine accentuano il proprio colorito, mentre le feci appaiono chiare; per quanto detto, è evidente che in simili situazioni il fegato riesce a svolgere la propria funzione (solo la bilirubina coniugata viene eliminata dal rene), ma che il deflusso della bile verso l'intestino è impedito dall'ostruzione dei dotti biliari (ad esempio per la presenza di calcoli) o da malattie epatiche di varia origine (epatiti, cirrosi epatica, alcuni farmaci) che ne ostacolano l'escrezione dal fegato (possiamo quindi avere ostruzioni intra ed extraepatiche); di conseguenza avremo urine scure e feci chiare.

L'ittero ostruttivo, che si si caratterizza per un aumento dei livelli di bilirubina diretta nel sangue, ci permette di compiere un ulteriore richiamo alla fisiologia umana; ricordiamo infatti come la bile sia essenziale per la digestione dei grassi, motivo per cui in presenza di un ittero ostruttivo le feci, oltre ad apparire chiare, sono ricche di grassi (steatorrea). Il quadro sintomatologico è completato da bradicardia e pruriti, dovuti alla presenza di sali biliari in circolo.

L'ittero epatocellulare è legato alla ridotta funzionalità delle cellule epatiche; come tale, si caratterizza per l'aumento dei livelli di bilirubina indiretta nel circolo ematico e può essere causato da:

incapacità di captare la bilirubina indiretta per deficit anatomico o funzionale di due proteine, le ligandine Y e Z, che la trattengono nell'epatocita liberandola dall'albumina (alla quale si trova associata nel circolo ematico); è il caso della sindrome di Gilbert.

Incapacità di coniugare la bilirubina indiretta: ad esempio nell'ittero neonatale (condizione fisiologica tipica soprattutto dei prematuri) o come effetto collaterale di alcuni farmaci.

Difetto congenito dell'enzima glicuroniltransferasi (implicato nella salificazione della bilirubina indiretta con acido glicuronico): sindrome di Crigler-Najjar.

Nell'ittero emolitico e in quello da iperproduzione di bilirubina, urine e feci mantengono la propria colorazione, che spesso è accentuata. Tale condizione è legata alla massiccia distruzione dei globuli rossi (come in presenza di anemia emolitica, una patologia che può essere causata da infezioni batteriche, malattie autoimmuni ed iperfunzionalità della milza), ad un'inefficace eritropoiesi (anemia perniciosa, talassemie, leucemie ecc.) o ad un'aumentata produzione di bilirubina (a livello epatico o del midollo osseo). In simili condizioni, il fegato aumenta il metabolismo della bilirubina non coniugata (con iperpigmentazine delle urine e delle feci) ma ciò non basta per impedire il suo aumento in circolo; si ha pertanto un ittero con iperbilirubinemia indiretta.


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