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Ultima modifica: 08/05/2012

Epatite C: cura e trattamento

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Contagio e cause Epatite C Cura e trattamento

 

Argomenti correlati: epatite A; epatite B; epatite D; epatite E; Farmaci per la cura delle Epatiti


Cura e trattamento

La scelta del trattamento più idoneo viene presa dopo aver valutato i risultati degli esami diagnostici. Se questi indicano un basso livello di anomalie, pur continuando a monitorare l'evoluzione dell'epatite, il medico potrebbe decidere di non intervenire, perché il rischio di sviluppare un grave danno epatico è basso; d'altra parte, a causa degli effetti collaterali del trattamento specifico anti-epatite C, intraprendere la terapia potrebbe causare più danni che benefici. Al limite, il medico può indirizzare il paziente verso la vaccinazione per l'epatite A e l'epatite B, dal momento che la contemporanea associazione di queste malattie aumenta notevolmente il ritmo di degenerazione epatica.
La terapia dell'epatite C ha fatto registrare notevoli progressi negli ultimi anni, tanto che il successo di un trattamento aggressivo si  colloca intorno all'80% per le persone affette da determinati genotipi ed al 50-60% di tutti gli individui trattati.
La cura più efficace consiste in iniezioni sottocutanee settimanali di un farmaco chiamato interferone alfa pegilato, in associazione ad una doppia assunzione quotidiana, per via orale, di un secondo medicinale, chiamato ribavirina.  La durata e lo schema di trattamento possono variare in relazione al genotipo del virus implicato nell'infezione; in media si va dalle 24 settimane ad alto dosaggio (più adatto per il genotipo 1), alle 48 settimane a dosaggi inferiori (più adatto per il genotipo 2 e 3).
Se la cura non sortisce gli effetti sperati, si può procedere con un secondo ciclo, in modo tale da indebolire il virus o debellarlo completamente.
Gli effetti collaterali associati alla terapia interferone/ribivarina comprendono:

-gravi sintomi simil-influenzali, irritabilità, depressione, difficoltà di concentrazione,  deficit di memoria, irritazione cutanea, affaticamento e insonnia (imputabili all'interferone)
-anemia, prurito, congestione nasale, dermatite, affaticamento e modificazioni od alterazioni del normale sviluppo del feto (imputabili alla ribivarina)
-comportamenti e pensieri suicidari sono stati registrati in una piccola percentuale di persone (imputabili alla contemporanea assunzione dei due farmaci).

Nonostante gli effetti indesiderati possano essere mitigati dalla contemporanea assunzione di farmaci antidolorifici ed antidepressivi, a volte sono talmente gravi da richiedere la sospensione del trattamento o la riduzione del dosaggio di interferone.
Per lo stesso motivo, la terapia dell'epatite C, così come appena descritta, è controindicata o viene eseguita a dosaggi inferiori e/o per brevi periodi, nelle persone affette da depressione, anemia, malattie autoimmuni, negli alcolisti e nelle gestanti.
Se l'epatite B viene diagnosticata in fase avanzata, quando il fegato presenta lesioni importanti ed irreversibili che ne compromettano seriamente la funzionalità, il miglior trattamento è rappresentato dal trapianto d'organo.

 

Dieta, integratori e stile di vita

 

Dopo aver diagnosticato l'epatite C e pianificato un trattamento adeguato, il medico consiglierà l'adozione di una dieta sana, mirata soprattutto al definitivo allontanamento delle bevande alcoliche (l'etanolo accelera lo sviluppo della malattia); meno fritture, meno cioccolato e caffè, meno fastfood, pasti più piccoli, ma più ricchi in frutta, verdura e cereali integrali.
D'altra parte, in presenza di epatite C, è fondamentale evitare il ricorso a farmaci epatolesivi, come il paracetamolo. Alcuni integratori, come gli estratti di carciofo, il cardo mariano e la silimarina, forniscono un aiuto importante, grazie alla loro capacità di depurare il fegato dalle tossine e migliorarne la funzionalità. Il loro utilizzo in presenza di epatite C deve comunque avvenire sotto la supervisione medica, dal momento che, un po' come tutti i prodotti fitoterapici, sono controindicati in presenza di determinate malattie e potrebbero interagire con alcuni farmaci prescritti al paziente.



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