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      Ultima modifica: 06/02/2012

Epatite B

Introduzione Vaccinazione e immunità
Segni e sintomi Epatite B Contagio
Fattori di rischio Diagnosi Epatite B
Complicanze Epatite B Cura e trattamento epatite B

 

Argomenti correlati: epatite A; epatite C; epatite D; epatite E; Farmaci per la cura delle Epatiti


L'epatite B è una malattia molto contagiosa causata dall'omonimo virus, detto anche HBV, che si trasmette attraverso il sangue o tramite i fluidi corporei (sperma, secreto vaginale, saliva), come avviene con l'uso promiscuo di siringhe, rasoi e spazzolini infetti o durante i contatti sessuali. Sono proprio i rapporti non protetti a costituire la primaria causa di infezione da epatite B, che fa registrare un significativo picco in età giovanile, epoca in cui la promiscuità sessuale è massima.

Purtroppo, come molte altre malattie sessualmente trasmissibili, il contagio può avvenire anche e soprattutto per opera dei cosiddetti portatori asintomatici, persone che, pur non manifestando sintomi importanti e non essendo per questo a conoscenza della propria malattia, possono inconsapevolmente trasmetterla a terzi

Il rischio di contrarre l'epatite B è alto anche per chi soggiorna in parti del mondo dove l'infezione è molto diffusa; tali soggetti dovrebbero prendere in seria considerazione l'opportunità di vaccinarsi prima di partire per i loro viaggi, in particolar modo se si tratta di "turismo sessuale". Elevati tassi di infezione da epatite B si registrano in Paesi come l'Africa sub-sahariana, il Sud-est asiatico, il bacino amazzonico, le isole del Pacifico ed il Medio Oriente.

L'epatite B può essere trasmessa con facilità dalla madre al neonato durante il parto.
L'epatite B colpisce soprattutto il fegato, causando un'infezione talvolta del tutto asintomatica, ma che può essere causa di gravi problemi, come la comparsa di cancro al fegato, cirrosi o insufficienza epatica. In alcuni casi il trapianto dell'organo rappresenta l'unica soluzione per salvare la vita al paziente.

La maggior parte degli adulti infetti riesce comunque a superare l'infezione anche quando i sintomi sono gravi. Più a rischio sono invece i lattanti ed i bambini, perché più propensi a sviluppare un'infezione cronica.

Vaccinazione

Una vera e propria cura capace di debellare l'epatite B non esiste, ma ormai da molti anni è disponibile un vaccino in grado di prevenirla efficacemente a qualsiasi età (protezione nel 90-95% dei casi, periodo di copertura stimato in almeno 23 anni). Gli effetti collaterali del vaccino anti-epatite B sono generalmente lievi e per lo più limitati alla comparsa di stanchezza fisica, mal di testa, nausea, dolore o gonfiore al sito di iniezione.

In Italia, nel Maggio 1991 fu emessa una legge per cui tutti i nuovi nati dovevano, per obbligo, ricevere il vaccino anti-epatite B contemporaneamente alla somministrazione di vaccini contro difterite, tetano e poliomielite. La legge imponeva di somministrare obbligatoriamente il vaccino anti-epatite B anche ai dodicenni in vista del prossimo inizio dell'attività sessuale; come previsto dalla legge, la vaccinazione obbligatoria degli adolescenti è terminata nel 2003, in quanto a partire da quest'anno i dodicenni appartengono ad un classe di nascita già vaccinata nel primo anno di vita. Dunque, circa il 90% dei soggetti nati dopo il 1979 è immune nei confronti della malattia, anche se, in presenza di fattori di rischio, è comunque opportuno un controllo sierologico per verificare l'effettiva immunità.

La vaccinazione anti-epatite B non deve comunque esonerare dal controllo dei fattori di rischio ad essa associati, dal momento che questi sono comuni a numerose altre malattie (AIDS in primis).

La B è uno dei sei ceppi di epatite virale attualmente identificati, gli altri sono la A, la C, la D, la E e la G. Ognuna delle epatiti elencate differisce dalle altre per gravità e modalità di trasmissione, mentre la sintomatologia è spesso simile.

Segni e sintomi

La maggior parte dei neonati e dei bambini affetti da epatite B non sviluppa segni e sintomi di rilievo; analogo discorso per alcuni adulti.

I sintomi caratteristici dell'epatite B appaiono normalmente 12 settimane dopo il contagio e possono esordire in maniera più o meno severa; essi comprendono:

perdita di appetito

nausea e vomito

rush (rossore) cutaneo

debolezza e stanchezza

dolore addominale, soprattutto attorno al fegato (parte destra dell'addome, appena sotto le costole)

ittero (colorazione gialla della cute, biancastra degli occhi)

urine scure e feci chiare

dolore articolare.

Il danno epatico può essere evidente anche in assenza di sintomi, mentre la contagiosità è comunque elevata. Per questo motivo è molto importante comunicare al proprio medico curante eventuali sospetti derivanti dall'esposizione ai fattori di rischio tipici della malattia; un semplice esame del sangue è infatti sufficiente per diagnosticare l'epatite B, mettendo al sicuro la propria e l'altrui salute.

L'infezione da epatite B può essere cronica o acuta, a seconda che duri, rispettivamente, più o meno di 6 mesi. In presenza di una forma acuta, il sistema immunitario tende a rispondere positivamente all'infezione e a debellare il virus, con conseguente recupero completo nel giro di pochi mesi.

Al contrario, se la risposta immunitaria non è adeguata, l'infezione può cronicizzare e provocare, a distanza di molti anni, gravi danni epatici, come la cirrosi ed il cancro al fegato.

Come accennato, la maggior parte degli adulti infetti va incontro ad una forma acuta, ma ciò non è altrettanto vero per i più piccoli. Buona parte dei bambini contagiati dalla madre durante il parto o che contraggono la malattia nei primi 5 anni di vita, ha infatti grosse probabilità di sviluppare infezioni croniche. L'epatite B può così progredire in maniera subdola e "silenziosa" per decenni, fino a quando la persona non sviluppa una grave malattia epatica, anche a distanza di 30-40 anni.

Contagio

Piccole quantità di sangue (0,0001 ml) o altri liquidi biologici (sperma, secreto vaginale, saliva) sono sufficienti a trasmettere il virus. Da registrare, inoltre, la notevole resistenza del microorganismo nell'ambiente esterno, dal momento che mantiene la sua infettività per molti giorni (almeno un mese) al di fuori del corpo.

Per quanto detto, le principali modalità di trasmissione comprendono:

contagio sessuale; bastano piccole lesioni, anche non visibili ad occhio nudo, di cute o mucose, per permettere l'entrata del virus nell'organismo.

L'epatite B può essere quindi contratta attraverso rapporti sessuali non protetti, siano essi vaginali, anali od orali, e tramite qualsiasi via che porti all'ingresso di sangue, saliva, sperma o secrezioni salivali nell'organismo, anche in minima quantità (ad esempio tramite l'utilizzo promiscuo di vibratori od oggetti simili non adeguatamente sterilizzati o coperti con un preservativo).

 

Utilizzo comune di materiale che può causare piccole ferite: spazzolini da denti, lamette, forbicine ed in modo particolare aghi o siringhe contaminate. Un problema particolarmente sentito tra i tossicodipendenti e tra il personale sanitario (per infezioni accidentali).

L'epatite B può essere trasmessa anche attraverso l'utilizzo di strumenti contaminati usati per i tatuaggi o per il "body piercing".

 

Trasmissione dalla madre al figlio, attraverso il contatto del neonato con il sangue materno infetto (per questo motivo in tutte le donne gravide si ricerca la presenza del virus nel sangue). Se il test è positivo, al momento della nascita al neonato verranno somministrate immunoglobuline specifiche contro il virus, seguite da immediata vaccinazione; ciò consentirà di ridurre in maniera sensibile il rischio che il bambino sviluppi l'epatite B.

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