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      Ultima modifica: 27/11/2011

Epatite A

Introduzione Diagnosi
Segni e sintomi Epatite A Complicanze
Contagio e cause Epatite A Cura e trattamento
Fattori di rischio Vaccinazione e prevenzione

 

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L'epatite A è una malattia altamente contagiosa che interessa il fegato; ne è responsabile un piccolo RNA virus, chiamato HAV (o virus dell'epatite A), che si trasmette attraverso il consumo di alimenti e bevande contaminate o tramite il contatto diretto con persone infette.
Fortunatamente, la A non è così pericolosa come le altre forme di epatite, ma, seppur raramente, può complicarsi nella temibile epatite fulminante; per questo motivo, è bene non sottovalutarla ed adottare tutte le norme necessarie a prevenirla, prima fra tutte la vaccinazione delle persone a rischio.
I sintomi sono talvolta assenti ed in genere lievi, caratterizzati da febbre e senso di malessere generale; talvolta è presente ittero.
Il virus dell'epatite A si replica nel fegato e viene eliminato all'esterno tramite le feci. Per questo motivo, la prevenzione dell'epatite A si basa sull'adozione delle norme igieniche fondamentali, come il lavarsi spesso le mani, pulire gli alimenti e cuocerli generosamente prima del consumo. Per le persone più esposte, come quelle che si recano in vacanza nei Paesi a rischio, è comunque consigliata l'immunizzazione attiva o passiva.

In presenza di un'infezione lieve, la malattia si risolve spontaneamente anche in assenza di trattamento medico. A differenza dell'epatite B e C, l'infiammazione epatica sostenuta dall'HAV ha un decorso acuto, non cronicizza, non facilita l'insorgenza di cirrosi e cancro al fegato nel lungo periodo e non lascia la condizione di portatore cronico.

Sintomi

Il virus dell'epatite A, comune in condizioni igieniche carenti, ha un periodo di incubazione che va dai 6 ai 50 giorni (in genere 30), al termine dei quali il paziente può accusare febbre e malessere. Alcune persone, comunque, possono non sviluppare alcun segno o sintomo. Nei bambini, in particolar modo, l'evoluzione è generalmente favorevole, mentre nei ragazzi e negli adulti può causare manifestazioni più importanti.
I sintomi insorgono spesso in maniera brusca, tanto che il malato può confonderli con quelli tipici di una gastroenterite (influenza intestinale) e guarire spontaneamente senza venire a conoscenza delle sue reali condizioni di salute. I sintomi più comuni si riferiscono a: stanchezza, nausea e vomito, diarrea, dolori muscolari ed addominali, localizzati soprattutto nell'area epatica (lato destro del corpo al di sotto delle ultime coste), perdita di appetito, colorazione scura delle urine, febbre leggera e prurito. Dopo circa una settimana la pelle e la parte bianca degli occhi possono assumere un colorito giallastro (ittero), che talvolta persiste sino a tre settimane.
Le complicazioni gravi dell'epatite A sono estremamente rare, tanto che la maggior parte delle persone colpite va in contro ad una spontanea remissione dei sintomi entro uno o due mesi; più raramente, la malattia può causare recidive che ne prolungano i tempi di guarigione oltre i sei mesi.

Contagio e cause

Il virus dell'epatite A si trasmette generalmente per via oro-fecale, vale a dire attraverso il consumo di acqua ed alimenti contaminati da feci infette. E' quindi sufficiente che una persona portatrice del virus manipoli del cibo, senza essersi accuratamente lavata le mani dopo un soggiorno alla toilette, per trasformarlo in un pericoloso veicolo di infezione.

Allo stesso modo, in assenza di un adeguato sistema fognario, il virus evacuato con le feci può contaminare le falde acquifere, favorendo la trasmissione dell'epatite A sia per via diretta (bere l'acqua contaminata), sia per via indiretta (mangiare le verdure irrigate con essa e i frutti di mare che popolano le acque prossime allo sbocco della falda o, specialmente nei bambini, portare alla bocca oggetti contaminati, come giocattoli, termometri, posate ecc.).
Il virus dell'epatite A è abbastanza resistente alle alte temperature, ma capitola dopo una bollitura di 5-10 minuti. Per questo motivo il rischio di infezione è elevato in presenza di condizioni igieniche carenti ed in assenza di un'adeguata cottura degli alimenti.
Abbastanza diffusa risulta la trasmissione dell'epatite A tramite rapporti sessuali di natura proctogenitale od ano-linguale, nonché attraverso la condivisione di materiale già usato per iniettarsi droghe, compresi gli steroidi anabolizzanti.
Difficile, ma pur sempre possibile, la trasmissione per via parenterale (ad esempio ricevendo trasfusioni di sangue o di prodotti ematici).
L'infettività è massima nel periodo compreso tra le due settimane che precedono l'esordio della malattia ed i 7 giorni che lo seguono. In questo periodo, il virus si concentra nelle feci, ma si riscontra, in minime quantità, anche nel sangue e nella saliva. Di conseguenza, l'epatite A è contagiosa già nella fase di incubazione, ancor prima che compaiano i sintomi ad essa riconducibili.


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