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Orario Giovedì, 18 marzo 2010 ore 17:01
Salute benessere


Cirrosi epatica


La cirrosi è una malattia cronica e degenerativa del fegato. Si manifesta quando tale organo risponde ad una lesione o ad un processo morboso distruggendo le proprie cellule e sostituendole con interconnessioni cicatriziali, tra le quali si sviluppano noduli di cellule in rigenerazione; di conseguenza, l'organo perde a poco a poco architettura e funzioni, con ripercussioni negative sull'intero organismo.

CirrosiStando alle attuali conoscenze, la cirrosi non può essere curata. Per questo motivo la terapia medica si limita a rallentarne l'evoluzione, individuando la causa che l'ha provocata e tentando poi di eliminarla o controllarla tramite farmaci specifici, interventi chirurgici e misure comportamentali.

Tutto ciò che determina un danno epatico cronico può provocare cirrosi; tra le principali cause di questa malattia troviamo le epatiti virali (B, C e D) e quelle autoimmuni, l'abuso di alcol (che nei paesi industrializzati rappresenta la causa più comune di cirrosi) o di certi farmaci, alcune malattie dismetaboliche (steatosi epatica non alcolica, glicogenosi, emocromatosi, morbo di Wilson), l'occlusione dei dotti biliari (per calcoli, processi infiammatori o tumori) e la stasi circolatoria a livello epatico (che caratterizza l'insufficienza cardiaca cronica). Si parla invece di cirrosi criptogenica quando la causa di origine non è determinabile.

A causa delle suddette situazioni patologiche, il fegato si viene a trovare in uno stato infiammatorio cronico, che porta alla liberazione di determinate sostanze (chiamate citochine), che a loro volta favoriscono la proliferazione di noduli e tessuto fibroso.

Per il ruolo centrale che il fegato ricopre nel regolare il metabolismo corporeo, e per le alterazioni anatomo-patologiche associate alla malattia, la cirrosi determina conseguenze drammatiche per il paziente; tra queste si annoverano:

ipertensione portale (i noduli si oppongono alla normale circolazione epatica, per cui il sangue può ritornare nella vena porta* aumentando la pressione; si vengono così a formare circoli collaterali intra ed extraepatici, tramite cui il sangue si versa direttamente nelle vie di efflusso senza entrare in contatto con il parenchima epatico; l'ipertensione portale riduce quindi il flusso ematico alle cellule del fegato ancora funzionanti, determinando la comparsa in circolo delle tossine normalmente inattivate dall'organo e la diminuzione delle sostanze da esso sintetizzate);

ittero (colorazione gialla della cute per accumulo di pigmenti biliari nel sangue);

splenomegalia (ingrossamento della milza);

varici (esofagee ed emorroidarie);

edemi, ascite (accumulo di liquido extracellulare nella cavità addominale, particolarmente vistoso nei pazienti con cirrosi scompensata) e ritenzione idrica, atrofia muscolare e testicolare, ginecomastia, encefalopatia epatica, perdita di peli e comparsa di lividi ed emorragie (tutte condizioni provocate dalla diminuzione della funzionalità epatica - con ridotta sintesi di albumina, fattori della coagulazione e proteine - associata al calo della capacità detossificante e metabolica in genere).

(*) la vena porta raccoglie tutto il sangue che proviene dal tubo digerente, dalla milza, dal pancreas e dalla cistifellea, e lo trasporta al fegato; da qui passa alla vena cava inferiore che lo veicola al cuore.

 

La cirrosi è anche uno dei principali fattori di rischio per l'epatocarcinoma (vedi tumore al fegato).

Fortunatamente, in linea di massima il danno epatico si instaura con una lenta progressione, attraverso stadi che possono comunque susseguirsi con maggiore rapidità in determinate situazioni (ad esempio per l’eventuale sovrapposizione di più fattori aggravanti).

Il divieto assoluto di assumere alcol (come regola generale ed in modo particolare in presenza di cirrosi alcolica), la restrizione nell'utilizzo di determinati farmaci, la terapia con specifici antinfiammatori (in presenza di epatite cronica), la rimozione chirurgica dell'ostruzione (in caso di cirrosi biliare secondaria) ed il trattamento farmacologico dell'insufficienza cardiaca, possono arrestare la progressione della malattia, che in caso contrario evolve inesorabilmente fino alla morte del paziente. L'adozione di particolari misure dietetiche - variabili in base allo stadio della cirrosi - risulta di estrema importanza; si tende a limitare, per esempio, l'apporto di sodio (in modo particolare se presente ascite), cibi mal tollerati (fritture ed altri di difficile digestione) e grossolani (che possono traumatizzare le varici esofagee), ricorrendo spesso a supplementi dietetici (ad esempio il lattulosio, la fibra, i probiotici ed i prebiotici - per controllare la stipsi e migliorare la flora batterica intestinale - e, in presenza di cirrosi scompensata in stadio avanzato, gli amminoacidi ramificati in associazione ad una dieta ipoproteica).

Nonostante l'impossibilità di curarla, la malattia è suscettibile di un'efficace prevenzione; molti casi di cirrosi sono infatti legati all'abuso di alcol (specie nelle nazioni industrializzate) e alle epatiti virali (più diffuse nei Paesi sottosviluppati).


Ultima modifica: 10/03/2010   -   Informativa pubblicità -




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