Fascite plantare

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Cura e trattamento

Il trattamento della fascite plantare si basa sul riposo iniziale e sul controllo dell'infiammazione. Vediamo allora quali sono le regole più importanti da seguire per facilitare la guarigione.

RIPOSO: sospendere per qualche settimana gli allenamenti ed evitare di camminare o rimanere in piedi troppo a lungo, specie su superfici rigide. Il riposo iniziale aiuta solitamente ad alleviare il dolore e a ridurre l'infiammazione locale.

E' molto importante sospendere gli allenamenti alle prime avvisaglie della fascite plantare: ignorare il dolore continuando ad allenarsi o sopprimendolo con farmaci specifici, favorisce infatti la cronicizzazione della patologia complicandone notevolmente il trattamento.

Se il dolore è particolarmente intenso ed accentuato dal carico il soggetto non deve esitare ad utilizzare delle stampelle per scaricare completamente il piede dolente.


GHIACCIO: particolarmente utile quando insorgono fitte dolorose poiché favorisce l'attenuazione di alcuni dei sintomi tipici della fascite plantare come il dolore al tallone. A tal proposito si consiglia di collocare un sacchetto di ghiaccio o una bottiglietta di acqua ghiacciata al di sotto del proprio tallone per circa 15 minuti tre o quattro volte al giorno.


ESERCIZI DI ALLUNGAMENTO: lo stretching aiuta a distendere i tessuti che circondano il calcagno, favorendo la guarigione dalla fascite plantare. Vediamo ora alcune semplici esercitazioni da effettuare al mattino appena svegli dopo aver consultato il parere di un medico:


esercizio fascite plantareIn piedi, di fronte alla parete, a circa un metro di distanza. Collocare il piede sano in avanti rispetto all'altro. Mantenere la gamba posteriore diritta con il tallone appoggiato a terra e le punte dei piede diritte in avanti. Appoggiare le mani al muro e lentamente inclinare in avanti il busto fino ad avvertire una certa tensione a livello del polpaccio. Mantenere la posizione per venti secondi e ripetere 3-4 volte. Se la tensione avvertita è leggera anche con il busto molto inclinato, distanziatevi maggiormente dalla parete.

Ripetere lo stesso esercizio mantenendo la gamba posteriore leggermente piegata. In questo modo si andrà ad allungare maggiormente la parte inferiore del polpaccio.

 

plantare fascite eserciziSeduti a terra su una superficie rigida con la gamba del piede dolente tesa in avanti e l'altra piegata. Il piede colpito da fascite plantare va mantenuto diritto ed appoggiato soltanto sul tallone. Avvolgere un asciugamano o un elastico attorno alla volta plantare del piede dolente ed impugnarlo alle estremità. Delicatamente tirare l'asciugamano verso il corpo percependo la tensione dei muscoli della parte posteriore della coscia e della fascia plantare. Mantenere la posizione per 20-30 secondi e ripetere 3-4 volte. Se la tensione avvertita è leggera riponete l'asciugamano e ripetete l'esercizio inclinando il busto in avanti cercando di tirare verso di voi la punta del piede.

 

fascite plantare eserciziPosizione eretta o seduta. Con il piede colpito da fascite plantare scalzo afferrare un tovagliolo con la punta delle dita, sollevarlo leggermente, lasciarlo cadere e ripetere venti volte. Un alternativa a questo esercizio consiste nel rimettere in una tazza delle palline sparse sul pavimento con l'ausilio delle sole dita del piede.

 

Salire su uno scalino con entrambi i piedi. Appoggiandosi alla parete o aggrappandosi alla ringhiera, arretrare il piede dolente in modo che il tallone sia libero di scendere verso il basso. Lentamente e senza forzare troppo l'allungamento abbassare il tallone; non appena si percepisce una leggera tensione al polpaccio fermare la discesa, mantenere la posizione per circa venti secondi e ritornare nella posizione di partenza. Ripetere 3-4 volte.

 

Con la pianta del piede appoggiata al terreno sollevare le dita mantenendo il tallone in appoggio. A questo punto abbassare le dita toccando il terreno ad eccezione dell'alluce. Abbassare l'alluce, tenerlo appoggiato al terreno e sollevare soltanto le altre quattro dita. Ripetere per venti volte.

 

Seduti su una sedia, con le ginocchia flesse a 90° ed entrambi i piedi completamente appoggiati al pavimento. Alzare verso l'alto la punta del piede colpito da fascite plantare mantenendo il tallone appoggiato al terreno. Mantenere la posizione per 5 secondi, rilassarsi e ripetere l'esercizio dieci volte.

 

fascite plantare esercizioCon il piede colpito da fascite plantare scalzo e con il ginocchio omolaterale flesso a 90°, appoggiare una lattina ghiacciata sotto la volta plantare. Esercitando una leggera pressione far rotolare la lattina dal tallone sino alle dita e viceversa. Ripetere i movimenti per 3-5 minuti. Questo esercizio è particolarmente utile al termine della seduta in quanto unisce gli effetti benefici dell'allungamento e della propriocezione a quelli altrettanto positivi della crioterapia.

 

FARMACI ANTINFIAMMATORI: particolarmente utili per far diminuire l'infiammazione locale possono essere somministrati per via orale o topica


PLANTARI E TALLONNETTE: sono spesso la chiave per sconfiggere definitivamente la fascite plantare. Questi plantari possono permettere ai pazienti di continuare le loro attività sportive, lavorative e ricreative senza dolore.


TUTORI NOTTURNI: aiutano a mantenere distesi i tessuti fibrosi che formano la volta plantare durante il riposo. In questo modo si va ad eliminare uno dei più fastidiosi sintomi della fascite plantare, quel tanto odiato dolore al risveglio causato, appunto, dalla contrazione notturna dell'aponeurosi. Anche il massaggio della volta plantare e del tallone prima di scendere dal letto può contribuire a ridurre il dolore

Seguendo questi consigli la maggior parte dei pazienti trova sollievo nel giro di 4-8 settimane (talvolta possono essere necessari tempi più lunghi fino a 6 mesi-1 anno). Tanto più tempestivamente viene iniziato il trattamento riabilitativo e tanto più precocemente si assisterà ad una riduzione della sintomatologia dolorosa. Al contrario se non si attuano le misure necessarie la fascite plantare, oltre a cronicizzare, tenderà a modificare l'appoggio plantare del soggetto causando a lungo andare complicazioni anche a livello delle ginocchia del bacino e della schiena.


Può capitare che la condizione dolorosa persista dopo diversi mesi nonostante la rigorosa applicazione di queste prime opzioni di trattamento. In questo caso il medico può decidere di eseguire delle iniezioni locali di cortisone per favorire la riduzione dell'infiammazione. Tale pratica, che si dimostra efficace in circa il 75% dei casi, non è tuttavia priva di rischi in quanto può favorire l'indebolimento della fascia plantare ed atrofizzare il cuscinetto adiposo che protegge il tallone.


Alcune terapie fisiche si sono dimostrate efficaci nella cura della fascite plantare, tra queste ricordiamo ultrasuoni, ionoforesi, fonoforesi, massaggio ed onde d'urto (litotritore). Proprio queste ultime aumentano la velocità di rigenerazione legamentosa causando veri e propri microtraumi all'interno dell'aponeurosi plantare. Nonostante l'apparente contraddizione queste onde d'urto aumentano la capillarrizzazione locale ed il metabolismo cellulare favorendo il processo di riparazione spontanea del tessuto legamentoso.


Se tutte queste opzioni terapeutiche hanno successo è importante che il paziente continui a praticare gli esercizi di allungamento ponendo molta cura nella scelta delle calzature. In questo modo si potrà scongiurare la ricomparsa della fascite plantare, che talvolta dopo un'apparente guarigione si ripresenta nel giro di pochi mesi. In particolare andrà attentamente valutata l'ipotesi di ricorrere a specifici plantari in grado di proteggere il tallone ed equilibrare la distribuzione dei carichi sulla pianta.


Se al contrario tutti questi trattamenti si dimostrano inefficaci il medico potrà decidere di ricorrere all'intervento di distensione chirurgica. Come tutte le operazioni chirurgiche anche questo tipo di intervento non è tuttavia privo di rischi e va pertanto effettuato soltanto qualora la fascite non accenni a migliorare dopo un trattamento aggressivo prolungato (8-12 mesi). Si tratta in effetti di un intervento ad alto rischio di complicazioni (infezioni, lesioni nervose, rilascio eccessivo della fascia e persistenza dei sintomi in caso di diagnosi errata). Il ricorso all'operazione, che può essere svolta in endoscopia o con le tecniche chirurgiche tradizionali, va quindi effettuato soltanto dopo un'attenta valutazione della propria condizione con uno specialista.

Nel caso l'intervento abbia successo la ripresa delle attività sportive avviene generalmente dopo due o tre mesi di recupero.