La nicotina è un alcaloide naturale estratto dalle foglie di Nicotiana tabacum, fam. Solanacee. Quest'alcaloide riveste un ruolo di primaria importanza negli studi tossicologici, vista la già vasta popolazione di fumatori, sempre in continuo aumento. Escluso il fumo da sigaretta, si possono avere fenomeni di tossicità acuta da nicotina per erronea ingestione o per contaminazione da insetticidi; la dose diventa letale se raggiunge un quantitativo di 40 mg, ovvero l'equivalente di due sigarette ingerite per via orale.
La sintomatologia da intossicazione acuta, che insorge entro 15-30 minuti dall'ingestione, è contraddistinta da un'eccessiva stimolazione dei recettori di tipo nicotinico: la molecola si lega ai recettori nicotinici della placca neuro-muscolare, con conseguente contrazione del muscolo scheletrico (fascicolazioni vascolari), rimanendo adesa tanto a lungo da desensibilizzare il recettore e causare così una paralisi muscolare (blocco respiratorio se si tratta di muscoli respiratori). A livello del SNC si ha una forte stimolazione, tale da causare convulsioni, coma e arresto respiratorio. Si avranno effetti anche a livello cardiaco, come aritmie ed ipertensione, dato che i recettori nicotinici si trovano anche nei gangli, dai quali si dipartono le fibre post-gangliari dell'ortosimpatico. L'intossicazione acuta da nicotina può essere trattata solo dal punto di vista sintomatico: per le convulsioni le benzodiazepine, ed agenti che inducono il vomito per espellere il tossico; generalmente il paziente può essere “recuperato” se riesce a sopravvivere alle 4 ore successive all'ingestione.
La nicotina è considerata un farmaco da abuso, ovvero una sostanza naturale o di sintesi di cui si fa uso non per scopi medici, ma per modificare gradevolmente lo stato di coscienza e cercare di migliorare alcune prestazioni. Nella maggioranza dei casi il comportamento di abuso è associato al fenomeno biologico della dipendenza:
Si ritiene che l'assunzione protratta del farmaco induca un adattamento omeostatico da parte dell'organismo; tale adattamento prende il nome di tolleranza farmacologica, e comporta la necessità di aumentare la dose per raggiungere gli stessi effetti. Nel momento in cui si interrompe bruscamente l'assunzione del farmaco da abuso, questo equilibrio non fisiologico viene turbato e l'organismo reagisce in modo opposto al periodo di assunzione; la sintomatologia correlata alla sospensione di ciascun farmaco d'abuso prende il nome di “sindrome da astinenza”. La dipendenza psichica precede quasi sempre la dipendenza fisica, ma non conduce inevitabilmente ad essa; il termine inglese “addiction” è utilizzato per indicare uno stato di dipendenza psichica e fisica.
La nicotina è la sostanza d'abuso più largamente diffusa, perché agisce in una particolare zona del SNC, la VTA (ventral tegmental area) ricca di neuroni dopaminergici; la stimolazione dei recettori nicotinici presenti su questi neuroni produce la liberazione di dopamina a livello della corteccia e soprattutto del nucleus accumbens, responsabile delle risposte emotive/affettive, della sensazione del piacere e della gratificazione. Molti dei farmaci ad uso voluttuario agiscono su queste stesse aree cerebrali, generando gli stessi effetti biologici. La sindrome da astinenza da nicotina è meno grave rispetto a quella da farmaci oppioidi (morfina, eroina, metadone), tuttavia si manifestano ugualmente irritabilità ed insonnia; pertanto, durante le terapie di disintossicazione, risulta efficace l'applicazione di cerotti transdermici a lento rilascio di nicotina, o l'assunzione di gomme da masticare; nei casi più gravi si interviene farmacologicamente con terapie psicologiche e antidepressivi (Bupropione).
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