Insulina nel trattamento del Diabete

La terapia farmacologica del diabete di tipo 1 prevede la somministrazione per tutta la vita di insulina, generalmente per via sottocutanea, oppure anche per via intramuscolare o endovenosa; in ogni caso si tratta di una somministrazione per via parenterale mediante una pompa pre-tarata, in quanto essendo un peptide, in caso di somministrazione orale l'insulina verrebbe degradata a livello gastrico.

In passato questo ormone veniva isolato dal pancreas di bovini o suini; tale pratica provocava l'insorgenza di  reazioni immunitarie nel paziente; oggi si utilizzano insuline a pH neutro ottenute a partire dal DNA umano con tecniche di ricombinazione genetica. La posologia viene indicata in “unità”, ovvero la quantità di ormone necessaria a portare la glicemia in un coniglio, digiuno, a 45 mg/dl. 

Le insuline vengono classificate in base alla durata d'azione in: insuline ad azione breve (dalle 2 alle 4 ore), somministrate prima dei pasti in modo da evitare il rialzo glicemico post prandiale; ad azione intermedia (dalle 12 alle 24 ore) e a lunga durata d'azione (fino a 36 ore); queste ultime sono ideali per mantenere equilibrati i valori di insulina durante il giorno, garantendo l'apporto basale durante le 24 ore.
insulinaUn esempio farmacologico di insulina rapida è dato dall'insulina “umana” rapida solubile, da somministrare 45-30 minuti prima dei pasti; il Lispro, l'Aspart  e la Glulisina sono insuline con una maggiore rapidità di assorbimento, ottenute operando piccole modifiche alle sequenze amminoacidiche dell'insulina umana: perciò possono essere somministrate anche subito prima o subito dopo il pasto.
Esempi farmacologici di insuline intermedie sono il NPH (insulina Neutra Protamina Hagoton), e l'insulina “lenta”.
Esempi di insuline lente sono: l'insulina “ultra lenta”; la Protamina zinco, insulina associata alla protamina che ne favorisce la stabilità e ne aumenta la durata d'azione; la Glargina e la Detemir, che garantiscono un livello di insulina ematico più costante dell'insulina “ultra lenta”.
In ogni caso in genere si attuano regimi farmacologici frazionati e misti, affiancando insuline brevi e lente.
Per quanto riguarda la terapia farmacologica del diabete di tipo 2, diremo che l'insulina va somministrata solo quando la completa eliminazione delle fonti di glucosio dalla dieta e la somministrazione di ipoglicemizzanti orali non sono sufficienti.
In merito al diabete gravidico, invece, è consigliabile una terapia insulinica piuttosto che l'impiego di ipoglicemizzanti orali, che riescono ad oltrepassare la barriera placentare, al contrario dell'insulina, che essendo una molecola molto ingombrante non passa.
Gli effetti collaterali post-terapia diabetica più facilmente riscontrati  sono: le crisi ipoglicemiche, con correlate reazioni a carico del sistema nervoso autonomo, sudorazione a temperature fredde, pelle fredda e pallida, sensazione di fame, tremori e palpitazioni; la neuroglucopenia, ovvero la mancanza di glucosio a livello nervoso, che si traduce in difficoltà di concentrazione, sonnolenza, affaticamento fino a perdita di coscienza; eventuali reazioni allergiche con diversi gradi di pericolosità: da semplici orticarie a manifestazioni anafilattiche.

 

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Ultima modifica dell'articolo: 26/02/2016